India: da bambini di strada a piccoli reporters per Balaknama

Da bambini di strada a reporters: in India il giornale Balaknama finanziato dalla ONG Chetna dà voce e nuove speranze ai bambini di strada di New Delhi e dintorni.

Maria Grazia Sanna

Credits photo: vocativ.com

Credits photo: vocativ.com

Si scrive Balaknama, si traduce “la voce dei bambini”: è il primo giornale scritto dai bambini di strada che vivono tra New Delhi e le città limitrofe per raccontare le storie snobbate dai giornali ufficiali di loro coetanei costretti a lavorare con condizioni igieniche scarse presso alberghi o ristoranti o sulle strade di una città, che non gli offre nemmeno un tetto sotto cui ripararsi dal freddo.

Fondato nel 2003 grazie al finanziamento da parte dell’Ong Chetna, Balaknama ha avuto come primo caporedattore Shanno, una bambina all’epoca senza alcun futuro e con un passato e un presente decisamente burrascoso. Costretta all’età di 9 anni ad abbandonare la scuola, Shanno lavorava per le strade di New Delhi con il solo scopo di prendersi cura della famiglia e del padre perennemente ubriaco. Lei, come tanti altri bambini di strada, non poteva permettersi un’educazione, né tantomeno di pianificare un futuro diverso. Ecco perché denunciare storie di abusi sessuali, lavoro minorile e brutalità commesse dalla polizia non solo le ha permesso di rivendicare i propri diritti, ma anche di aspirare ad una vita diversa.

Oggi Shanno ha 19 anni e lavora per un impiego socialmente utile di giorno, mentre scrive e si occupa dell’attività di reporter la sera sognando di diventare un’attivista per i diritti umani una volta conseguita la laurea. Per lei incontrare Chetna è stata un’ancora di salvataggio dal rischio di cadere nella dipendenza di alcol e droga o di essere abusata sessualmente e perdere così definitivamente la propria innocenza.

Non esistono infatti in India misure di welfare efficaci che impediscano che quasi 4 milioni di bambini vivano per strada e che più di 12 milioni di loro lavorino già a 6-8 anni, nonostante questa sia l’età in cui dovrebbero stare a scuola. La Costituzione Indiana enuncia questo diritto negli articoli 21, 45 e 51, definendo l’educazione come un’opportunità che dovrebbe essere provvista obbligatoriamente  e gratuitamente sino ad almeno i 14 anni di età. Ma nella realtà dei fatti ci sono ancora delle forti disparità.

Raccontare dunque come vivono i bambini nei pressi di Delhi, Noida, Mathura, Jhansi, Gwalior, Agra è molto più che una cronaca giornaliera su una grande metropoli, è un appello affinchè le autorità intervengano per tutelare il futuro della loro società : i bambini.

Tra i diversi problemi da affrontare vi è soprattutto l’alta mortalità infantile. Secondo i dati Unicef, sono più di 2 milioni i bambini che muoiono per infezioni ogni anno. Tra queste l’anemia e la diarrea sono le prime cause di decesso. Queste sono la conseguenza di scarse condizioni igieniche, così come l’alta percentuale di sieropositivi in India (11,4% rispetto al totale mondiale) deriva dall’ignoranza  dei sistemi di protezione quali i preservativi.

I componenti della redazione Balaknama, che da 12 anni in una versione che è passata da 4 a 8 pagine raccolgono le storie dei coetanei, diffondono il giornale ogni trimestre nella versione cartacea presso le strade di New Delhi e di tutta l’India. La lingua utilizzata è l’hindi, ma attualmente visto il successo della rivista, è nata anche la versione in inglese.

Sono molti gli aspiranti reporters che hanno iniziato ad avvicinarsi al Balaknama, inizialmente di nascosto, successivamente con il consenso e il supporto dei genitori (per chi li ha), che si sentono sempre più tranquilli quando leggono le firme dei loro figli sul giornale.

L’attuale direttrice del giornale, Chandni, ha iniziato a studiare solo nel 2010 grazie all’inserimento in un programma di una scuola pubblica sostenuto da una ONG per bambini di strada. Prima di allora Chandni aveva sempre lavorato: all’inizio come artista di strada, insieme al padre, che morì nel 2008, successivamente come raccoglitrice di stracci.

Diverse ma non meno ardue storie sono quelle attraversate da Vikas Kumar, Jyoti e Shambu, attuali collaboratori di Balaknama. In particolare Vikas Kumar racconta oggi nei suoi pezzi per la rivista storie che hanno l’amaro sapore di un’autobiografia: abusi sessuali da parte dei genitori e dipendenza dalle droghe non fanno più parte della sua vita ma hanno immesso in lui il desiderio che migliaia di bambini che vivono a New Delhi possano uscirne.

 

 

 

Avatar

Maria Grazia Sanna

Nata a Sassari il 14/08/1991, attualmente studio Comunicazione pubblica e d'impresa a Bologna e scrivo per Social News cercando di trovare connubio tra teoria e pratica. Appassionata di viaggi, cultura e politiche, ricerco sempre nuovi stimoli nelle esperienze quotidiane e in quelle all'estero. Ho vissuto in Francia come tirocinante, in Belgio come studentessa Erasmus e a Londra come ragazza alla pari ma questo è solo l'inizio. 

Tags:

  1 comment for “India: da bambini di strada a piccoli reporters per Balaknama

  1. Avatar
    Alessandro Benassi
    14 Febbraio 2016 at 02:08

    E’ davvero fastidioso apprendere quanto, in una delle regioni del mondo in cui la spiritualità è notoriamente centrale ed elevata, il dolore sia causato con tale frequenza soprattutto sugli individui più deboli della società. Che abbia una radice culturale, nella sua impostazione, non credo sia possibile e comunque sarebbe insufficiente a connotarlo, tanto meno a giustificarlo, ancor più perché culturale è la stessa profondità filosofica che dovrebbe impedirlo.
    Così si impara che i bambini ai margini, tantissimi, non esistono solo in Brasile, paese emblema per queste vite difficili. Un giornale gestito da piccoli è un’idea formidabile utile non solo a coloro che lo redigono; farebbe comodo anche al nostro paese… magari si avrebbe un’informazione trasparente, come appunto i bambini, e non faziosa. Bisognerebbe aiutare Balaknama ad arrivare su web, in inglese, magari facendo sostenere il progetto da donazioni, cosa possibile. Allora la sua efficacia sarebbe forse ancora più grande e potrebbe essere progetto pilota per altre realtà con problemi analoghi

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *