L’intelligenza del cuore

La comunità scientifica internazionale ha recentemente deciso di sostituire il termine "ritardo mentale" con "disabilità intellettive". Le disabilità intellettive comportano limitazioni nel funzionamento affettivo, sociale e scolastico per bassa capacità di adattamento (funzionamento adattivo). Ne deriva una scarsa autonomia personale. Il fatto di non saper affrontare le difficoltà diviene il principale elemento distintivo. Il funzionamento adattivo è direttamente influenzato dal quoziente intellettivo, ma anche altri fattori risultano significativi, come la personalità e i diversi disturbi mentali.

Le cause della disabilità intellettiva possono essere genetiche, con l’espressione di sindromi ereditarie e gestazionali per abuso di alcool e droghe da parte della madre. Ulteriori fattori predisponentipossono essere i traumi alla nascita e la nascita prematura stessa, oppure emorragie intracraniche o ischemie cerebrali ed agenti infettivi che comportino encefaliti o meningiti.

Ma a questi si aggiungono anche elementi sociali: si è osservato che carenze sensoriali ed affettive possono indurre alterazioni dello sviluppo psichico. La disabilità intellettiva si associa frequentemente alla malattia psichiatrica e, in questo caso, l’incidenza risulta superiore di tre-quattro volte rispetto al resto della popolazione. La patologia psichiatrica può quindi sovrapporsi al ritardo mentale. Anzi, il ritardo mentale stesso è uno dei più importanti fattori di vulnerabilità psichiatrica. I disturbi psichici più frequenti sono le psicosi, la depressione, i disturbi della condotta, i disturbi d’ansia, i disturbi affettivi, il disturbo da deficit di attenzione ed iperattività.

Nel corso degli ultimi decenni, molto è cambiato nel sostegno e nel trattamento riservati a questi pazienti. Da un concetto di custodialismo, collegato all’emarginazione sociale, in cui la disabilità era vissuta come elemento discriminante, oggi si sta sempre più affermando l’approccio basato sull’integrazione sociale. E’ stato il lavoro di Franco Basaglia a determinare questa rivoluzione. La rivisitazione del concetto di "malato mentale" inteso come "rifiuto" e la sua restituzione alla condizione umana hanno trovato legittimazione giuridica nella legge 180. Essa ha permesso la chiusura di manicomi-lager ed ha determinato la nascita dei centri di salute mentale con un’organizzazione territoriale. In questo modo, si pone il paziente nelle condizioni di acquisire ed esercitare un livello sufficiente di autodeterminazione.

Oggi la disabilità è definita come una “condizione di salute in un ambiente sfavorevole". L’attuale visione terapeutica è quindi quella di fornire i sostegni necessari per aiutare i malati a superare gli ostacoli che la vita propone loro. Alla persona con disabilità intellettiva e/o malattia psichiatrica associata deve oggi essere garantita una rete sociale che la sostenga, i cui attori sono le famiglie, i servizi di riferimento, le istituzioni, un corretto quadro normativo e le risorse presenti sul territorio. La rete risulta necessaria per sostenere il deficit intellettivo, ma è essa stessa che si arricchisce dei sentimenti e dell’amicizia di cui sono ricchi questi pazienti.

L’inibizione emotiva postmoderna di cui noi – cosidetti "normali" – siamo affetti viene spesso stravolta dalla spontaneità affettuosa dei malati mentali. Persone con un cervello disabile, ma con un cuore di grande intelligenza. Questa loro ricchezza si coglie e si apprezza nei momenti di ascolto e di confronto con le loro problematiche e con le loro esigenze. Un’intelligenza del cuore percepita e compresa solo da chi sta loro veramente vicino.

Di Massimiliano Fanni Canelles

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Massimiliano Fanni Canelles
Massimiliano Fanni Canelles Head of CAD Nephrology and Dialysis, Health Department with University of Udine Adj. Professor in Alma Mater University in Bologna of International Cooperation Editor of SocialNews Magazine President of Auxilia Foundation Twitter. @fannicanelles Instagram @fannicanelles

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