Lo scrigno dell’arte: gli esordi di Giorgio Eros Morandini

giorgio eros morandini

I temi trattati da Morandini derivano dalla sua tradizione contadina, sono tematiche attinte dal suo vissuto quotidiano, l’unione dell’uomo con la natura.

In lui i movimenti del cosmo, come ad esempio l’influenza del flusso della luna nelle nostre attività lavorative e di vita, che determina i tempi giusti di semina, raccolto, lo scandire delle maree, etc…, si svelano attraverso la scultura come misteri universali.

La luna è la signora delle acque. Essa rappresenta la ciclicità, i ritmi individuali in comunicazione con i ritmi cosmici, esprime il potenziale pieno e il potenziale vuoto, la creatività, la faccia nera e la faccia illuminata: la luna domina l’acqua, sia corporee, sia degli oceani, domina i sentimenti e le emozioni, i legami.

La poetica di Giorgio è così incentrata sull’acqua e il suo movimento, sugli elementi e le loro unioni e risonanze.

L’artista è affascinato da questa sostanza che c’è e non c’è, si fa toccare, assorbire e plasmare, sente la sua essenza, il suo spirito antico, in ogni particella avverte la sua storia.

In Morandini la ricerca è studio dell’acqua, la sua anatomia, la sua energia, la sua forza e impalpabilità e la sua forma, che non è mai casuale, ma è spinta da forze segrete e proprie interne energie.

La scelta ragionata del materiale da scolpire, esso stesso sia marmo nero Belgio, Pietra Piasentina o Marmo Lasa dell’Alto Adige, dona alle sue sculture una sintesi poetica dal risultato straordinario atto a consegnarci la sua personale sensibilità plastica unita alla propria originalità espressiva.

Giorgio da vita ad ogni pietra che affronta, al di la della resistenza e della difficoltà che incontra nello scolpire per mezzo dell’idea della sua mente, egli plasma l’impalpabile, il fuggevole, l’attimo e si basa unicamente sulla sua enorme percettibilità e analisi plastica.

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