Violenza sulle donne. Intervista alla Presidente di Telefono Rosa sul decreto approvato dal Governo

di Ornella Esposito

Domani ricorrerà la Giornata mondiale contro la violenza sulle donne. SocialNews commenta il decreto sul femminicidio, approvato il mese scorso, con Gabriella Carnieri Moscatelli.

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Fonte: www.marieclaire.it

Contrastare la violenza sulle donne, e in generale ogni forma di sopraffazione verso il genere femminile (e non solo), è una priorità assoluta.

Oltre centro le donne che nel nostro Paese hanno perso la vita dall’inizio del 2013 per mano di uomini che non si possono definire innamorati né in preda ad un raptus, ma “soltanto” violenti. Uomini violenti, nella maggior parte dei casi, da tempo.

In Italia, la Giornata Mondiale contro la violenza sulle donne, si festeggia all’indomani dell’approvazione del decreto contro il femminicidio (lo scorso 11 ottobre) che ha introdotto una serie di novità.

Tra queste finalmente il riconoscimento della violenza assistita (quando il maltrattamento viene agito dinanzi a minori) quale circostanza aggravante, la possibilità per la parte offesa di conoscere sempre lo svolgimento dei procedimenti penali relativi all’autore del reato, l’estensione ai delitti di maltrattamenti contro famigliari e conviventi dell’ipotesi di arresto in flagranza, il godimento per la parte offesa del Gratuito Patrocinio (difesa legale a spese dello Stato) senza limiti di reddito.

Del decreto appena convertito in legge, si parlerà domani 25 novembre alle ore 12, presso la sala stampa di Palazzo Chigi alla presenza del Presidente del Consiglio dei Ministri, Enrico Letta e della Vice Ministro del Lavoro e delle Politiche Sociali con delega alle Pari Opportunità, Maria Cecilia Guerra.

SocialNews, ne ha parlato con Gabriella Carnieri Moscatelli, presidente di Telefono Rosa (da pochi mesi ha festeggiato le nozze d’argento), tra le associazioni che hanno preso parte ai lavori per la stesura del testo normativo.

Presidente, siete soddisfatti come associazioni di settore del decreto sul femminicidio?

L’ho sempre detto: ottimo il decreto,ma è da considerarsi un punto di partenza. Nel testo di legge sono previste le case di accoglienza per le donne maltrattate, ma servirebbero anche le case di semiautonomia cioè dei luoghi dove le donne possono gradualmente sperimentare il ritorno alla vita autonoma trovandosi un lavoro, contribuendo a gestire la casa, i figli. E poi sganciarsi definitivamente.

Inoltre dico: bene anche le restrizioni previste dalla nuova legge, ma aggiungo che vanno trattati anche gli uomini violenti, non solo le loro vittime.

Già nel ’96, quando partecipammo alla stesura della legge contro la violenza sessuale, dicevamo che bisognava trattare il violento. Non ci fu niente da fare.

Gabriella Carnieri Moscatelli

Gabriella Carnieri Moscatelli

Nel decreto, infatti, non è prevista l’obbligatorietà del trattamento psicologico dell’uomo violento, come in alcuni stati.

No. Per la legge italiana non ci può essere alcuna obbligatorietà. Io dico che, se declinato nei dovuti modi, l’obbligo al trattamento psicologico del reo può dare ottimi risultati. Ciò ridurrebbe la possibilità di recidiva, ed aumenterebbe la possibilità di avvicinare l’autore del reato alla vittima.

Nel carcere di Bollate di Milano, per esempio, Telefono Rosa sta partecipando al progetto “Demetra” (presentato lo scorso mese) che coinvolge anche i sex offenders in un’azione di “restituzione sociale”. Questi uomini hanno coltivato piantine officinali, decorato i vasetti che le contengono per poi andare al mercato a venderle. Il ricavato lo hanno devoluto a Telefono Rosa che, appunto, lotta da oltre 25 anni contro la violenza sulle donne.

Ritornando al decreto, quali sono gli elementi di novità, rispetto alla normativa finora vigente, che consentono una maggior protezione delle donne?

La possibilità per le forze dell’ordine di intervenire immediatamente, la prevista nascita di nuove case di accoglienza, l’ampliamento delle situazioni aggravanti per i maltrattamenti commessi dal coniuge pure in costanza del vincolo matrimoniale.

Un punto fortemente criticato da molte organizzazioni di settore, è quello dell’irrevocabilità della querela: una volta fatta, la donna non può più ritirarla. Secondo molti, avrebbe effetti dissuasivi.

Questa è una questione di principio che fa riferimento al concetto di autodeterminazione della donna. Quest’ultima, spesso, ritira la denuncia perché subisce pressioni.

Il Piano di Azione, inserito nel decreto, prevede una serie di interventi per la realizzazione dei quali è incrementato di 10 milioni di euro il fondo politiche relative ai diritti e pari opportunità. Lo stanziamento è sufficiente per una buona attuazione del piano?

No, non è sufficiente. Pensi che un centro antiviolenza con circa 12 operatori, costa in un anno circa 250mila euro. Se dovessimo stare ai parametri europei di rapporto centri antiviolenza/n. abitanti (1 su 10mila), con questo fondo siamo decisamente sotto.

In sintesi, il decreto sul femminicidio è più repressivo, o preventivo/riabilitativo?

Riabilitativo lo è pochissimo. Per quanto riguarda la prevenzione vogliamo aspettare l’attuazione del programma. In questo momento la vice ministra Guerra sta organizzando velocemente tavoli istituzionali (con enti pubblici e privato sociale) per ragionare sulla prevenzione, e sarà prevista la formazione nelle scuole.

Una cosa però è fondamentale ribadire: il tema della violenza è tutto permeato da un aspetto culturale. Non ci è ancora molto chiaro come il decreto vorrà declinare tale aspetto.

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