Migrazioni: Dossier statistico 2013, le parole chiave sono stabilità e integrazione

Presentato pochi giorni fa, a cura del Centro Studi e Ricerche IDOS, il Rapporto UNAR “Dalle discriminazioni ai diritti”

di Ornella Esposito

immigrazione-dossier-statistico-2013-dati-italia-sardegna-anteprima-600x379-971810L’edizione 2013 del Rapporto annuale, presentato a Roma qualche giorno fa dal Ministro Kyenge e dal vice ministro alle Politiche sociali Guerra è curata, per la prima volta, dal Centro Studi e ricerche IDOS  (non già da Fondazione Migrantes e di Caritas Italiana)  per conto della Presidenza del Consiglio dei Ministri/Ufficio Nazionale Antidiscriminazioni Razziali.

Il Dossier Statistico offre un’analisi organica delle migrazioni centrata su vari aspetti, e con un ampio supporto di dati statistici. Gli elementi chiave: aumento della presenza straniera, seppure modesto e nonostante il periodo di crisi; notevole tendenza all’insediamento stabile; crescente bisogno di integrazione. I dettagli.

I Dati nel mondo. I migranti nel mondo sono 232 milioni, ma quasi un miliardo includendo anche le migrazioni interne. In 13 anni sono aumentati di 57 milioni. Tutti i paesi del mondo sono contemporaneamente aree di destinazione, origine e transito. La stessa Europa, da un lato accoglie il 31,3% dei migranti nel mondo, dall’altro è l’area di origine di un altro 25,3%. In crescita anche il numero  degli italiani nel mondo: oltre 4,3 milioni, anche a seguito della “nuova emigrazione”.

Aumentano anche i flussi di persone in fuga, circa 23mila al giorno nel mondo nel corso del 2012, più del doppio rispetto a dieci anni fa. L’UNHCR stima in oltre 1,3 milioni i rifugiati e i richiedenti asilo residenti oggi nell’UE e nel 2012, secondo i dati Eurostat, sono stati 335.380 i richiedenti protezione internazionale, di cui 17.350 in Italia.

 I dati in Italia. Da poco più di 3 milioni di residenti stranieri nel 2007 si è passati a 4.387.721 nel 2012, pari al 7,4% della popolazione complessiva. Nello stesso arco di tempo i soggiornanti non comunitari sono passati da 2,06 milioni a 3.764.236 e, secondo la stima del Dossier, la presenza straniera regolare complessiva è passata da 3.987.000 persone a 5.186.000, non solo per l’ingresso di nuovi lavoratori ma anche per via dei nati direttamente in Italia e dei ricongiungimenti familiari. Nel  2012 l’aumento è stato contenuto, soprattutto per effetto della crisi, una delle principali cause dell’aumento del rimpatrio volontario.

 Tra le provenienze continentali, secondo la stessa stima, prevale l’Europa con una quota del 50,3% (di cui il 27,4% da ricondurre ai seguita dall’Africa (22,2%), dall’Asia (19,4%), dall’America (8,0%) e dall’Oceania (0,1%). Tra le aree di residenza continuano a prevalere le regioni del Nord (61,8%) e del Centro (24,2%), mentre le province di Milano e Roma, da sole, detengono un sesto dei residenti (16,9%).

 Migrazione e lavoro. Gli occupati stranieri sono aumentati. Seppure con ritmi contenuti, incidono per almeno il 10% sull’occupazione totale, e sono impiegati soprattutto nel settore terziario, in lavori di bassa qualifica che gli autoctoni non vogliono svolgere. Per ciò che concerne invece l’imprenditoria si registrano 477.519 imprese straniere, il 7,8% del totale  nazionale, con un aumento annuale del 5,4%,. Si tratta di imprese che producono un valore aggiunto stimato in 7 miliardi di euro.

Dal Dossier emerge inoltre che il lavoro dei migranti fa entrare nelle casse statali circa 13,3 miliardi di euro, mentre ne escono 11,9 miliardi per spese correlate alla loro assistenza (la spesa maggiore dello Stato è invece quella per le azioni di contrato all’immigrazione).

 Migrazione e devianza. Confrontando i dati relativi alla popolazione italiana e a quella immigrata secondo criteri uniformi, si evidenzia che in Italia l’aumento delle denunce verso stranieri è stato costantemente più contenuto rispetto all’aumento delle presenze; gli stranieri regolarmente presenti hanno un tasso di criminalità equiparabile a quello degli italiani.

Ambiti di discriminazioni. Compravendita di un’abitazione, ricerca di un lavoro che spesso è sottopagato e pericoloso, iscrizione a scuola, accesso all’erogazione dei servizi sanitari (In Italia, solo 6, tra le Regioni e le Province Autonome,hanno formalmente ratificato l’accordo finalizzato a superare le disuguaglianze di accesso degli immigrati ai servizi sanitari) e ai benefici del Welfare.

Soluzioni. Si individuano tre possibili ambiti di intervento: l’uso del linguaggio, la questione della cittadinanza e le risorse per l’integrazione.

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