La salute passa dai cammini

Camminare è salute. Certo, è la successione di movimenti ritmici alternati che consente di spostare in avanti il corpo. Il ciclo del cammino è il periodo che intercorre tra due contatti successivi dello stesso piede al terreno ed è distinto nella fase di appoggio, durante la quale il piede rimane a contatto col suolo ed in quella di sospensione in cui l’arto viene sollevato e portato in avanti per prepararsi all’appoggio successivo. Questa però è solo la fisiologia. Il cammino prolungato è inoltre capace di generare un particolare stato di benessere psico-fisico e consente di entrare in armonia con il proprio corpo, con l’ambiente circostante e con le persone vicine.

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È da poco passato il 2016, che il Ministero dei Beni Culturali ha proclamato “Anno Nazionale dei Cammini”, di quei percorsi che si affrontano alla ricerca di sé stessi, ma anche alla scoperta di paesaggi e località talvolta poco note. Gli itinerari più importanti sono ormai conosciuti: Cammino di Santiago, Via Francigena, Cammino di S. Agostino, Cammino Celeste, Cammino di Francesco, via degli Abati etc.

Considerati un tempo come percorsi per pellegrini alla ricerca del trascendente, vengono oggi proposti come esperienze di vita e di turismo per tutti. Si vive il cammino secondo la propria indole, ci si chiude in una dimensione molto intima: il passo lento, la fatica fisica, l’ambiente esterno favoriscono la capacità di confrontarsi con la propria vita e le proprie scelte. Il senso di serenità, di salute e di pace che accompagnano il cammino sembrano essere le sensazioni prevalenti di questi nuovi pellegrini.

Ma quanta salute si acquista con i cammini?

E quanta se ne potrebbe perdere? Non dimentichiamo le insidie che lo sforzo prolungato può celare, soprattutto nei primi giorni e nelle persone meno allenate. Un problema frequentissimo è la formazione delle vesciche: causate dallo sfregamento della pelle del piede verso le scarpe e facilitate dai germi e dalla sudorazione eccessiva, vanno affrontate con la prevenzione. Calzature di buona qualità e calze adeguate sono il primo presidio, ma è utile anche togliersi le scarpe ad ogni sosta, frizionare i piedi con un disinfettante prima della partenza e spalmare le dita con la vaselina. Diventa poi importante evitare di camminare con le calze umide, asciugandole dopo un guado o un transito fangoso. Se nonostante tutto si dovessero formare, il rimedio migliore resta quello tradizionale: bucare la vescica da parte a parte con un ago sterile legato ad un filo che viene lasciato all’interno per favorire il completo drenaggio del liquido, disinfettare e medicare con cerotto.

Possono anche verificarsi tendiniti, provocate dallo sforzo eccessivo e prolungato e favorite dal dolore ai piedi che spesso modifica il modo di camminare. Qui la prevenzione è collegata ad una buona idratazione ed a calzature adeguate; se ciò non basta si utilizza il ghiaccio, gli antiinfiammatori o si ricorre a qualche giorno di riposo. I muscoli possono dare dolori, crampi e stiramenti. L’assunzione di acqua arricchita con sali minerali e lo stretching al mattino può aiutare a prevenirli.

Problemi medici più seri possono invece derivare da episodi di insolazione o da colpi di calore, in seguito all’esposizione al sole o alle alte temperature con notevole umidità ambientale. La salute dei pellegrini è anche collegata all’abbigliamento ed al bagaglio trasportato. Lo zaino pieno non dovrebbe mai superare 10/12 Kg (o comunque 1/6 del proprio peso). La dotazione essenziale dovrebbe comprendere un sacco a pelo, un paio di ciabatte in gomma, una giacca impermeabile, 1 o 2 paia di pantaloni lunghi con cerniera a mezza coscia, 4-5 paia di calze traspiranti senza cuciture, una felpa, un cappello per il sole ed uno impermeabile, abbigliamento intimo in microfibra, una borraccia, un cordino, spille da balia, qualche asciugamani in cotone, un set di pulizia personale, un set di medicazione, un coltello multiuso, un telefonino, una macchina fotografica, gli occhiali da sole. Solo l’indispensabile.

I cammini sono attività di salute per tutti?

E i soggetti con una salute già precaria possono affrontare un cammino? Il cammino può essere veramente di tutti e per tutti? Alcuni percorsi, per il buon numero e l’alto livello di servizi presenti, permettono la partecipazione anche a persone con disabilità non gravi, come quelle legate all’età, a problemi fisici cronici (diabetici, dializzati, trapiantati) a disturbi di tipo alimentare (intolleranze, celiachia). Ovviamente, nel caso di disabili sensoriali (non vedenti, ipovedenti, audiolesi) è sempre necessaria la presenza di un accompagnatore. Molto più seri sono i problemi per i disabili motori che si troverebbero ad affrontare tratti con pendenza, con fondo dissestato, con gradini, e tanto altro.

Nell’Anno Nazionale dei Cammini, la Regione Friuli Venezia Giulia ha posto l’attenzione su questa forma di turismo sostenibile e lo ha fatto presentando il libro Sul Troi di Aquilee, diario di viaggio in lingua friulana scritto da Christian Romanini. L’Iter Aquieliense (meglio noto come Cammino Celeste) è un importante itinerario religioso internazionale lungo circa 200 Km che si snoda tra Italia, Austria e Slovenia e che termina al Santuario posto sulla vetta del Monte Lussari, da secoli meta di venerazione Mariana. L’autore racconta il suo viaggio attraverso i primi 70 km del cammino, dal Santuario dell’isola di Barbana a quello di Castelmonte, passando per Grado, Aquileia, Ajello del Friuli, Cormons. Ci parla di un modo di viaggiare lento e consapevole, descrive un turismo “slow” che ricerca l’autenticità dei luoghi di vita e di storia. In fondo è proprio questo l’incantesimo dei “cammini”.

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Antonio Irlando

Nato a Torre Annunziata (NA), maturità classica al Liceo B. Croce, laureato in Medicina e Chirurgia all’Università Federico II di Napoli, specialista in Nefrologia, diploma di perfezionamento in Nefrologia pediatrica. Ex pallavolista, jogger nei momenti liberi. Vive a Udine. Dirigente medico Ospedaliero presso l’Unità Operativa di Nefrologia dell’ASS4 Medio Friuli. Giornalista pubblicista. Dall’amicizia col collega Massimiliano Fanni Canelles nasce la collaborazione al periodico Social News e l’impegno nelle attività di @uxilia Onlus. 

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