Nuovi modelli operativi

Alessandra Galmonte, Paolo Dosualdo

La realizzazione dei progetti di formazione/informazione si è dimostrata uno strumento utile per arginare e prevenire un fenomeno che ha assunto, nel tempo, una rilevanza sociale non limitata al solo mondo dello sport agonistico.

L’attenzione dedicata dalla società, nazionale ed internazionale, al tema dell’attività fisica e sportiva quale fattore di salute richiede di adottare le soluzioni più adeguate al fine di garantire un’efficace azione di tutela della salute della popolazione sportivamente attiva.
In quest’ottica, si ritiene utile identificare nuovi modelli organizzativi ed operativi che possano affiancarsi in maniera efficace alle tradizionali azioni di tutela della salute e di prevenzione al doping in ambito sportivo.
Nel corso del 2011, la Commissione per la vigilanza ed il controllo sul doping e per la tutela della salute nelle attività sportive, nell’ambito delle attività previste ai sensi dell’art. 3, comma 1, lett. c) ed f) della legge 376/2000, ha continuato a mantenere alto il livello di attenzione finalizzato, soprattutto, alla lotta ed alla prevenzione della diffusione del fenomeno doping nelle fasce giovanili della popolazione e nei settori sportivi amatoriali, al fine di far fronte al fenomeno dell’uso ed abuso di sostanze e metodi vietati e dell’abuso di medicinali da parte dei praticanti attività sportive in tali ambiti.
La realizzazione dei progetti di formazione/informazione si è dimostrata uno strumento utile per arginare e prevenire un fenomeno che ha assunto, nel tempo, una rilevanza sociale non limitata al solo mondo dello sport agonistico. Uno degli obiettivi principali di queste progettualità, sotto il profilo dell’azione educativa e di prevenzione, sarà quello di sensibilizzare sempre più i giovanissimi e gli amatori sul fenomeno dell’uso improprio dei farmaci e del doping a tutti i livelli di pratica sportiva.
In particolare, in materia di doping sono stati finanziati progetti di campagne formative/informative con l’obiettivo di migliorare le conoscenze degli operatori del settore (farmacisti, medici di medicina generale, specialisti in medicina dello sport, psicologi dello sport e preparatori atletici) sull’abuso e sugli effetti delle pratiche dopanti, ma si è resa necessaria anche una progettualità che coinvolgesse le fasce giovanili della popolazione ed i settori sportivi amatoriali, considerati gli ambiti maggiormente a rischio in materia di pratiche dopanti.
In tal senso, un esempio di progettualità efficace ed efficiente è il modello formativo progettato e realizzato dalla Regione Friuli Venezia Giulia e previsto dalla L.R. 8 del 2003. Questa ha saputo valorizzare e coinvolgere le realtà locali nella promozione della salute e della prevenzione del doping nelle attività sportive.
Da questa esperienza nasce la progettualità di un intervento esteso al territorio nazionale sulle tematiche della prevenzione e del contrasto alle pratiche dopanti che si ponga come obiettivo finale la messa in atto di un modello organizzativo-operativo integrato suddiviso in due fasi: una prima di formazione di figure professionali esperte in materia di doping; una seconda di intervento diretto sui destinatari della cascata formativa.
Nella prima fase del progetto, in ogni regione verranno formate in aula, con lezioni frontali, delle figure professionali relativamente alle tematiche del doping secondo diversi settori di afferenza, quali la Medicina, la Farmacologia, la Psicologia e la Scienza dello Sport.
I destinatari di questa prima fase, che in seguito terranno incontri e convegni presso scuole, federazioni, associazioni sportive e palestre sul territorio, verranno formati su aspetti doping-correlati quali:
cenni storici;
sostanze e metodi vietati e loro effetti sull’organismo;
aspetti farmacotossicologici delle principali classi di sostanze vietate per doping;
normativa nazionale ed internazionale;
procedure dei controlli antidoping;
abuso di farmaci nell’attività sportiva;
studi inerenti lo stato di salute correlato alla pratica sportiva, con particolare riferimento alle patologie maggiormente ricorrenti in atleti ed ex atleti.

Lo scopo di questa prima fase, dunque, sarà quella di formare soggetti ed operatori del servizio pubblico e privato sulla tematica del doping affinché diventino promotori dei messaggi nella cascata formativa, influendo positivamente sulle concezioni dei praticanti attività sportiva riguardo al benessere psicofisico e, di conseguenza, sui loro stili di vita.
Nella seconda fase del progetto, i formatori raggiungeranno sul territorio regionale i fruitori dell’intervento presso scuole secondarie, federazioni, associazioni e palestre, considerato che numerosi studi ed indagini giudiziarie hanno consentito di individuare in alcune tipologie di palestre e centri fitness un elevato rischio di commercializzazione illecita e di assunzione di farmaci e sostanze dopanti.
In ambito scolastico, verranno coinvolti alunni ed insegnanti delle scuole secondarie in un percorso didattico di conoscenza sul doping, il ruolo dell’alimentazione, l’uso corretto di farmaci ed integratori ed il concetto di salute e benessere, ampliando così indirettamente la conoscenza del fenomeno doping soprattutto riguardo gli aspetti motivazionali che conducono i giovani ad assumere sostanze dannose per migliorare le performance sportive.
Relativamente al settore sportivo amatoriale, il progetto coinvolgerà atleti, allenatori, preparatori atletici, dirigenti sportivi e genitori, creando all’interno della singola associazione sportiva degli incontri formativi e di informazione, ed identificando al suo interno una figura di riferimento in materia di prevenzione e contrasto al doping.
Nelle palestre, verrà aggirata la diffidenza e la difficoltà nel proporre eventi formativi formando i tecnici in materia di doping in modo da renderli capaci di riconoscere comportamenti a rischio, oltre a farsi portavoce della corretta informazione per scoraggiare coloro i quali avessero intenzione di utilizzare sostanze o pratiche dopanti.
In ogni ambito di intervento sarà possibile coinvolgere e responsabilizzare le famiglie degli studenti e degli atleti con l’obiettivo di renderli capaci di individuare i fattori di rischio e favorire una cultura anti-doping che si contrapponga all’atteggiamento dominante che orienta le persone al successo ad ogni costo e ad un’eccessiva medicalizzazione della società.
La finalità del progetto, dunque, sarà quella di coinvolgere il maggior numero di tecnici e sportivi in un percorso didattico che prevede una serie di azioni rivolte all’informazione in materia di doping, alla tutela della salute degli utenti ed alla formazione di referenti scolastici, tecnici e federali sulla salute e sulle problematiche doping-correlate, coinvolgendo, in aula e nella successiva fase di intervento, atleti o ex atleti come testimonial delle proprie conoscenze ed esperienze personali.
Tra le attività della progettualità, inoltre, saranno inseriti:
eventi rivolti a farmacisti, medici di medicina generale, specialisti in medicina dello sport, psicologi, preparatori atletici, allenatori;
eventi residenziali;
convegni;
utilizzo e rafforzamento degli strumenti di social network.
L’utilità di garantire, in particolare agli atleti di categoria giovanile, questa attenzione in tema di salute e trasparenza delle proprie caratteristiche biologiche costituisce, indubbiamente, un contesto di condivisibile interesse per ogni soggetto coinvolto per competenza (in primis le Federazioni Nazionali Sportive) e questa esigenza riguarda anche il settore amatoriale. Tale ambito, inoltre, costituisce in misura sempre maggiore, in modo preoccupante, un contesto di abitudini contrastanti la normativa in tema di doping e pericolose per lo stato di salute di soggetti non sempre adeguatamente monitorati e seguiti.

Alessandra Galmonte
Professore aggregato settore Psicologia Generale, Dipartimento di Scienze
Neurologiche, Neuropsicologiche, Morfologiche e Motorie, Università degli Studi di Verona
Paolo Dosualdo
Dottorando di ricerca Dipartimento Scienze della Vita Università degli Studi di Trieste

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