Lo scrigno dell’arte: l’arte di Pietro Galliussi

La fine degli anni ‘50 segnano l’inizio del lungo e fertilissimo percorso artistico di Pietro Galliussi.

Appassionato d’arte sin dalla più tenera età, come testimoniano alcuni disegni eseguiti in IV elementare e riproducenti delle gallinelle, Pietro inizia il suo percorso figurativo. Autodidatta, libero da accademismi e contaminazioni d’ogni genere, attraverso le sue tracce segniche, ci trasmette il suo modo di vivere e di interpretare la vita.

Al centro della sua poetica artistica è l’UOMO, l’UOMO E IL SUO TEMPO e visto che l’uomo cambia nel tempo, Pietro inizialmente tratta temi a lui consueti come: il mondo agreste, il contadino, esperienze di vita vissuta, parentesi di vita famigliare e luoghi a lui cari, e va via via verso una figurità allusiva ricca di sintesi e sperimentazione segnico-materica.

I suoi disegni non sono un’indagine fotografica della “cosa” ritratta, ma sono un rimando di vibranti emozioni.

Le cose cambiano non finiscono, ma si trasformano e alla luce di questo continuo mutare delle cose, Galliussi non può peccare di miopia di fronte agli errori umani.

Egli denuncia l’uomo contemporaneo di non godere più delle piccole cose della vita a causa della velocità del suo vivere; l’uomo contemporaneo non vive più a fondo la famiglia, non gode più del tempo libero, acquista e getta senza preoccuparsi di inquinare il mondo e non dà più il giusto valore alle cose.

Secondo Galliussi tutto è riciclabile, le immondizie non dovrebbero esistere e lui che denuncia tutto ciò, è il primo a dimostrare come questo sia possibile.

Pietro attraverso la sua arte urla verità universali.

pietro galliussi maternità

Camminando nel suo studio ci si imbatte in una produzione artistica imponente, stordisce inizialmente e poi si lascia guardare. È il particolare che colpisce sempre, dalla produzione dei grandi quadri, le grandi tele di Pietro, si arriva alla realizzazione dei mini quadri, piccoli gioielli, nati dallo scarto delle grandi tele, nulla si getta neppure la tela in eccesso.

Ecco il recupero, e di recupero sono anche le cornici per i quadri, i pezzi di legno delle sculture, da grandi a piccole e i piccoli intarsi composti, organizzati e posizionati sulle tele.

Tutto ciò per dire che l’arte esiste anche, e soprattutto, per quelli che il denaro non ne hanno ma sanno sognare, e per farlo basta niente.

Percorrendo i cinque periodi artistici di Pietro che sono:

  1. il primo, figurativo
  2. il secondo, parte da un’istanza figurativa e si evolve verso forme e materia che richiedono di uscire da schemi canonici,
  3. il terzo denominato metamorfosi e motivo contemporaneo
  4. il quarto forme nello spazio
  5. il quinto e per ora ultimo è quello delle pittosculture.

C’è un unico e costante filo conduttore tra i periodi succitati e questo è il colore, peculiarità distintiva della cifra espressiva dell’artista: lilla, terra di Siena, prugna e rosso mattone.

Tra il secondo e il terzo periodo Galliussi abbandona il figurativo, il colore si liquefa o si rapprende in coaguli sanguigni, la figura umana si deforma e da spazio all’immaginario, si assiste ad una rielaborazione che trasla dal mondo reale al mondo fantasticato.

L’uomo è sempre perfettamente conservato nella sua dignità plastica e, anche il colore, mai brillante, descrive l’incertezza della natura umana. Egli esprime con il vigore compositivo uomo e colore, forme e metamorfosi che si fondono, ogni rapporto di masse si armonizza e l’insieme trova il suo posto e la sua funzione.

Come dice Botero: “Ogni artista offre se stesso nella propria opera, progettando una nuova e diversa dimensione e uno spazio “altro” e unico che somigli il più possibile al proprio desiderio, alla propria immagine interiore, alla propria reale esistenza e che possa comunicare un’idea intima e profonda, un pensiero surreale o un sogno nascosto.”


Raffaella Ferrari

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