Kim Jong Un è succube della Cina?

Kim Jong Un ha avvisato il mondo che il suo paese continuerà a costruire armi nucleari, indipendentemente dalle sanzioni, dalla pressione politici o da quelle militari. La Corea del Nord ha, infatti, testato un nuovo missile balistico intercontinentale: si tratta dell’11esimo test effettuato quest’anno. Il lancio “ignora gli avvertimenti ripetuti dalla comunità internazionale” e “mostra che la minaccia si concretizza ulteriormente“, ha dichiarato il primo ministro giapponese. Il rischio è confermato anche da quanto riportato dal blog “All Things Nuclear”: quel razzo “non riuscirebbe a raggiungere i 48 stati inferiori degli USA o le grandi isole delle Hawaii, ma permetterebbe di colpire l’Alaska”. L’ambasciatore dell’ONU ha avvertito che un’ulteriore escalation delle tensioni con la Corea del Nord rischia di sfuggire al controllo, “e le conseguenze sarebbero disastrose”.

kim jong un

Quando il Giappone lasciò la penisola coreana nell’agosto del 1945, l’URSS ha impostato un governo comunista con il nonno dell’attuale dittatore. Kim Il-sung venne scelto come leader proprio da Joseph Stalin. Il sostegno della Cina alla Corea del Nord risale invece alla guerra coreana (1950-1953). Inoltre fra i paesi è ancora attivo un trattato militare del 1961 che si rinnova in automatico ogni 20 anni. Prevede l’impegno di ciascun governo ad intervenire a supporto dell’altro qualora ci fosse un’aggressione. In base a questo accordo, se la Corea del Nord dovesse subire un attacco statunitense Pechino dovrebbe intervenire militarmente. Oggi la Cina è quindi l’alleato più importante della Corea del Nord, ma non solo militarmente. È il principale partner commerciale e principale fonte di cibo e di energia e corrisponde ad oltre il 90 per cento del volume totale del commercio della Corea del Nord. L’importanza della Cina per la sopravvivenza di Pyongyang è avvalorata dal fatto che il territorio nordcoreano ha buone risorse naturali, ma la dittatura non è in grado di sfruttare al meglio tale valore, e anche se riuscisse a farlo, i governanti sono troppo corrotti per riuscire a farlo fruttare.

Nel 2014 la Cina ha criticato apertamente una relazione dell’ONU che ha descritto l’abuso dei diritti umani in Corea del Nord, che coinvolge torture, povertà e crimini contro l’umanità. Nel 2015, i due paesi hanno aperto un percorso di trasporto di merci su rotaia e container via fiume e hanno stabilito un percorso ferroviario ad alta velocità per incrementare l’esportazione della Corea del Nord verso la Cina. Pechino ha stretti legami con Pyongyang anche con viaggi di stato ad alto livello come la visita del Liu Yunshan, anziano leader del partito comunista cinese, per partecipare al settantesimo anniversario del partito di governo della Corea del Nord nel 2015.

Questi legami si sono però deteriorati dopo che un attentato con gas nervino ha ucciso Kim Jong-nam, il fratellastro del leader della Corea del Nord. La divulgazione che un’arma chimica vietata dai trattati internazionali è stata utilizzata nell’attacco ha causato molta tensione tra i due paesi. Ancor più dopo che Pechino ha deciso di tagliare le importazioni di carbone che forniscono la principale fonte di reddito per la Corea del Nord. Inoltre, la presenza dell’esercito americano e del comportamento imprevedibile del presidente Donald Trump ha reso più palpabile la tensione nella penisola coreana. “Se la Cina non risolverà la questione Corea del Nord, lo faremo noi”, il presidente Trump ha avvertito che Washington sarà disposta ad agire contro il Pyongyang se Pechino non è disposto a esercitare maggiori pressioni sulla Corea del Nord.

Effettivamente nel corso della storia, tra Corea e Cina, il rapporto non è sempre stato lineare. “I leader cinesi non hanno alcun amore per il regime di Kim Jong-un o per le sue armi nucleari, ma ancor più non amano la prospettiva di perdere la Corea del Nord e quindi l’unificazione della penisola coreana con Seoul come capitale”, scrive Richard N. Haass, presidente dell’American CFR – Consiglio sulle Relazioni Estere. E’ un dato di fatto però che le attività di diplomazia della Cina non sono state abbastanza efficaci per dissuadere le ambizioni nucleari della Corea del Nord, anche se ufficialmente Pechino, Seoul e Washington concordano che la priorità è creare una Corea denuclearizzata. L’escalation nucleare costituirebbe infatti un disastro considerando la vicinanza tra i due Stati, con l’ulteriore la complicazione del rischio di dover accogliere i profughi di guerra dalla penisola coreana. Le differenze di pensiero sembrano quindi più sui metodi da attuare che su come ridurre la minaccia nucleare. Gli Stati Uniti con l’amministrazione Trump sono più interventisti mentre la Cina pensa che l’unica soluzione è quella che implica la diplomazia e la Corea del Nord ad untavolo negoziale. Inoltre è da considerare che il governo cinese non ha interesse nel fare la guerra all’Occidente con cui ha avviato solide partnership commerciali.

La ragione di questo ambivalente comportamento della Cina può essere dovuto al fatto che Pechino veda la Corea del Nord come un paese “vassallo”. La Cina potrebbe usare segretamente Kim Jong-un ed avergli dato quindi una procura, in sostanza il dittatore farebbe la volontà della Cina senza che questa debba esporsi. Questo è il modo migliore per rimanere nascosti ed evitare di crearsi nemici nella comunità internazionale. In effetti la Cina ha scelto di non entrare in contrasto con i potenti del mondo, nell’ambito dell’espansionismo economico questo aspetto è determinante.

I migliori osservatori della Corea del Nord sono però divisi sul ruolo del giovane Kim e sul suo effettivo potere. La possibilità che Kim Jong Un sia un governatore di fantoccio, controllato dalle elite del governo della Corea del Nord, simile al caso dell’imperatore giapponese nel 1800, non è credibile. La famiglia Kim è ancora la più potente e Kim Jong Un è la persona più ricca e forte della Corea del Nord. Dopo la morte del padre l’attuale leader ha centralizzato ancor più il potere, cominciando dall’esercito, piazzando i suoi uomini nei centri nevralgici e facendo pulizia di tutti quelli fedeli al padre. Negli ultimi due anni, Kim Jong-un è stato direttamente responsabile di una serie di iniziative di politica strategica, tra cui l’accelerazione dello sviluppo di armi di distruzione di massa. Invece sembra probabile che Kim Jong-un sia contemporaneamente leader supremo e un burattino allo stesso tempo. In un rapporto simbiotico, lui e gli ufficiali elitari vivono dal cordone ombelicale cinese. L’imperatore e tutti i suoi cortigiani hanno ancora bisogno l’uno dell’altro, ma soprattutto hanno bisogno del sostegno della Cina per sopravvivere. Rimane il dubbio circa la reale presa che oggi la Cina ha sul regime nord coreano ma è probabile che Kim Jong-un sia in mano a Pechino in gran parte delle decisioni che è portato a prendere.

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