Il percorso di una separazione

Come far nascere prima un bambino e poi una malattia

La società offre ogni giorno esempi familiari che non possono essere ristretti nelle sole “quattro parole” matrimonio, madre, padre, figli. Il modello della famiglia tradizionale, quello cioè composto dai genitori legati sentimentalmente nel matrimonio e i loro figli, sta ormai progressivamente uscendo di scena. Il divorzio infatti è una scelta in larga diffusione, non stupisce più nessuno e viene presa con estrema facilità, forse troppa. Il risultato è la formazione di nuclei familiari anomali con disequilibri nelle figure genitoriali quando è presente la prole. A questo punto il genitore affidatario del figlio o dei figli può prendere varie decisioni in autonomia senza interpellare l’altro genitore, decisioni che dovrebbero essere studiate nel miglior modo possibile onde evitare spiacevoli conseguenze. Spesso, intimoriti dall’enorme responsabilità, afflitti da sensi di colpa verso i figli, guidati dall’odio o dalla gelosia nell’ ex compagno i genitori riescono a trasformare i fatti più semplici in veri e propri disastri sociali. Spuntano così i lati oscuri delle frustrazioni o delle ambizioni che portano, più o meno inconsciamente, a trattare il figlio come un oggetto modellabile capace di accettare qualunque cosa. Ma poi questi “oggetti” dotati dei 5 sensi devono scontrarsi con una realtà esterna ben diversa.

Ma come si arriva a questa situazione? Il primo contatto del bambino, dopo la nascita, è  naturalmente la madre, responsabile di tutto ciò che circonda il figlio. Da ruolo primario per la  sopravvivenza essa però alcune volte acquista gradatamente e con il passare del tempo il dominio indiscusso su ogni piccolo movimento del nuovo nato, ponendo spesso inconsciamente il compagno e papà del bambino in secondo piano. Il padre viene allora messo in discussione per ogni suo comportamento, quindi frustrato ed emarginato si rifugia negli amici, hobbies ed “altro”. A questo punto la madre e compagna trasforma il suo ruolo da donna tuttofare ad amante gelosa, detective privata, fino a vera dittatrice del menage familiare. Approfittando di ogni occasione, le critiche verso l’altro partner accentuano progressivamente e costantemente il sentimento ostile fra i due che sfocia spesso nella separazione.

Quale modo migliore se non quello di vedere con gli occhi di un bambino e valutare con la mente di un adulto quello che accade all’innocente spettatore davanti al teatrino improvvisato dei genitori che divorziano? quanto convincenti appaiono essi, guide indiscusse del figlio lungo il percorso verso l’individualità? Basterebbe applicare questi piccoli accorgimenti per capire come comportarsi quando uno dei due genitori deve lasciare la casa dopo un periodo di tensione. Ma il più delle volte, dopo essersi autoconvinti che per il figlio non cambierà nulla, inizia la parte più difficile, quella in cui nascono i combattimenti, durante i quali, si discuterà di denaro, suddivisione della settimana, degli impegni o simili. Il tutto, mettendo il più possibile in difficoltà l’altro con pretese anche inventate.

Ed il figlio? Lui dopo aver visto i genitori nelle vesti più impensabili e aver ascoltato tutte le frasi a lui proibite, non capendo bene l’obiettivo di tutto questo, inizierà a non vedere più mamma e papà tutti e due nello stesso momento, se non in casi particolari. Il contatto con il singolo genitore, dovrà scontrarsi con la difficile scelta su a chi dare ragione, ragione spesso più o meno palesemente richiesta da ogni genitore che carica il figlio dell’ insopportabile responsabilità di giudice divino. Lui che Dio non è, ma che non è neanche uomo, sperimenterà varie strategie che lo porteranno al caos totale.

Una confusione mentale che si sviluppa il più delle volte con alterazioni del comportamento che disorientano ulteriormente la lucidità “familiare”. Ed ecco che arrivano i tentativi più diversi per affrontarlo, prima con la calma, poi perdendo la pazienza ed alla fine eccolo lì; giovane, nevrotico e malato, inviato dai genitori in analisi per scoprire quale disturbo abbia colpito il loro adorato e per quale motivo sia potuto accadere. Sicuramente la colpa verrà data al divorzio, stereotipo in cui vengono racchiusi i problemi dei bambini, peggiore “dell’uomo nero”. Ma se invece del divorzio in se stesso la causa fosse della guerra scatenata dai genitori? E se qualcuno provasse a consigliare ai due genitori di cambiare i loro comportamenti, lasciando più spazio al dialogo? Non sappiamo se questo potrebbe bastare ad evitare i traumi scatenati dalla separazione, ma quello che è certo è che il figlio, al quale nell’infanzia è stata imposta la responsabilità di giudice parziale, nell’età adulta sarà giudice severo ed implacabile di entrambi i genitori.

Martina Neri

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