Coinvolgere i giovani

Giovanni Righi, Mauro Murgia

Un fiore all’occhiello delle esperienze del Friuli Venezia Giulia è stato sicuramente quello di aver saputo far fruttare in maniera integrata le esperienze e le competenze delle realtà scientifiche e professionali del territorio.

Nell’ambito del supporto alle iniziative di interesse sportivo, la Regione Autonoma Friuli Venezia Giulia ha sostenuto, negli ultimi anni, numerose attività di tipo culturale e scientifico finalizzate alla prevenzione ed al contrasto del fenomeno del doping. Il percorso intrapreso dall’Amministrazione Regionale al fine di ottemperare a quanto previsto dalla Legge Regionale di riferimento per il mondo sportivo (L.R. 8 del 2003) ha saputo valorizzare, a partire dal 2005, le realtà locali che avevano avviato autonomamente delle iniziative sul tema e ha tentato, nel quinquennio successivo, una sintesi dei contenuti e delle esperienze al fine di garantire un beneficio complessivo a tutta la comunità regionale.
I filoni di ricerca scientifica e di sviluppo di attività di formazione/informazione sul tema del doping che hanno animato il quinquennio 2005-2010 dell’attività di prevenzione e contrasto del fenomeno sono stati i seguenti: farmacologia, medicina dello sport e psicologia dello sport. Nelle rispettive sedi di riferimento, i referenti per ciascun ambito avevano già intrapreso un percorso di divulgazione e di offerta formativa in ambito scolastico e sportivo che garantiva quell’expertise necessario per la strutturazione di un processo organico di riproposizione su scala regionale delle attività già sperimentate localmente. Ai tre gruppi di lavoro, di cui due universitari ed uno più strettamente legato alla professione medica in ambito sportivo, è stata garantita la possibilità di ottenere il sostegno economico dell’Amministrazione Regionale per un’evoluzione in due fasi delle proprie iniziative. Alle tre realtà in questione, infatti, è stato chiesto, in un primo momento, di perfezionare le proprie attività di ricerca e, in una seconda fase, di procedere alla stesura congiunta di un progetto di formazione di giovani professionisti da mettere a disposizione per le attività di divulgazione ed informazione sui temi della prevenzione e del contrasto al fenomeno del doping in ambito scolastico e sportivo. Nel corso del 2008 ha avuto luogo la formazione di una trentina di giovani laureati di varia provenienza disciplinare (medicina, psicologia, farmacologia, scienze motorie e scienze dell’educazione); l’attività è stata curata direttamente dall’Università degli Studi di Udine che ha così garantito la formalizzazione di un corso di perfezionamento post-lauream a tutti i partecipanti. Tra questi ultimi sono stati scelti, infine, i docenti di un’estesa attività di disseminazione dei contenuti relativi alla prevenzione del doping proposta alle scuole secondarie di primo e secondo grado di tutto il territorio regionale. L’attività di disseminazione nelle scuole ed i convegni di divulgazione realizzati nei contesti sportivi del territorio regionale si sono svolti nel corso del biennio 2009-2010 grazie sia al finanziamento regionale sopraccitato, ma anche al co-finanziamento delle stesse attività da parte del Ministero della Salute. Il modello formativo progettato e realizzato nel Friuli Venezia Giulia ha ricevuto, quindi, un importante riconoscimento in sede nazionale quale percorso di interventi finalizzati alla divulgazione di informazioni e conoscenze utili alla realizzazione di serie politiche di contrasto efficace e di prevenzione precoce delle pratiche dopanti. Un fiore all’occhiello delle esperienze del Friuli Venezia Giulia è stato sicuramente quello di aver saputo far fruttare in maniera integrata le esperienze e le competenze delle realtà scientifiche e professionali del territorio, fornendo altresì ai giovani laureati uno strumento concreto di accrescimento del proprio bagaglio conoscitivo da spendere nel contesto delle realtà scolastiche e sportive regionali. A tale proposito, va sottolineata la sensibilità del Consiglio Regionale del Friuli Venezia Giulia su questo tema. L’assemblea legislativa regionale ha, infatti, istituzionalizzato i risultati ottenuti con il percorso di ricerca scientifica e di formazione finanziato e supportato nel corso del quinquennio sopraenunciato. La normativa regionale di riferimento per il settore sportivo, la già citata L.R. 8/2003, con le sue modifiche ed integrazioni intervenute negli anni successivi, riconosce oggi la centralità della formazione di giovani laureati sui temi della prevenzione e del contrasto al fenomeno del doping, nonché il ruolo delle istituzioni scientifiche e professionali regionali nella realizzazione di attività finalizzate a tale scopo. Oltre alle altre disposizioni contenute nella norma, l’art. 24 sexties (Soggetti attuatori) della stessa legge recita esplicitamente:
1. Per la realizzazione degli interventi previsti dagli articoli 24 quater, 24 quinquies e 24 septies, la Regione, secondo le indicazioni del Piano regionale di lotta al doping, sostiene spese dirette oppure eroga contributi e finanziamenti per iniziative promosse dal CONI, dalle federazioni sportive, dagli enti di promozione sportiva, dalle Università degli Studi della Regione, dall’Ufficio scolastico regionale, dalle Aziende sanitarie, dalla FMSI, dalle associazioni e società sportive.
2. La Regione riconosce il ruolo svolto dalle Università della Regione, dalla FMSI e dalla Scuola dello Sport del CONI del Friuli Venezia Giulia, nell’attuazione degli interventi previsti dall’articolo 24 quater, comma 1, lettere d), e), f) e h).
3. I benefici sono concessi per attività ed iniziative che abbiano un interesse regionale.
4. Con regolamento sono individuati i criteri e le modalità di erogazione degli incentivi.
5. È data priorità alle iniziative realizzate mediante l’utilizzo di professionalità formatesi presso il corso di perfezionamento sul doping organizzato dal Centro per lo studio, la formazione e l’informazione sul doping dell’Università degli Studi di Udine, in collaborazione con il dipartimento di Psicologia dell’Università di Trieste.
Il percorso formativo appena delineato, grazie anche alla sua istituzionalizzazione garantita dalle modifiche alla legge regionale di settore, rappresenta, per chi scrive, un esempio vincente di strutturazione integrata delle attività culturali e scientifiche finalizzate alla prevenzione ed al contrasto del fenomeno del doping in ambito scolastico e, parallelamente, può diventare una risorsa da valorizzare in maniera puntuale nei contesti sportivi giovanili.
L’esperienza dei sottoscritti, all’epoca del corso regionale di perfezionamento post-lauream, rispettivamente, docente e partecipante alle attività di formazione, è ancora oggi foriera di nuovi stimoli ed opportunità professionali nei ruoli di dirigente sportivo e ricercatore scientifico. La peculiarità dell’esperienza maturata nell’ambito delle attività promosse dalla Regione Autonoma Friuli Venezia Giulia consiste, in primo luogo, nella possibilità di un approfondimento serio sui temi in questione e, in seconda istanza, nell’aver sperimentato un modello di intervento che ha riconosciuto un ruolo importante ai temi di prevalente interesse e provenienza psicologica. Reputiamo, infatti, doveroso riservare l’ultima parte di questo breve intervento ad una valutazione del ruolo dei laureati in psicologia nell’ambito delle attività di formazione/informazione sui temi del contrasto e della prevenzione del fenomeno doping, alla luce anche del progetto nazionale che Auxilia Onlus sta realizzando sul tema grazie al finanziamento già accordato dal Ministero per le Politiche Giovanili, ora Dipartimento interno alla Presidenza del Consiglio dei Ministri.
La centralità del ruolo dei laureati in psicologia in un contesto come quello degli interventi formativi ed informativi sul tema del doping a favore di giovani sportivi e studenti si può collocare su almeno tre livelli: l’approccio personologico, lo sviluppo della progettualità e la valutazione sull’efficacia degli interventi. È noto, dalla letteratura di settore, che uno degli elementi di maggior peso nella scelta di utilizzare pratiche e/o sostanze dopanti è sicuramente riconducibile ad una serie di determinanti socio-cognitive, tra le quali spicca sicuramente una scorretta percezione del rischio. La comunicazione del rischio, un’analisi puntuale delle motivazioni soggettive nelle scelte relative alla salute ed alla legalità in ambito sportivo, nonché una descrizione integrata dei meccanismi di influenza sociale che possono essere significativi in relazione alle decisioni personali costituiscono sicuramente un terreno di confronto con i giovani e gli sportivi che deve vedere lo psicologo come figura di riferimento prevalente all’interno di un percorso di formazione/informazione.
Per quanto riguarda, invece, la necessità di procedere ad uno sviluppo organico dell’approccio formativo nel contesto delle tematiche della prevenzione e del contrasto al fenomeno del doping, il ruolo degli psicologi si evidenzia nella possibilità di proporre e supervisionare progetti a medio-lungo termine. Tale prospettiva, infatti, si dimostra la più efficace per ottenere un cambiamento stabile degli atteggiamenti della popolazione target rispetto al problema oggetto dell’intervento.
La valutazione di quest’ultimo, infine, è un ambito di lavoro strettamente legato agli aspetti metodologici del percorso di formazione realizzato e si fonda su strumenti psicometrici e su un approccio complessivo alla realizzazione di progetti che deriva in maniera sostanziale dal modello sperimentale. Nelle iniziative di disseminazione formativa su tematiche a forte impatto sociale finanziate nel contesto di politiche nazionali o regionali a prevalente copertura pubblica, crediamo che la valutazione dell’efficacia dei progetti e delle attività in essi realizzate sia la prospettiva più interessante sotto il profilo della replicabilità e dell’ulteriore sviluppo delle azioni programmate. Anche in tale ottica, crediamo che l’esperienza maturata nella Regione Autonoma Friuli Venezia Giulia possa costituire una buona base di partenza per le attività appena intraprese da Auxilia Onlus e che la scelta di riservare uno spazio così rilevante ai giovani psicologi possa rivelarsi un valore aggiunto dell’intero progetto.

Giovanni Righi
Docente a contratto settore Psicologia Generale Facoltà di Medicina e Chirurgia Università degli Studi di Trieste
Mauro Murgia
Cultore della materia settore Psicologia Generale Dipartimento Scienze della Vita Università degli Studi di Trieste

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