Una Repubblica sociale

di Massimiliano Fanni Canelles

L’evasione fiscale rappresenta una piaga della società italiana. È un fatto risaputo. I cittadini che, violando la legge, tentano di sottrarsi al pagamento dei tributi sono un numero costante e, nonostante gli sforzi delle autorità preposte – Agenzia delle Entrate e Guardia di Finanza – il fenomeno non sembra ridursi. Le stime più recenti collocano la percentuale di evasione nel nostro Paese al 27% del Pil mentre, per esempio, negli Stati Uniti essa tocca il 9%. Il problema non è soltanto quantitativo, ma sociale e culturale.
Molteplici studi sul tema hanno mostrato come l’evasione costituisca un fattore endemico e trasversale dell’intera società italiana: non esiste un profilo dell’evasore “tipo” da contrastare. Questo, ovviamente, fa lievitare i costi di monitoraggio e riduce l’efficienza dei controlli.
Possibili soluzioni devono essere corrispondenti alla riduzione del carico fiscale, promuovendo, ad esempio, incentivi a favore delle imprese che assumono giovani o che sostengono il sociale e che si impegnano in prima linea contro l’evasione fiscale. Sgravi fiscali per le imprese che assumono giovani. Di età inferiore ai trent’anni sono già previsti nel Piano per il lavoro giovanile che il Governo Letta proporrà nei prossimi giorni, in conformità allo Youth Guarantee Scheme, il piano europeo che mette a disposizione dei Paesi membri della UE fondi strutturali affinché l’occupazione giovanile non in nero non sia soltanto un’utopia.
Riguardo al controllo degli organi competenti, proprio in questi giorni è pronta all’attivazione una sorta di anagrafe dei conti correnti: attraverso un sistema informatico altamente tecnologizzato, sarà possibile per gli 007 del fisco incrociare i dati che emergono dalle dichiarazioni dei redditi con i movimenti bancari. Il SID (Sistema Informatico Dati) gestito da Sogei permetterà all’Agenzia delle Entrate di acquisire direttamente dagli operatori bancari le informazioni sui conti correnti degli Italiani. Secondo Attilio Befera, Direttore dell’Agenzia delle Entrate, non vi è alcun rischio per la privacy dei cittadini perché nessun dato verrà manipolato ed utilizzato al di fuori del contesto della lotta all’evasione. Quali siano i vantaggi concreti di questa riforma si saprà soltanto tra qualche mese. Appare, tuttavia, chiaro che, in questo modo, l’Agenzia delle Entrate potrà compilare delle liste di cittadini da sottoporre a controllo quando lo scostamento tra dichiarato e speso risulterà rilevante.
Per quanto riguarda la figura dell’evasore italiano, bisogna distinguere gli aspetti relativi alle varie tipologie di impiego, la differenza tra un dipendente pubblico ed un libero professionista è sensibile. Alla fine del mese, il primo trova in busta paga l’importo netto del proprio stipendio. Lo Stato trattiene direttamente ciò che è dovuto per legge. Evitare di pagare è, di conseguenza, materialmente impossibile. Il secondo, invece, dichiara autonomamente i propri ricavi che determinano, di conseguenza, il gettito fiscale imponibile. Questo modello presuppone l’onestà di tutti i lavoratori del settore privato, fattore nobile, ma, purtroppo, poco radicato in una percentuale significativa della società italiana.
Purtroppo, gli Italiani hanno sempre fatto fatica a considerare il bene pubblico come proprio. Le imposte servono allo Stato per gestire strade, scuole, sanità, sociale, ecc. Il benessere di noi cittadini dipende quindi da quanto del nostro reddito concediamo alla collettività. È la Costituzione Italiana che lo prevede all’articolo 53: “Tutti sono tenuti a concorrere alle spese pubbliche in ragione della loro capacità contributiva”.
Da parte sua, lo Stato deve riservare questi soldi per le opere pubbliche e sociali e per i servizi necessari ai cittadini. Una tassa non pagata non produce danni soltanto al bilancio statale: condiziona le disponibilità per tutte le azioni positive a favore del cittadino che, senza fondi, non possono diventare realtà. Evasore è chi rema contro il benessere comune, contro una Repubblica fondata sul lavoro e contro uno Stato in cui il benessere collettivo è direttamente proporzionale all’onestà dei cittadini.

Massimiliano Fanni Canelles

“L’Italia non deve essere il Paese dei Furbi che determinano una collettività di Fessi” (Davide Giacalone)

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Massimiliano Fanni Canelles

Massimiliano Fanni Canelles Head of CAD Nephrology and Dialysis, Health Department with University of Udine Adj. Professor in Alma Mater University in Bologna of International Cooperation Editor of SocialNews Magazine President of Auxilia Foundation Twitter. @fannicanelles Instagram @fannicanelles 

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