Cittadinanza è… food-sharing

Susanna Svaluto Moreolo

Con l’avvio di Expo Milano sembra d’obbligo dedicare qualche parola al tema del cibo e della sovranità alimentare. “Nutrire il pianeta, energia per la vita” questo l’argomento centrale dell’evento internazionale iniziato in maggio e che vedrà l’arrivo nel capoluogo milanese di migliaia di turisti provenienti da tutto il mondo. In una società sempre più globalizzata, si punta, al contrario, alla valorizzazione delle realtà e degli attori locali. Il tema dell’alimentazione evidenzia in misura sempre maggiore come la produzione di cibo non possa prescindere dall’impatto esercitato sull’ambiente e sull’ecosistema. L’effetto di tale connessione si esprime nel termine “alimentazione sostenibile”, che indica la necessità di un impatto via via minore dell’uomo sull’ambiente per ridurne l’impronta. A livello internazionale, sono diversi gli enti impegnati ad evidenziare l’esigenza di porre un freno ai livelli di sfruttamento delle risorse del pianeta. Ogni due anni, il WWF pubblica il “Living Planet Report”, mentre la FAO riconosce la necessità di un passaggio da un’alimentazione industriale, che sfrutta in maniera indiscriminata le risorse, ad una produzione sostenibile favorendo le realtà locali. Questa presa di coscienza avvenuta a livello internazionale rispecchia e, allo stesso tempo, si incontra con una nuova sensibilità maturata dalla società civile verso uno stile di vita sostenibile evidenziando una sempre maggiore preferenza per prodotti di qualità, biologici, a km zero, rispettosi dell’ambiente. La preferenza di prodotti biologici non si limita a rappresentare una scelta personale, ma confluisce in un movimento che, consapevole del proprio peso sulla Terra, decide di attivarsi per promuovere uno sviluppo diverso e responsabile, fino a costituire un vero e proprio limite alla crescita per favorire la decrescita.

Diverse sono le reti che si stanno creando tra produttori e consumatori accomunati dagli stessi valori, improntate alla solidarietà, al rispetto per l’ambiente e ad uno sfruttamento accorto delle risorse. L’idea è quella di formare dei raggruppamenti di persone che si incontrino per trattare le questioni relative al consumo consapevole e che, contemporaneamente, si associno per comprare all’ingrosso prodotti alimentari provenienti da coltivatori locali. Si favorisce, così, un consumo responsabile sulla base di una condivisione di intenti che si esplicita nel rapporto fiduciario con il produttore. In questo modo si intende sostenere lo sviluppo di circoli virtuosi in cui domanda e offerta si incontrino nel connubio di valori di solidarietà, tutela dell’ambiente e condivisione.

Un’altra iniziativa, non direttamente legata alla produzione, ma al bisogno di contrastare lo spreco alimentare, è il food-sharing. Il progetto nasce in Germania con lo scopo di redistribuire le eccedenze alimentari tramite il recupero da supermercati, fruttivendoli, panifici, del cibo che, altrimenti, finirebbe nella spazzatura e che, invece, viene condiviso in maniera gratuita tra gli utenti. Il meccanismo, in Germania attivo ormai da due anni, segue regole precise e prevede la presenza di addetti che si occupino di recuperare il cibo presso gli enti facenti parte del circuito, ne verifichino la qualità e lo rimettano in circolo, condividendolo con tutti coloro i quali lo desiderino.

La grande innovazione del food-sharing tedesco è che prescinde dalla dichiarazione di una situazione di indigenza, essendo il frutto della scelta responsabile di non sprecare il cibo prodotto, che rimane invenduto e che, se non consumato, dovrebbe comunque essere smaltito. In Italia, per richiedere gratuitamente il cibo si deve dichiarare una situazione di difficoltà economica, evidenziando come, al momento, il recupero delle eccedenze sia legato al reddito e non alla sostenibilità. Pratiche come il food-sharing rientrano fra gli obiettivi delle realtà che si oppongono alla logica insita nella crescita indiscriminata e nel consumo fine a se stesso.

In questo contesto, una buona prassi che cerca di promuovere la conoscenza della Terra ed il senso di condivisione è la creazione degli orti scolastici, realizzati per stimolare l’interesse ed il rispetto per la natura fin da piccoli. La creazione degli orti nelle scuole costituisce un’occasione non solo di formazione pratica sui metodi di coltivazione e sui prodotti coltivabili, ma anche un modo per creare un collegamento con la “madre Terra” ed il rispetto per la stessa. Inoltre, attraverso questa esperienza, i ragazzi imparano a prendersi cura di uno spazio comune, impegnandosi attivamente per “vedere i frutti” del proprio lavoro e condividerli.

Di fronte ad una società sempre più informatizzata, nella quale i legami tra le persone passano inesorabilmente attraverso whatsapp e facebook e lo smartphone è il prolungamento delle dita, è particolarmente avvertita l’esigenza di fermarsi e ricreare degli ambienti spontanei in cui ritrovare un senso di autenticità. Spesso, questo desiderio si muove di pari passo con l’immaginario frugale e rurale e si rispecchia, quindi, facilmente nella realtà contadina. Il contatto con la terra, il lavoro manuale, la coltivazione che ha dei tempi diversi e, soprattutto, ha i suoi tempi, implicano la ricerca di un modo diverso di vivere, di concepire il proprio essere nel mondo, in armonia, per quanto possibile, con la natura.

Angela Caporale

Giornalista pubblicista dal 2015, ha vissuto (e studiato) a Udine, Padova, Bologna e Parigi. Collabora con @uxilia e Socialnews dall’autunno 2011, è caporedattrice della rivista dal 2014. Giornalista, social media manager, addetta stampa freelance, si occupa prevalentemente di sociale e diritti umani. È caporedattore della rivista SocialNews in formato sia cartaceo che online, e Social media manager. 

Tags:

Leave a Reply

Your email address will not be published. Required fields are marked *