Se la prevenzione passa anche per una sana alimentazione

Rodolfo Edera, vicepresidente ed attuale numero uno “de facto” degli Amici del Cuore, racconta i traguardi raggiunti in 37 anni di attività. E presenta gli obiettivi futuri

di Francesca Chiades, collaboratrice di Social News

E’ stato anche grazie al contributo editoriale dell’associazione Amici del Cuore che abbiamo potuto realizzare il numero di SocialNews di marzo, interamente dedicato a tematiche mediche, all’interno del quale sono stati pubblicati autorevoli articoli redatti da alcuni fra i principali cardiologi e cardiochirurghi italiani.

L’associazione Amici del Cuore rappresenta una delle più floride e longeve realtà nazionali del Terzo Settore. Si occupa di prevenzione sanitaria, nello specifico di quella legata alle patologie cardiache. Il sodalizio ha sede a Trieste, ma spazia in un orizzonte a 360 gradi. Nasce nel 1978 grazie alla grande passione ed alla dedizione di un uomo, Primo Rovis, fondatore e presidente dell’associazione. E’ passato un anno dal giorno in cui il commendatore è mancato, lasciando un ricordo indelebile ed una forte eredità morale, come tiene a precisare Rodolfo Edera, vicepresidente ed attuale numero uno “de facto”, da sempre spalla, consulente, amico di una vita di Rovis.

“Nel tempo, la nostra realtà non ha fatto che espandersi, grazie alla vicinanza dei Triestini e della città stessa. Fra le varie attività di cui si occupa, ha sempre promosso la vicinanza alla cardiologia ed alla cardiochirurgia, contribuendo al potenziamento delle strutture attraverso l’acquisizione di macchinari sempre più all’avanguardia. Fra i vari obiettivi, vi sono anche quelli di finanziare la ricerca sulle malattie che colpiscono il cuore e garantire una formazione sempre più aggiornata a favore di chi se ne occupa”.

Come procede il 2015 per gli Amici del Cuore?

“Direi bene. Abbiamo ricevuto una piccola eredità da un nostro socio oltre al bilancio ordinario. Da anni viviamo di queste donazioni extra che ci permettono attività straordinarie. Nel frattempo, procediamo con le nostre consuete proposte: i corsi di pronto intervento, dal 1985 la nostra marcia in più, che in questi anni hanno abilitato migliaia di persone: solo nel 2014 abbiamo consegnato il famoso tesserino a circa duecento iscritti alle lezioni, tra militari e studenti. Poi, la costante disponibilità della nostra unità mobile, che offre esami della glicemia, del colesterolo e la misurazione della pressione grazie alla disponibilità dei nostri infermieri e dei nostri medici”.

A che cosa sono destinati i fondi da voi raccolti?

“Oltre ai corsi e all’unità mobile, garantiamo un supporto continuo al settore cardiochirurgico. Per questo motivo intratteniamo rapporti continui con i reparti cardiologici degli ospedali pubblici, tra i quali anche il famoso Burlo Garofolo, per anni fiore all’occhiello, a livello nazionale, in ambito pediatrico. Finanziamo gli aggiornamenti professionali dei medici attraverso l’acquisto di riviste e l’organizzazione di congressi e consentiamo a molti giovani neolaureati di seguire corsi di aggiornamento. Poi, naturalmente, vi è tutta la parte che riguarda l’acquisto di macchinari. Quest’anno, ad esempio, sono quattro i defibrillatori da noi destinati al circolo sportivo dei Vigili del Fuoco, alla nostra unità mobile e alla Federazione di atletica leggera. Cinque, invece, le borse di studio erogate a favore di infermieri, medici o specializzandi. Abbiamo anche deciso di sovvenzionare il progetto della sala ibrida di emodinamica del principale ospedale triestino donando una parte della somma necessaria al completamento. Parliamo di cifre a cinque zeri. Un impegno, quindi, particolarmente gravoso”.

Da dove provengono i finanziamenti da voi erogati per queste attività?

“Ogni anno i soci versano una quota fissa. Nel 2014 sono stati corrisposti 850 contributi. Nel corso di questi anni, circa seimila simpatizzanti hanno devoluto la quota almeno una volta. I soci provengono anche da fuori Trieste. Spesso, si tratta di pazienti giunti nei nostri ospedali, specializzati in cardiochirurgia. Poi ci sono le elargizioni, veicolate attraverso il quotidiano Il Piccolo, oltre alle eredità ed ai lasciti. Purtroppo, non riceviamo contributi pubblici, ma arrivano finanziamenti anche dal 5×1000”.

Quali sono le vostre prospettive future?

“Come primo traguardo, vorremmo sbarcare sul web, potenziando il nostro sito on-line per allinearci ai nuovi mezzi di comunicazione e diffusione. Questo passaggio è finalizzato alla ricerca di nuovi fondi, destinati a finanziare altri progetti. Alla fine dell’anno verranno rinnovate le cariche, compito che spetta al consiglio di amministrazione, un organo che andremo a potenziare”.

Il presidente e fondatore, Primo Rovis, è mancato un anno fa. Cosa sentite che abbia lasciato all’associazione?

“Seguiamo ancora, e continueremo sempre a farlo, la strada da lui tracciata molto tempo fa. Ci ha insegnato che bisogna amare il nostro territorio, qui, dove tutto è nato ed è cresciuto. E, ovviamente, che, per ricevere così tanto, bisogna saper dare allo stesso modo”.

Francesca Chiades

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Angela Caporale

Giornalista pubblicista dal 2015, ha vissuto (e studiato) a Udine, Padova, Bologna e Parigi. Collabora con @uxilia e Socialnews dall’autunno 2011, è caporedattrice della rivista dal 2014. Giornalista, social media manager, addetta stampa freelance, si occupa prevalentemente di sociale e diritti umani. È caporedattore della rivista SocialNews in formato sia cartaceo che online, e Social media manager. 

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