Elezioni in Francia: Il candidato dello Stato Islamico

Siamo alla vigilia della tornata elettorale a doppio turno delle presidenziali francesi. Molti ormai si sono accorti che questo non è altro che l’ennesimo passaggio popolare dove si tenterà di distruggere l’Unione Europea. Ma pochi si rendono conto da cosa dobbiamo difenderci e chi realmente vuole raggiungere questo obiettivo. E possibile quindi che ultimo attentato sugli Champs-Élysées sia da ricondurre ad una “campagna elettorale” a favore di Marine Le Pen ed allora in quest’ottica dobbiamo leggere gli ultimi avvenimenti.

Ma andiamo con ordine. Questo attentato è solo l’ultimo di una serie provocati da estremisti islamici, registrati dal marzo 2016 a oggi in Europa. Nel 2016 gli attacchi terroristici in tutto il mondo sono aumentati del 14%. L’aumento più rilevante è in Europa, dove l’anno scorso ci sono stati 96 attacchi contro i 35 dell’anno precedente, anche se dobbiamo considerare che gli attentati in occidente rappresentano solo il 3% di quelli mondiali.

Un dato da sottolineare è come, in Europa, la forza distruttiva degli attentati sia in netto calo, sia come numero di decessi provocati, sia come capacità strategica e tecnologica dell’organizzazione estremista islamica. Un elemento non di poco conto, sia perchè identifica una difficoltà nell’organizzazione terroristica, sia perchè è sempre più evidente come l’obiettivo non sia quello distruttivo ma dimostrativo. A questo punto dobbiamo domandarci qual’è il vero scopo degli attentati in territorio europeo.

I terroristi possono essere addestrati dall’ISIS, possono far parte di gruppi stimolati da ideologie salafite, persone psicolabili che si immolano per emulazione. Alcune volte possono essere anche ex miliziani dell’ISIS disposti a tutto per aver perso ogni scopo e riferimento. Ma, indipendentemente da chi è l’artefice diretto, l’atto terroristico vuole indurre insicurezza e paura nella popolazione con l’unico scopo di destabilizzare il Governo e la democrazia e la pace ottenuta grazie all’Unione Europea da lungo tempo. Il periodo più lungo di pace in territorio europeo dall’epoca Romana.

Gli estremisti islamici, l’Isis, stato islamico o Daesh, vogliono lo scontro con l’Occidente, vogliono la Jihad, la guerra santa e non hanno altre armi che cercare di indurre un’implosione all’interno dell’Unione Europea. E per far questo, come già fecero anni fa in Spagna, si appoggiano a chi quest’Europa non la vuole ed anzi si promette di distruggerla. Nel caso francese, Marie Le Pen del Front National.

Gli estremisti islamici con le loro azioni terroristiche dimostrative fanno campagna elettorale a favore dell’estremista antieuropeista e filo-russa Marine Le Pen e tentano di indebolire l’indipendente centrista Emmanuel Macron, unico candidato contrario a legami con la Russia. La volontà degli Jihadisti di “pesare” nelle urne di domenica è evidente, sia scoraggiando l’affluenza ai seggi sia favorendo il loro anche se inconsapevole principale candidato: Marine Le Pen appunto.

Qualsiasi sia il risultato delle elezioni presidenziali francesi di certo non possiamo però più accettare che si possano sviluppare tali reti terroristiche nell’Unione Europea. In Francia, secondo le autorità, sono più di 16mila le persone che potrebbero essersi radicalizzate. In Germania il numero degli estremisti islamisti è 1.600, di cui 570 considerati in grado di compiere un attentato terroristico. La mobilitazione di jihadisti svedesi per unirsi alle file dello Stato Islamico è stata tra le più grandi d’Europa, circa 300. In molti Paesi un network di moschee e organizzazioni islamiche sono collegate ad organizzazioni jihadiste internazionali.

Per queste ragioni molti paesi europei hanno cominciato da tempo ad avviare programmi da affiancare all’attività di intelligence, come il favorire il dialogo inter-religioso o supporti psichiatrici destinati a coloro che hanno già adottato posizioni estremiste. Ma altri e molteplici dovrebbero essere i provvedimenti da prendere, sia di prevenzione nell’ambito della scuola nell’adolescenza, sia come gestione dei servizi sociali di famiglie a rischio radicalizzazione, sia nell’ambito delle comunità religiose che devono segnalare le personalità devianti.

Sono però i governi e la politica che deve prendere rigidi provvedimenti di identificazione ed espulsione verso i predicatori d’odio o di intolleranza. La popolazione islamica in Europa deve adattarsi alle leggi e alla cultura locale e non viceversa. Devono essere prese in considerazione le esigenze della popolazione Europea, soprattutto di chi vive nelle campagne e nei territori rurali, che si sente più abbandonata a se stessa rispetto a chi vive in città. C’è la necessità di tutelare il lavoro e il welfeare proprio in quei territori periferici dove si sviluppano i bacini elettorali dell’estremismo di destra o comunque di chi promette l’uscita dall’Unione Europea.

Diventa ovvio che, a meno che non si preveda la possibilità di costruire muri e confini impenetrabili su migliaia di Km o di espellere tutte le persone di fede islamica, di nessuna utilità sono i movimenti nazionalisti e populisti che contribuiscono ad esaltare l’odio, il divario sociale e culturale e la frammentazione della società europea. L’Europa ha come unica soluzione quello di unirsi contro l’estremismo islamico e non di dividersi in staterelli. Questi sarebbero facilmente manipolabili e ricattabili sia militarmente che finanziariamente dalle super potenze e in primis dalla Russia che già tenta di introdursi nella politica europea con accordi e finanziamenti verso i movimenti di Le Pen, Grillo, Salvini, Farage o con vicine associazioni filorusse.

Dobbiamo considerare però che per sconfiggere il terrorismo, in una società fluida come quella globalizzata, dove la nostra libertà è anche quella garantita dai diritti di privacy e di spostamento, è necessario eliminare i presupposti che lo hanno fatto nascere. Il caso svedese, dove il welfere è ottimamente finanziato e sostenuto, evidenza come il fondamentalismo islamista, per l’intrinseco odio verso la civiltà occidentale, sia insensibile agli obblighi di legge sulle pari opportunità e sulla tutela dei diritti umani. Il cambiamento culturale verso forme democratiche, paritarie e civili in certi gruppi radicalizzati è quindi molto difficile che avvenga. In questi casi il contenimento e l’espulsione dei soggetti devianti potrebbe essere l’unica soluzione. Ma non dobbiamo dimenticare che il vortice della violenza quando parte poi diventa inarrestabile ed in genere è sempre scatenato da guerre e sofferenze della popolazione. E con il tempo tutto questo dolore ritorna, come un boomerang, anche in chi ha scagliato la prima pietra, l’occidente appunto.

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