Elezioni in Regno Unito, la scomparsa dello UKIP e l’ombra del Cremlino

Stravolte le previsioni sulle elezioni nel Regno Unito dell’8 giugno. I conservatori guidati da Theresa May hanno ottenuto un lieve vantaggio rispetto ai laburisti, ma i Tories perdono la maggioranza assoluta dei seggi in parlamento e non avranno la possibilità di governare la Brexit. Si profila un Parlamento bloccato in cui solo eventuali alleanze potranno permettere una maggioranza che consenta un’efficacia di governo. Per formare una coalizione sono in corso colloqui tra i Conservatori della premier Theresa May e gli unionisti nordirlandesi del Dup legato a formazioni di estrema destra e gruppi paramilitari lealisti che hanno combattuto a fianco dei soldati inglesi durante le rivolte avvenute tra gli anni Settanta e Ottanta a Belfast. I laburisti, dal canto loro, hanno detto di essere pronti a formare un governo di minoranza”. Il vecchio leader Jeremy Corbyn, dato per spacciato solo un mese fa, ha raggiunto l’obiettivo risalendo oltre il 40%. Finisce però il dominio dello Snp in Scozia e il referendum autonomista scozzese si allontana, si dovranno accontentare di 32 seggi avendone persi  a vantaggio di Conservatori, Laburisti e Liberaldemocratici.

Il crollo dell’UKIP

È interessante osservare, poi, la scomparsa dalla scena politica del partito che ha dominato e portato la Gran Bretagna fuori dall’Unione Europea. Il partito per l’indipendenza del Regno Unito, UKIP, non ha ottenuto nemmeno un seggio a Westminster. Eppure, negli ultimi anni, il partito di Nigel Farage aveva macinato consensi, conquistando ben 24 seggi al Parlamento Europeo nel 2014 e facendosi capofila dello schieramento a favore della Brexit. Forse, visto che il principale obiettivo del partito era stato raggiunto, lo Ukip potrebbe aver esaurito il senso di esistere. Ma potrebbe anche essere che l’uscita dall’Unione Europea è capita oggi anche dai britannici come qualcosa di incognito e potenzialmente devastante per il loro futuro e quindi il partito può aver perso ogni consenso popolare. Nigel Farage del resto si era dimesso dalla guida dell’UKIP già all’inizio del mese di luglio dello scorso anno, annunciando di volersi ritirare a vita privata. Ed ora quello che rimane del partito è guidato dal parlamentare europeo Paul Nuttall.

Le ingerenze della Russia

Nel meccanismo elettorale, ed anche in relazione alla scomparsa improvvisa di un partito che aveva raggiunto obiettivi importanti, non possiamo ignorare né sottovalutare però le ingerenze russe che, da qualche tempo, sembrano infiltrarsi in tutte le elezioni democratiche americane ed europee. L’Ukip è stato spesso accusato di ricevere appoggi russi per destabilizzare l’Europa. Farage inizialmente ha negato, ma poi ha ammesso di aver incontrato Alexander Yakovenko, l’ambasciatore russo nel Regno Unito, nel 2013. Sempre Farage non ha mai nascosto il suo sostegno al presidente russo, Vladimir Putin, definito come il leader che più ammirava, in un’intervista del 2014. Il legami di Farage con il Cremlino però non si fermano ai sospetti: al contrario, sembra essere parte di quella rete, ormai mondiale, che mira a difendere gli interessi russi all’interno delle democrazie occidentali. Farage, ancora, incontrò Donald TrumpStephen Bannon, stratega di Trump, nell’estate del 2012, quando Bannon era interessato a tessere la rete dei movimenti di estrema destra in Europa. Da notare che l’ex direttore dell’FBI, Comey, ha appena “accusato” il presidente americano Trump di ingerenza con la Russia, evidenziando come questa abbia concretamente influenzato le presidenziali USA dello scorso novembre.

L’influenza russa è stata rilevata anche nelle elezioni nei Paesi Bassi e quelle più recenti in Francia. Già mesi fa James Clapper, direttore della National Intelligence degli Stati Uniti, era stato incaricato dal Congresso degli Stati Uniti di condurre un’indagine sui finanziamenti clandestini russi verso i partiti europei negli ultimi dieci anni. Il legame tra la Russia e i movimenti euroscettici è infatti materia di studio da tempo e in molti se ne sono occupati, cercando di ricostruire il percorso di influenze, promesse e finanziamenti. Nel 2013 il Centro di Intelligence Euroasiatica ha pubblicato una lista di partiti anti europei, con tendenze xenofobe e anti liberali, che intrattengono rapporti con Mosca. Nella lista ci sono l’Ukip (Regno Unito), il Partito Nazionale Democratico (Germania), Jobbik (Ungheria), Alba Dorata (Grecia) e il Front National (Francia).

Il settimanale The Economist ha pubblicato a febbraio del 2015 un articolo dal titolo: “La guerra di Putin contro Occidente”. L’esperto di partiti populisti, Anton Shekhotsov, ha detto all’Economist che la Russia non ha l’abitudine di finanziare partiti politici, ma politici concreti sui quali ripone fiducia. Secondo il sito web Capital Politico, dei 24 partiti di destra populisti del Parlamento europeo, 15 hanno rapporti con la Russia. Per l’Economist, il Cremlino continuerà ad investire sulle forze populiste, di destra o di sinistra, a condizione che esercitino la loro pressione pro Mosca sulle istituzioni dell’Unione Europea. Per Igor Sutyagin, esperto del Royal United Services Institute (RUSI), si tratta di una “guerra ibrida”, che combina potenza militare convenzionale con tattiche di guerra informatica e condizionamento. L’obiettivo è indebolire l’alleanza atlantica e l’Unione Europea per motivi spesso economici, ma anche strategici e geopolitici.

Jeremy Corbyn, il nuovo obiettivo di Mosca?

Non di poco conto è la notizia, mai confermata, che i russi abbiamo mollato il vecchio amico Farage, anche perchè uscito dalla scena politica, per cercare nuovi appoggi nel Regno Unito. Si vocifera un interessamento proprio verso leader dei laburisti Jeremy Corbyn. Russia Today ha dato un’ampia e positiva copertura della sua campagna elettorale e, per la prima volta nella storia diplomatica di Londra, l’ambasciatore russo nella capitale, Alexander Yakovenko, si è pronunciato dopo le primarie del Partito Laburista, salutando il successo di Corbyn come una “svolta radicale”.

Personalmente credo difficile un operazione di questo tipo visto le posizioni di destra assunte fino ad ora dal Cremlino, ma, che sia vero o meno, a questo punto il problema è come impedire alla Russia di interferire nelle elezioni dei paesi occidentali e democratici. Putin ha raggiunto il suo risultato negli USA con Trump e nel Regno Unito con la Brexit, ma non nelle elezioni in Olanda e Francia. Forse abbiamo aperto gli occhi tardi, ma è il momento di renderci conto che l’obiettivo della Russia è quello di distruggere e dominare la democrazia occidentale ed in particolare i paesi europei e l’Unione Europea stessa che spinge per un futuro dove i poteri non devono rimanere in mano alle multinazionali del gas e del petrolio, ma in quelle dei cittadini. Secondo democrazia.

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