La memoria dell’olocausto dei Rom

di Angela Caporale

La storia racchiude in sé episodi di violenza, odio e discriminazione spesso dimenticati, come lo sterminio di oltre 500.000 Rom da parte dei nazisti durante la Seconda Guerra Mondiale: una tragedia nella tragedia da non consegnare all’oblio

L’Olocausto è una tragedia impressa nella nostra mente e nel nostro spirito, paradigma della crudeltà dell’animo umano ed esempio storicamente tangibile di cosa sia capace l’uomo, al contempo inventore della ruota, della scrittura e della filosofia. Tuttavia, anche per noi che di quanto accadde ad Auschwitz crediamo di sapere tutto, ci sono delle zone d’ombra. Storie di disabili internati, neri eliminati, Rom uccisi con il gas.
In una sola giornata, il 2 agosto 1944, furono 2.897 i Rom, uomini, donne e bambini, uccisi barbaramente dalla follia del Terzo Reich.
Non si è trattato che dell’episodio più grave di ciò che è stato chiamato “porrajmos”, devastazione, lo sterminio del popolo rom. I nazisti sterminarono oltre 500.000 Rom nei loro campi. Una tragedia nella tragedia rimasta dimenticata fino al 1982, quando il Parlamento della Germania Ovest ha riconosciuto la persecuzione razziale di Rom e Sinti, condannandola.
Oggi il “porrajmos” comincia ad essere riconosciuto, grazie all’attività delle molte organizzazioni ed associazioni che si occupano della Memoria. Nel 2002 il Parlamento Europeo ha avviato l’iter che dovrebbe portare al riconoscimento ufficiale del 2 agosto come data simbolica per ricordare tutte le vittime.
L’International Roma Youth Network ha ugualmente deciso di celebrare questa giornata, lanciando una campagna di sensibilizzazione in concomitanza con il 70° anniversario del più grave sterminio. Con “Guarda e non dimenticare”, i giovani rom si sono posti l’ambizioso obiettivo di togliere il velo dell’oblio su questa parte del genocidio nazista puntando, inoltre, a mobilitare i giovani di tutta l’Europa con i social networks. Attraverso gli hashtags #RomaGenocide e #2August hanno coinvolto in un dibattito persone altrimenti irraggiungibili ed hanno raccolto solidarietà senza confini e senza pregiudizi. Proprio come dovrebbe essere la Memoria, la capacità di ricordare ed imparare dagli errori passati, consapevoli che l’uomo capace di chiudere nelle camere a gas migliaia di persone discriminate solo in base a lingua, cultura o religione non è, biologicamente, così diverso da noi. Discriminazione, odio e violenza non alimentano che se stesse. È centrale, pertanto, apprendere dal passato come disinnescarle e trovare nel nostro tessuto sociale gli anticorpi per sconfiggere il virus del pregiudizio.

Angela Caporale
Caporedattrice di SocialNews

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