Olimpiadi e Mondiali di calcio? Tutti li vogliono, ma non portano troppa fortuna…

Quando vennero assegnati i Giochi Olimpici al Brasile e i Mondiali di Calcio alla Russia, i due paesi trainavano i “Brics”. Oggi la situazione è ben diversa

Gabriele Lagonigro

Doha ospiterà i Mondiali di Calcio nel 2022

Saranno anche un volano per l’economia, per il miglioramento delle infrastrutture e per l’immagine turistica dei Paesi ospitanti, ma –  almeno gli ultimi – non portano certo bene. Già, perché se è vero che la corsa alla candidatura per ospitare i Mondiali di calcio è quasi sempre piena zeppa di Federazioni nazionali smaniose di organizzare la più importante rassegna sportiva del pianeta, è altrettanto palese che le Nazioni alle quali sono stati assegnati gli ultimi Campionati del mondo non se la passano certo alla grande.

Il Brasile, nel momento in cui il gotha del pallone gli concesse questa grande opportunità (era il 2007), economicamente viaggiava a gonfie vele: era uno dei più autorevoli membri del gruppo “Brics” e, fra gli “emergenti”, sembrava destinato ad un futuro radioso. Il Mondiale (del 2014) è passato.
Cos’è rimasto in dote a Rio, a San Paolo e nelle altre città di questa “Nazione-continente” dopo lagrande kermesse?
L’onta del 7-1 subito dalla Germania, un declino del Pil che imbarazza amministratori ed industriali dall’Amazzonia all’Iguazu, un vuoto di potere dopo l’impeachment dell’ormai ex Presidente Dilma Rousseff ed un avvenire che fa paura. Mondiali portafortuna? Mica tanto…

putin e i mondiali di calcio a mosca
E prendiamo la Russia, allora, dove si organizzeranno i prossimi Campionati del 2018. Anche Mosca, assieme a Brasile, India, Cina e Sudafrica si beava della propria presenza fra le Nazioni caratterizzate dalla crescita più sontuosa, ma il sogno del Cremlino si è ormai interrotto da un lustro abbondante. Oggi, al di là delle simpatie immotivate di una parte dell’opinione pubblica europea verso Putin, la Russia appare sempre più in mano ad un padre-padrone che ha reso il proprio sistema di governo più vicino ad un’autocrazia senza opposizione che ad una Democrazia in stile occidentale. E se a qualcuno della libertà di opinione interessa poco (a chi ce l’ha, naturalmente), snoccioliamo allora qualche dato per meglio comprendere la situazione di precarietà in cui verso il più grande Stato del mondo: negli ultimi tre anni, il rublo, assieme alla grivnia ucraina e al manat azero, è stato la moneta più svalutata in tutto il mondo. Ce ne volevano una trentina per comprare un euro. Trenta mesi dopo ne servono quasi ottanta… Questo significa che le importazioni sono pressoché improponibili, che i prezzi nei supermercati sono alle stelle e che 13 milioni (stime ufficiali) di persone vivono ben al di sotto della soglia di povertà (il 10% della popolazione). Uno stipendio medio, specie fuori dalle grandi metropoli, non raggiunge i 200 euro al mese e le pensioni sono da fame. Tutto questo mentre i 110 tycoon più facoltosi detengono il 35% della ricchezza nazionale. Anche le casse pubbliche sono sempre più asfittiche: la riduzione del prezzo del petrolio ha causato problemi ingentissimi perché i guadagni derivanti dall’estrazione dell’oro nero sono crollati e le sanzioni internazionali imposte dopo l’annessione della Crimea non hanno certo agevolato il miglioramento dei conti statali. Putin lancia i suoi strali contro la comunità internazionale, rea, a suo avviso, di essere manipolata dagli Americani in funzione anti-russa. Forse, lo “zar” non ha tutti i torti quando parla di un complotto d’oltreoceano nei confronti del Cremlino, ma è pur vero che non gli aveva mica ordinato il dottore di invadere la penisola sul Mar Nero e di entrare con le proprie truppe all’interno del confine ucraino sul Donbass. Chi è causa del suo mal, insomma, pianga se stesso.

San Pietroburgo si preparare ai Mondiali di calcioIn realtà, le lacrime le versa chi non arriva neanche lontanamente alla fine del mese anche se, a causa di un controllo ben strutturato sui mezzi di comunicazione, continua a votare per lo stesso Presidente. Per carità, in campo internazionale l’ex agente del Kgb ha approfittato dell’assenza americana per imporre la propria strategia in numerosi fronti caldi e questo ha sicuramente giovato alla sua immagine. Ma, al di là di alcune scelte lungimiranti in politica estera, lo stato di salute della Russia è tutt’altro che soddisfacente.

In questo contesto, appunto, fra due anni verranno ospitati i Mondiali. Si giocherà a Mosca, nell’enclave “polacca” di Kaliningrad, nella lontana Ekaterinburg, a Sochi (fra il Mar Nero e il Caucaso), a Samara (sul Volga) e, ancora, a Volgograd, Saransk, Rostov, Niznij Novgorod, Kazan e nella San Pietroburgo “putiniana”. È praticamente certo, considerando l’efficienza (questo sì: a Dio quel che è di Dio e a Vladimir quel che è dello “zar”) ex sovietica in occasione dei grandi eventi, che il Paese si farà trovare prontissimo. Già da un paio d’anni si lavora per migliorare le infrastrutture viarie e, visto quanto ci tiene Putin, e considerando anche lo scandalo doping della recente Olimpiade, è sicuro che la Russia, fra poco più di venti mesi, farà un figurone.

Chissà, però, se lo faranno anche i suoi hooligan, risultati i peggiori, nel recente europeo francese, nella poco gratificante classifica sui comportamenti degli ultras continentali. Al di là dei fattori politici, delle distanze e della lingua (l’Inglese, al di fuori di Mosca e San Pietroburgo, è ancora poco conosciuto), il problema violenza potrebbe causare diversi grattacapi al comitato organizzatore.

Dopo i fatti di Marsiglia, i vertici della Duma hanno accusato le autorità transalpine di aver maltrattato e provocato i teppisti (poverini…) arrivati dalla Russia. Nel 2018 cadrà anche questo alibi.

L’incolumità dei supporter di tutto il mondo sarà in mano alle forze speciali della polizia federale. Starà a loro garantire la sicurezza dei milioni di tifosi in viaggio verso Est.

Gabriele Lagonigro, direttore di City Sport e caporedattore di SocialNews

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