Rispetto della vita e libertà di scelta

Antonio Mazzi

Ritengo che in questo ambito giochi un ruolo fondamentale il rapporto fiduciario tra medico e malato e che la figura del medico si collochi in posizione strategica e determinante.

Quello dell’eutanasia è un tema estremamente delicato e vorrei iniziare la mia riflessione partendo da una domanda. Quando parliamo di qualità della vita, cosa intendiamo?

Ho sentito mamme di tossicodipendenti cronici invocare la morte come liberazione.

È vita quella di una madre ricattata, violentata, martoriata da un figlio che ogni mattina l’aspetta con il coltello sotto la gola?
È giusto desiderare la morte?
Quanti sono stati i suicidi di genitori stanchi di questa vita?
Ho fatto bene a fare i funerali e a dire che questa gente in Paradiso?
Può la disperazione essere redenta dalla misericordia?

Ci sono situazioni che non possono essere interpretate con l’ordinaria amministrazione. Sono prete e lo sono fino in fondo. Amo la vita in tutte le sue sfumature, tragiche e sfortunate, e non ho mai pensato di sostituirmi al Padre Eterno. Recentemente sono stato in Etiopia e ho visto migliaia di bambini morire, chiedere l’elemosina, sorridere con gli occhi già spenti, camminare come anime stanche di vivere in un corpo rattrappito. Emaciati, magrissimi, occhi stralunati e calli sotto i piedi. Eutanasie che camminano!

In molti ci chiediamo: è vita quella?
Che bambini sono quelli che vivono un’infanzia così, tra la sopravvivenza e la morte precoce?
Dove sta la coerenza, la solidarietà, la politica internazionale?
Non è meglio che questi bambini non vengano mai al mondo piuttosto che vivere moribondi?

Noi. Bravi, sani, ricchi, fortunati. Siamo sempre pronti a manifestazioni, concerti, partite del cuore, ma poi non riusciamo mai a dare risposte vere a problemi veri. Ci fermiamo sempre sulla soglia. Vogliamo interpretare solo le situazioni normali che rompono quel tanto che basta. Più in là è terreno minato ed è meglio non attraversarlo. Siamo sempre ai cerotti, alle mezze soluzioni, alle dichiarazioni d’intenti. Ritengo che in questo ambito giochi un ruolo fondamentale il rapporto fiduciario tra medico e malato e che la figura del medico si collochi in posizione strategica e determinante. Vale la pena ricordare quanto la professione medica sia più vicina alla “vocazione” che alla sola accurata e puntuale esercitazione lavorativa.

Un amico, oltre che prete, don Luigi Maria Verzè, questi concetti (sulla vocazione medica) me li ha martellati in testa e nel cuore come solo lui sa fare. L’aria nuova, se si vuole, c’è, ma corre lungo le direttrici del massimo rispetto di una vita dalle sfumature misteriose e dai percorsi personali unici. Il professor Ignazio Marino, chirurgo di riconosciuta fama, detta una postilla che deve indirizzare il lavoro di condivisione e di rispetto del malato:
“Al Parlamento spetta scrivere una legge, il più possibile condivisa, che conservi il dettato costituzionale previsto dall’art. 32, e cioè la libera scelta del cittadino su quali cure accettare e quali eventualmente rifiutare”.
Ecco, è qui che si giocano le strategie politiche, civili e sociali del nostro paese.

Antonio Mazzi
Sacerdote, pedagogista, presidente della Fondazione Exodus Onlus

Massimiliano Fanni Canelles

Viceprimario al reparto di Accettazione ed Emergenza dell'Ospedale ¨Franz Tappeiner¨di Merano nella Südtiroler Sanitätsbetrieb – Azienda sanitaria dell'Alto Adige – da giugno 2019. Attualmente in prima linea nella gestione clinica e nell'organizzazione per l'emergenza Coronavirus. In particolare responsabile del reparto di infettivi e semi – intensiva del Pronto Soccorso dell'ospedale di Merano. 

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