Attacco all’Europa

Massimiliano Fanni Canelles

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Si parla di Unione Europea, di crisi, di rischi: tutto quello che sta succedendo è un attacco all’Europa, un modo per indebolirne le fondamenta e provocare una sconfitta silenziosa dell’unico esperimento di integrazione di popoli e culture riuscito e funzionante ad altissimo livello. Una potenza industriale ed economica dove, a differenza degli Stati Uniti d’America, tutto sommato vengono garantiti i sindacati e i diritti dei lavoratori, la salute pubblica, l’istruzione gratuita, e dove le multinazionali non riescono a fare lobby come in molti altri Paesi. Siamo di fronte quindi ad un attacco di competitori geopolitici realizzato con motivazioni di carattere religioso e culturale che nascondono invece motivazioni strategiche, finanziarie ed energetiche. I migranti sono la punta dell’iceberg di questo attacco, mentre il terrorismo e la politica internazionale sono i veri elementi determinanti.

C’è il principio della fine nelle parole di Manuel Valls, premier francese, alla BBC, il principio della fine di quel’Europa che i padri fondatori avevano immaginato, sognato, tratteggiato. Quando Valls dichiara che la crisi dei migranti mette l’idea stessa di Ue a rischio è lui stesso a mettere alla berlina l’Europa per come abbiamo imparato a conoscerla negli ultimi decenni. Viene da chiedersi: ma ci crede davvero? Sempre nella stessa occasione, Valls prosegue: “L’Europa non può accogliere tutti i profughi in fuga dai conflitti in Iraq o Siria altrimenti le nostre società verrebbero completamente destabilizzate. Il messaggio che dobbiamo inviare è che non accoglieremo tutti i rifugiati, perché dire il contrario provoca maggiori spostamenti”.

Un “aiutiamoli a casa” loro vagamente mascherato e, sicuramente, calibrato sulle tensioni e le paure della società civile europea che, dopo i fatti di Colonia, sembra vivere nel timore. Valls, tuttavia, non è il solo a ipotizzare un blocco dell’accoglienza che si realizzerebbe con il rafforzamento dei confini esterni e la sospensione della libera circolazione delle persone all’interno dell’Unione Europea. Ci ha già pensato l’Austria, almeno temporaneamente. Ci hanno già pensato Croazia, Slovenia, Ungheria erigendo muri e barricate. Sospendere Schengen è possibile: infatti, la Commissione UE potrebbe proporre al Consiglio europeo di “sospendere” l’accordo, secondo l’articolo 26 del codice. La fattispecie prevista è che in caso di “minaccia sistemica e persistente” alle frontiere esterne potranno essere introdotti controlli a fino a due anni. E non si tratta solamente di una possibilità, poiché alcune fonti vicine alle autorità europee hanno rivelato che la questione verrà probabilmente calendarizzata nel mese di febbraio.

Cosa resta dell’Europa unita se viene a cadere la libera circolazione? “Se il sistema di Schengen viene distrutto, ha dichiarato il ministro delle Finanze tedesco, Wolfgang Schaeuble, in un’intervista rilasciata al settimanale Der Spiegel, l’Europa è drammaticamente in pericolo, politicamente ed economicamente”. E proprio questo è ciò che dovremmo evitare. Soltanto un’Europa unita può essere abbastanza forte da affrontare le sfide globali che ci pone la contemporaneità. E si tratta di un’Europa unita completa, politica ed economica, capace di gestire meglio i propri confini, anche grazie ad una forza di polizia comunitaria che si faccia garante dei principi fondativi dell’idea di Europa. Tra di essi vi è la libera circolazione di cose, merci, persone. Non è negando una di queste libertà che si può crescere.

Al contrario, la crisi dell’immigrazione ci sta dimostrando come troppi siano pronti solo a tornare indietro senza comprendere come ormai i singoli stati europei senza la UE possano solo essere terreno di conquista.

Certo, l’Unione Europea è ancora ben lungi da essere perfetta. Come detto all’inizio è ancora un esperimento, un insieme di paesi, popoli e lingue diverse incollate solo dall’Euro e dalla BCE. Ma si tratta di un esempio che fa paura a molte superpotenze, vicine e lontane, che tentano in ogni modo di impedire la nascita dell’Europa politica e quindi degli Stati Uniti d’Europa. È quindi necessario difendere i nostri confini europei mantenendo libera la circolazione e realizzando subito un corpo militare unificato che abbia come primo compito la difesa dei nostro confini, del Mediterraneo, degli europei.

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