L’importanza delle discipline classiche

Con questo lavoro effettuato dagli studenti del liceo triestino Francesco Petrarca si è creato un legame spazio-temporale fra il tema dell’Expo ed una vastissima bibliografia greca e latina correlata al cibo

di Elisabetta Zammitto

Quando si affronta l’ormai annuale presentazione delle scuole agli adolescenti che frequentano il terzo anno della scuola secondaria di primo grado, per gli insegnanti del Liceo classico è molto difficile far capire ad un uditorio generalmente ostile quanta importanza, nella società odierna, rivesta lo studio delle discipline classiche. Chi ha affrontato tali studi, infatti, non sempre ne ha tratto giovamento, né ne ha subito il fascino. Va anche evidenziato che l’impegno richiesto dallo studio di Greco e Latino non viene sempre ripagato da risultati soddisfacenti. Quando, però, si supera l’ostacolo iniziale e si rompe la barriera delle ostilità e delle difficoltà, si capisce di possedere una chiave interpretativa della realtà che ci circonda che non può lasciare indifferenti.

Tutta questa lunga (e pesante!) premessa mi è servita a spiegare il perché del lavoro svolto dagli alunni del Liceo Petrarca di Trieste.

Qualunque aspetto della vita quotidiana può, infatti, trovare un riscontro interessante e particolare frugando nei testi degli antichi.

Quest’anno, l’occasione mi è stata fornita dal tema dell’Expo: nulla di più attuale.

Mi è stato sufficiente, durante un’ora di traduzione dell’Odissea, soffermarmi sulla possibile etimologia del termine che, particolarmente nel dialetto omerico, individua la stirpe mortale per sollevare e stimolare un certo interesse sul valore del cibo per l’uomo.

Da qui è partita l’idea di elaborare un progetto incentrato sull’etimologia di determinati vocaboli relativi all’alimentazione, che ha portato i ragazzi ad indagare, collettivamente o individualmente, aspetti particolari della lingua e delle abitudini degli antichi, cercando, e, talvolta, trovando, relazioni logico-linguistiche anche fantasiose, a volte, ma sicuramente suggestive.

Gli antichi ci parlano, anche da lontano, e la loro parola ci aiuta a trovare e a capire aspetti inequivocabilmente legati al nostro essere uomini.

I ragazzi hanno capito, hanno approfondito ed hanno sviluppato, ognuno secondo il suo personale interesse, qualche argomento specifico, poi tradotto nei lavori riportati di seguito, in piena libertà.

La linea comune di ogni lavoro è stata ciò che dovrebbe rappresentare il motto del Liceo classico: Homo sum. Humani nihil a me alienum puto (Terenzio, Heautontimorumenos I,1 ,25) (Sono un essere umano. Niente di ciò che è umano ritengo estraneo a me)

Elisabetta Zammitto

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Angela Caporale

Giornalista pubblicista dal 2015, ha vissuto (e studiato) a Udine, Padova, Bologna e Parigi. Collabora con @uxilia e Socialnews dall’autunno 2011, è caporedattrice della rivista dal 2014. Giornalista, social media manager, addetta stampa freelance, si occupa prevalentemente di sociale e diritti umani. È caporedattore della rivista SocialNews in formato sia cartaceo che online, e Social media manager. 

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