L’unità tra uomo e donna: la valida alternativa ad una fiaba

di Ester Molinaro

In molte situazioni, un minore potrebbe pensare che i diritti delle donne esistono solo nel mondo della fantasia. È necessario, invece, che il bambino ne faccia esperienza. I diritti delle donne non devono essere conosciuti attraverso un libro, ma perché reali

1195514019-fiabe-giuridicheC’era una volta è una di quelle rare espressioni che accompagnano la vita di una persona fin dai primi passi. Rappresenta l’inizio di una fiaba, la chiave con cui entrare in un mondo incantato, il ricordo di un momento felice.

C’era una volta rappresenta per me il modo in cui si aprivano le mie fiabe preferite, il sistema con cui ho imparato a leggere, il momento in cui potevo rimanere sola con mia mamma, un volo tra la fantasia, la possibilità di conoscere persone e luoghi lontani.

Crescendo, ho un po’ abbandonato la lettura delle fiabe: romanzi, poesie, testi di filosofia e manuali vari hanno iniziato a prendere posto nella mia biblioteca; ma cambiare non significa dimenticare e, proprio durante gli anni dell’Università, ho iniziato a pensare che la fiaba sia un po’ come un grande cilindro, dal quale possono uscire le cose più strane: un coniglio, una bacchetta, una morale, un po’ di scienza e, perché no?, anche del diritto. La fiaba iniziava così a rappresentarsi nella mia mente come una stoffa, morbidissima, capace di modellarsi sui contenuti più diversi.

L’idea di scrivere fiabe giuridiche nasce, in particolare, dalla mia contestuale esperienza di insegnante di musica in una scuola elementare e di studente in una Facoltà di Giurisprudenza.

Prima di iscrivermi all’Università, non poche persone mi parlavano del diritto come una materia profondamente mnemonica e lontana da qualsiasi forma di creatività: un insieme di aridissime formule il cui unico scopo sarebbe quello di imbrigliare la dinamica della vita in articoli incomprensibili.

Iniziando a studiare, capivo, invece, che il mondo delle norme è particolarmente vicino all’esperienza umana; che, dietro al serio linguaggio degli articoli, le parole si muovono in una danza di creazione ed interpretazione; che il diritto deve essere al servizio della vita; che il diritto è nell’esistenza. Notavo, infatti, che la maggior parte dei comportamenti della vita di ciascuno, come acquistare oggetti, associarsi, scegliere un lavoro, sposarsi, frequentare una scuola, un ospedale o una piazza, è affidata proprio al diritto.

Iniziavano, così, a serpeggiare nella mia mente questi interrogativi: se il diritto è, innanzitutto, relazione umana, se regola la maggior parte dei nostri comportamenti, perché non conoscerlo fin da subito? E perché non renderlo più semplice? Soprattutto, perché un bambino non può sapere che la maggior parte delle regole che vive quotidianamente è espressione di una più ampia vita giuridica?

Stando, come si suol dire, dall’altra parte della cattedra, osservavo, poi, che un bambino è veramente, come sostiene da sempre mio papà, un registratore vuoto capace di assimilare anche le nozioni più difficili, da una battuta di biscrome ad un articolo di legge. Non senza, però, l’ausilio del codice giusto. Questo non poteva essere, naturalmente, quello civile o quello penale; doveva essere un codice linguistico il quale, come un sentiero senza ostacoli, avrebbe permesso l’incontro tra il legislatore e il bambino. Così, per l’esigenza di spiegare l’istituto della Corte penale internazionale ad un pubblico composto da alunni delle elementari, nasce la mia prima fiaba giuridica, e con essa la profonda convinzione che, oltre a parlare di diritto minorile e dei diritti dei minori, occorre parlare di diritto direttamente ai minori.

Social News mi chiede oggi se sia possibile parlare dei diritti delle donne attraverso fiabe giuridiche.

Mi duole, innanzitutto, pensare che si parli ancora dei “diritti delle donne”. Significa che il loro effettivo riconoscimento è ancora lontano. Ciò che è ovvio non richiede trattazione. Ad ogni modo, prendendo atto della realtà, la risposta, in prima battuta, non può che essere affermativa. Le fiabe giuridiche possono certamente rappresentare, tra tanti altri, uno strumento interessante per affrontare, come dire, il problema? la possibilità? per molti, la dura realtà dei diritti delle donne. Basterebbe ispirarsi all’art. 1 della Dichiarazione universale dei diritti umani: “Tutti gli esseri umani nascono liberi ed uguali in dignità e diritti”.

Credo, però, che, in questo caso, la fiaba non basti. In molte situazioni, il piccolo lettore potrebbe pensare che i diritti delle donne esistono soltanto nel mondo della fantasia. È necessario, invece, che il bambino ne faccia esperienza. I diritti delle donne non devono essere conosciuti (solo) attraverso un libro, ma perché reali. I bambini e i ragazzi devono percepire da subito e da sempre che le donne possono, ad esempio, manifestare il proprio pensiero, opporsi, lavorare, rifiutare di sbrigare le faccende domestiche, governare un Paese o decidere di vivere sole ed essere comunque pienamente realizzate. Sono un avvocato penalista e sono una donna. Potrei raccontare molti episodi in cui il giudice chiama “avvocato” il collega e “dottoressa” la collega e ringrazio tutte le donne che hanno combattuto affinché questi “lapsus” diventassero sempre più rari. Penso, tuttavia, che, oggi, il sentiero per l’uguaglianza sostanziale, quella tanto ovvia da non richiedere un evento, una manifestazione o la dedica di una rivista, non debba arrestarsi alle istanze femminili o femministe, ma passare attraverso l’unità della coppia uomo/donna nelle sue diverse manifestazioni: genitori, colleghi, membri di un team, ecc. Credo fermamente che una coppia affiatata, capace di creare una dinamica in cui ciascuno valorizzi le diversità naturali dell’altro, possa raggiungere qualsiasi traguardo con meno fatica e maggiore gioia. Il lavoro contro la discriminazione parte dal quotidiano e, per un bambino, inevitabilmente dalla famiglia. Se il bambino vive in un ambiente in cui papà lava i piatti senza alcun problema perché mamma torna tardi dal lavoro, può anche evitare di leggere fiabe giuridiche.

Ester Molinaro

Avvocato penalista

Autrice di “Fiabe giuridiche

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