Sessant’anni di gruppi esperienziali

Dicendo “Gruppi Esperienziali” si intendono vari gruppi diversi tra loro, con tecniche di conduzione e finalità ben precise. In comune hanno il fatto di essere poco strutturati e lo sfruttare l’esperienza comune per poter accrescere la consapevolezza di ciascuno sui processi   e sulle dinamiche interpersonali e di gruppo.

Le origini dei gruppi esperienziali vanno cercate per prima cosa nel lavoro di Kurt Lewin, che pensò di usare vari gruppi di discussione per addestrare varie persone all’arte delle relazioni umane, una cosa essenziale ma trascurata nell’istruzione. Nell’estate del 1946 Lewin e i suoi collaboratori stavano tenendo dei seminare per formare operatori sociali che favorissero una buona riuscita ed applicazione della legislazione riguardante l’eguaglianza razziale: a fine giornata Lewin ed i formatori si riunivano per riflettere sui comportamenti e le interazioni vissute nei gruppi da loro osservati. Sono nati così i T-Group, gruppi di addestramento, portati avanti anche dopo la morte dello stesso Lewin dai collaborati di quest’ultimo.

Lo scopo di un T-Group è di istruire persone sulle dinamiche di gruppo, i fenomeni di cooperazione, competizione, conflittualità, coesione e leadership: il tutto utilizzando   la riflessione e la discussione sull’esperienza fatta in gruppi. Dai T-Group ci si potrebbe aspettare anche qualcosa in più rispetto una ricaduta formativa che potrebbe essere anche ben più ampia del gruppo stesso: ciò potrebbe accadere se ogni singolo partecipante al T-Group trasferisse quanto appreso all’interno del gruppo al suo ambiente in cui vive normalmente. Nei decenni successivi agli anni ’40 e ’50 vi è stato un incremento di tipi di gruppi diversi e la pratica degli stessi gruppi esperienziali ha conosciuto un grandissima espansione soprattutto negli Stai Uniti che nel resto dell’Occidente.

Negli anni ’60 ad esempio si formarono i primi Gruppi di Incontro, pensati da Carl Rogers, psicologo e psicoterapeuta di orientamento umanistico. In questo caso lo scopo non è tanto didattico o educativo, ma bensì terapeutico o quasi-terapeutico: non erano rivolti a formare degli esperti in esperti di relazioni umane, ma per poter favorire la crescita personale, l’autostima il senso di sicurezza ed equilibrio personale dei partecipanti. Poi vi sono gruppi che seguono un filone psicanalitico a stampo psicanalitico,   con cui si tende a portare i partecipanti a prendere coscienza delle dinamiche conflittuali inconsce e dei vissuti profondi, oppure un filone gestaltico a stampo della Gestalt (una corrente di pensiero psicologico), in cui si da molta importanza alla comunicazione non verbale tra i partecipanti che prendono atto dello sviluppo di una consapevolezza sensoriale e corporea.

Vi è poi che ritiene i T-Group un buon metodo con cui molte persone hanno migliorato la propria vita sociale in ogni livello, mentre molti ritengono che possano essere pericolosi per i partecipati stessi, in quanto possano terminare gli incontri con questi gruppi soffrendo di turbe oppure definendoli delle oasi di relazioni innaturali, quasi non integrate con il tessuto sociale più ampio.

di Mauro Farina

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Massimiliano Fanni Canelles

Massimiliano Fanni Canelles Head of CAD Nephrology and Dialysis, Health Department with University of Udine Adj. Professor in Alma Mater University in Bologna of International Cooperation Editor of SocialNews Magazine President of Auxilia Foundation Twitter. @fannicanelles Instagram @fannicanelles 

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