Europa: istruzioni per l’uso

Marco Scurria

La crescente complessità che ha raggiunto la società di oggi, dovuta all’evidente distanza fra la classe di governo ed i governati, è un indicatore della perdita di coesione fra società civile e classe politica. Il sopraggiungere della crisi economica e finanziaria, ed il perdurare della stessa, rappresentano un ulteriore pericolo da scongiurare, possibilmente insieme.

scurriaLa storia dell’Europa comincia nel medioevo, nell’anno che vide la deposizione dell’ultimo imperatore romano Romolo Augusto, e con essa la fine dell’Impero romano d’Occidente. Da allora, è stato un susseguirsi di eventi che hanno portato ai giorni nostri, fino alla formazione di un’unione di Stati eterogenei, legati tuttavia da un’identità comune. Il dibattito sulla definizione di tale identità conta un numero sempre maggiore di intellettuali e giornalisti desiderosi di contribuire alla costruzione di un’entità sovranazionale che sia la somma delle singole identità nazionali. Ciò che è importante, infatti, è il “comune sentire”; è questo l’elemento chiave perché la prospettiva dell’unità si trasformi in una realtà. Nonostante l’eredità culturale europea trovi ispirazione ed origine presso civiltà e Paesi molto lontani, è possibile ed auspicabile che si rafforzi l’idea di un’Europa unita nelle sue diversità, facendo leva sul fatto che “diversità” è anche sinonimo di ricchezza di storia, tradizioni, risorse. Dobbiamo cominciare a considerare l’Europa come una grande ed irrinunciabile opportunità, anche, e soprattutto, per fronteggiare gli sconvolgimenti che hanno scosso la nostra società sotto molteplici profili, dai cambiamenti climatici alla recente crisi economica mondiale. Tanti sono i concetti che stanno subendo un’autentica trasformazione sotto i nostri occhi, a cominciare dalla diffusione della nuova concezione di “beni comuni” (acqua, vegetazione, ecc.). Si tratta di risorse naturali in pericolosa via di esaurimento e dal cui sfruttamento nessuno può essere escluso. Occorre, dunque, una tutela di tali beni, che implichi la prevenzione dell’esaurimento, il mantenimento e la preservazione (ove possibile) degli stessi, il controllo della loro gestione e destinazione d’uso.

Ed ancora, la crescente complessità che ha raggiunto la società di oggi, dovuta all’evidente distanza fra la classe di governo ed i governati, è un indicatore della perdita di coesione fra società civile e classe politica. Il sopraggiungere della crisi economica e finanziaria, ed il perdurare della stessa, rappresentano un ulteriore pericolo da scongiurare, possibilmente insieme. Esiste il pericolo reale che i posti di lavoro a tempo indeterminato che andranno persi durante la crisi non vengano più ripristinati, ma, probabilmente, sostituiti da diverse forme di occupazione precaria. Eppure, a loro volta, proprio i lavoratori precari sono stati colpiti per primi e con maggior violenza dalle conseguenze della crisi finanziaria. Le imprese, infatti, scaricano i rischi sui lavoratori abusando del lavoro determinato ed interinale, invece che proporre assunzioni permanenti, utilizzando i precari come paracadute contro la crisi che ha colpito anche loro. Non ultimo, bisogna considerare il fatto che, nella maggior parte dei Paesi industrializzati, la popolazione sta invecchiando, e, parallelamente, anche l’età dei lavoratori. I lavoratori anziani sono più vulnerabili a certi rischi, come le malattie infettive ed i disturbi osteo-muscolari. Dall’altra parte abbiamo i lavoratori giovani, spesso impegnati in lavori pericolosi e precari che, a lungo termine, vanno ad incidere negativamente sulla salute e sulla qualità della vita. Occorrerebbe porre maggiore attenzione ai giovani, offrendo loro un lavoro coerente con le capacità ed applicando opportune misure di sicurezza.

È pur vero, però, che negli ultimi anni sono sorte nuove correnti di pensiero volte a cercare altre soluzioni da cui ripartire per poter elaborare modelli di convivenza migliori, che garantiscano maggiore equità e contribuiscano ad aumentare il livello di qualità della vita e, di conseguenza, maggiore benessere. Ecco che torniamo al punto di partenza, la tutela dei beni comuni, il più razionale sfruttamento delle risorse naturali, l’orientamento sempre più massiccio e convinto verso le fonti energetiche alternative. Il problema fondamentale rimane la gestione dell’economia e dei mercati, strettamente correlata alle politiche di governance, il cui finanziamento e gli orientamenti sono sempre più soggetti alle dinamiche dei mercati, con grossi problemi derivanti dalla commistione di interesse pubblici e privati. Il nostro dovere consiste dunque nel lavorare per contribuire al consolidamento di un’Europa che tuteli i diritti umani, promuova la democrazia, garantisca la complementarietà ed il coordinamento fra i diversi Stati, per far sì che si creino le sinergie tra le diverse politiche, capaci di sostenere e rafforzare un’identità europea comune.

Marco Scurria
Deputato al Parlamento Europeo Commissione Cultura ed Educazione

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