Moreau | Edipo e la Sfinge

Edipo e la Sfinge

Ieri come oggi e come sempre, il mistero della filosofia è lo stesso mistero rivolto al perché della vita, che si riassume nell’opposto significato tra vita vista come esplosione di energia e morte vista come mutazione dell’energia stessa, ossia chi eravamo prima e cosa saremo dopo. L’enigma della vita e la necessità dell’uomo di cercare la Verità, lo conducono a confidare a sé stesso che le cose del mondo si modificano in altro da Sé e che si trasformano nel nulla, che non è niente, mutando così la loro forma.

Il credere a questa trasformazione, ossia divenir-altro o nascere da qualcosa, conduce l’uomo a porsi delle domande e a interrogarsi sulla ragione delle cose e di quel Tutto che le raccoglie. Ognuno di noi è portato a cercare nel proprio IO la verità che risiede nell’intimità della personale dimensione esistenziale. Qui si cela l’enigma degli enigmi, la spiegazione del mistero della vita nella vita stessa e fuori da essa. Ciò che si percepisce del mondo con l’Anima, dimora nelle idee e le stesse sono l’emblema più prezioso che ci caratterizza, lì proprio lì siamo noi nella nostra interezza. L’arte rivela la realtà che si trova sia da una parte che dall’altra della coscienza, in quanto in essa v’è l’incontro tra le immagini reali e quelle che risiedono dentro noi, cosicché nel dipinto si compenetrano, in una misteriosa osmosi, il nostro essere e non essere, stabilendo una continuità tra il mondo soggettivo e quello oggettivo.

Pioniere del Simbolismo in Francia, Gustave Moreau rappresenta, attraverso le sue opere, un erotismo strettamente legato alla morte. La sua espressione artistica, risolta con linguaggio elegante e deliziosamente decorativa, trova il giusto codice per dare sfogo alle sue tensioni intime e riferite all’esaminare l’animo umano nella sua profonda spiritualità. Nel quadro dedicato a “Edipo e la Sfinge” Moreau contrappone l’ideale alla materialità.

La narrazione del quadro si sviluppa e si concentra sull’orrenda chimera, la Sfinge, desunta dalla tradizione dell’arte greca, ammaliatrice sicura, con volto dai tratti delicati di una giovane donna con seni tonici, il corpo possente e sporco tipico di un aggressivo leone con ali di rapace, ornata da un’acconciatura con corona simbolo della vittoria della Natura sull’uomo. La Sfinge si posa sul petto del leggendario eroe greco Edipo come una disponibile amante bloccandolo alla parete della roccia pronta a donarsi. Con la zampa destra preme il simbolo del potere dell’uomo, ma che è anche talvolta la sua debolezza.

Edipo aveva raggiunto le sommità del Monte Ficio, e come consuetudine la Sfinge riserva anche a lui l’indovinello-tranello: “Qual è la creatura che cammina su quattro piedi al mattino, su due al pomeriggio e su tre di sera?.”, la cui risposta determinerà la vita o la morte dell’eroe. Edipo però conosce la risposta, e sfugge così alla fine garantita, sorte certa invece per gli altri pretendenti periti e inseriti nel dettaglio alla base del quadro stesso, macabro particolare e simbolo della precarietà dell’esistenza umana.

Molti sono i simboli che evidenziano la presenza della morte in questo scenario drammatico e teso: la colonna, che richiama lo stile corinzio, è avvinghiata da un serpente che simboleggia la tentazione, la risposta da parte dell’uomo agli istinti primitivi. La colonna sorregge un’urna funeraria colma di cenere arricchita da tre sciacalli di chiaro richiamo egiziano, che identificavano il signore della morte e dell’oltretomba. Appena sopra, a destra, una farfalla blu, simbolo del potere della mente e dell’immortalità dell’Anima, la trasmutazione da materia in energia.

Si contrappone, sulla sinistra, un altro elemento chiave nella lettura del quadro, il piccolo albero di fico ricco di frutti maturi, l’asse del mondo, che collega il cielo alla terra, per sottolineare viceversa la vita, la luce, il coraggio, la forza e la conoscenza e volto a sottendere che, solo grazie a queste Virtù, si possa sfuggire alla tentazione e conseguentemente alla morte. Con questi simboli il quadro ha una dinamica di rimbalzanti tensioni che animano tutta la scena e che si focalizzano nel dialogo dello sguardo penetrante, di sfida e seduzione tra la Sfinge e Edipo, lasciando spazio all’immaginazione e a un incanto fantastico fatto della stessa materia dei sogni come degli incubi. Così attraverso la mitologia Moreau trova l’unica strada che gli permetta di svelare l’inesprimibile e la scena nel suo insieme è paradigma della condizione umana. 

Gli eterni opposti, maschile e femminile, la vita e la morte, la viltà e il coraggio, spirito e materia, bene e male, abbandono e razionalità. L’uomo, solo grazie alle sue Virtù, e in particolare con il potere della sua mente amalgamata alla forza del cuore, riuscirà a superare le tentazioni devianti e potrà camminare nel suo lungo percorso, verso la conquista della spiritualità, che si edifica passo dopo passo, lungo il difficile cammino della vita. In fin dei conti le ricchezze materiali o cedere alle tentazioni non faranno mai raggiungere la vera felicità e nemmeno appagheranno la vera prosperità, quel tesoro risiede solo nello spirito e nel cuore, ma non di tutti.

AutoreGustave Moreau 
(Parigi, 1826-1898)
Tecnicaolio su tela 
Dimensioni206×105 cm 
UbicazioneMetropolitan Museum of Art, New York 
collegamento you tube https://youtu.be/6GrkrFgPVrE 

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