Una Costituzione europea

Breve riflessione sul tentativo di creare una Costituzione europea, che poi è andato a finire male a causa delle mancate firme dei Paesi Bassi e della Francia, anche se alcuni dei principi di questo testo sono comunque passati nel Trattato di Lisbona.

Vorrei fare una breve riflessione sul tentativo di creare una Costituzione europea, che poi è andato a finire male a causa delle mancate firme dei Paesi Bassi e della Francia, anche se alcuni dei principi di questo testo sono comunque passati nel Trattato di Lisbona. L’impostazione con cui si è costruita l’integrazione economica europea, un’impostazione culturale, politica, ideologica ha caratterizzato le politiche sociali e le politiche del lavoro in un senso che secondo me è regressivo. C’è stata tutta una discussione intorno alla squadra scelta da Manuel Barroso per la nuova commissione europea, e poi intorno al caso Buttiglione, che ne hanno sovrastato un’altra, quella che si sarebbe potuta sviluppare intorno alla Costituzione per l’Europa. Il liberismo economico è stato eretto ad obiettivo supremo dell’Unione, trascurando la questione sociale. Una Costituzione è l’atto solenne con cui una comunità politica (un popolo, una nazione) definisce i propri valori ed organizza le norme giuridiche, le leggi a cui si sottomette. La Costituzione è quindi una delle manifestazioni concrete della democrazia. Parlare di Costituzione europea quindi vorrebbe dire che i venticinque stati membri dell’Unione e i loro popoli si riconoscono come una comunità di destino, fondata sul suffragio universale. Ma le cose non stanno assolutamente così! Per questo motivo, l’autoproclamazione di una Costituzione europea, anche ricorrendo al sotterfugio di un trattato internazionale, mascherava un’intenzione politica legata al liberismo. Questo succede, perché imporre la parola senza la realtà equivale a imporre il liberismo stesso in spregio delle norme democratiche di base. In altre parole, in questo modo avviene una sorta di colpo di stato ideologico!
Ci sono alcune domande che dovevano essere irrinunciabili:
1) Il nuovo assetto istituzionale europeo introduce percorsi di trasformazione sociale, di cambiamento in meglio della qualità della vita?
2) Si apre la prospettiva di una nuova regolazione politico-sociale del capitalismo, di questo capitalismo globale che toglie sovranità ai governi locali?
3) In breve, la Costituzione europea consente la fuoriuscita, se non totale, almeno parziale della società delle merci, di questa società tutta schiacciata sul consumo?
4) Per quello che riguarda i rapporti internazionali, l‘Europa che si vuole rappresentare può proporsi all’attenzione di tutti come una società rinnovata socialmente al suo interno e che perciò si fa promotrice di un sistema nuovo di rapporti tra gli Stati e tra le varie culture e società, nel quale la guerra e il terrorismo non abbiano più legittimità e nel quale i rapporti economici in scala globale abbiano come motore i bisogni e il rispetto dei diritti delle persone e non gli interessi del capitale globale?
5) Possiamo ancora immaginare un’Europa fortezza nei confronti dei migranti, che fa circolare le merci e le informazioni ma esclude da questo flusso le persone?
Poi c’è stata tutta la polemica sull’esposizione del crocefisso nelle classi, di cui ho parlato prima, e sul mancato riferimento delle radici cristiane nella Costituzione europea.
La mia premessa fondamentale è questa:
– Il cristiano è ‘sale’ (e non si vede…)
– Il cristiano è ‘lievito’ (e non si vede…)
– Il cristiano è ‘chicco di grano’ (che va sottoterra, marcisce e dà frutto!)
E per finire, le chiese non pretendano ruoli speciali!
Io vorrei ribadire con forza la mia contrarietà alla campagna partita dal Vaticano e dall’ala più conservatrice della Chiesa cattolica, con l’appoggio di alcune Chiese protestanti, a favore dell’introduzione del riferimento alle radici cristiane del nuovo testo. Ritengo però importante che questa campagna dia l’occasione per ripensare insieme a tutta la comunità cristiana quali siano i veri valori, le vere radici cristiane. Penso infatti che il riferimento ai valori umani della libertà, della pace, della solidarietà, nella nuova Costituzione siano gli unici che dovrebbero interessare essendo valori anche profondamente evangelici. I padri fondatori dell’Europa, tra i quali i cattolici Alcide De Gasperi e Konrad Adenauer, nel 1950 non cedettero alla tentazione di ancorarla a ‘radici cristiane’. La loro intuizione profonda era quella: unificare l’Europa intorno all’eguale diritto di tutti e di ciascuno. Non servono rivendicazioni! Queste radici cristiane di cui si parla, poi, sono molto discusse dal punto di vista del loro apporto positivo alla storia del nostro continente: insomma l’apporto c’è, nessuno lo nega, ma come si fa a ‘misurare’ esattamente come e quanto? E poi questo discorso, non dimentichiamocelo, è pericoloso perché può creare o rinforzare ostilità diffuse e gerarchie tra religioni. Molti cristiani hanno contribuito e contribuiscono a promuovere l’Europa. Io credo che non esista in Europa, nessuna campagna anticattolica, anticristiana; semmai esistono poteri ecclesiastici che pretendono ancora ruoli garantiti nelle istituzioni. C’è una pressione nella Chiesa, forte, che dura ormai da troppo tempo, per ottenere un ruolo separato e dominante nel rapporto con le istituzioni europee rispetto a quello normale d’altri soggetti della società civile. L’onorevole La Pira, che era un cattolico, nel 1947 presentò l’emendamento per ribadire le origini cristiane nella Costituzione italiana. Nella successiva discussione si accorse che doveva, da cristiano, fare un passo indietro. Ritirò l’emendamento. Questa è vera laicità! Cristo è il salvatore di tutti e non un simbolo di divisione, né uno strumento per guadagnare consensi. Oggi, troppo spesso, la religione ‘trionfa’ soprattutto come risorsa identitaria ed etica, e questo la rende più facile preda di forze politiche che vogliono sfruttarla a proprio vantaggio elettorale. Ma la religione non deve mai essere utilizzata per fini politici, che è una cosa gravissima e pericolosa. Il cuore del messaggio cristiano ha ben poco a che fare con giochi di potere, interessi economici, meschinità travestite da nobili parole, impunità, arroganza, xenofobia, omofobia, razzismo. Io credo, e con me tanti cattolici e tanti cristiani, che i credenti debbano testimoniare la loro fede nella vita sociale e politica, ispirandosi solo alla parola ‘povera’ di Gesù di Nazareth e che la Chiesa debba abbandonare le logiche ecclesiastiche della ricerca di privilegi e dei ruoli nelle istituzioni. Solo così inizieremo veramente ad applicare i principi del Concilio vaticano II.
“Pubblicato per concessione della casa editrice Aliberti un estratto del libro di d. Andrea Gallo Di sana e robusta costituzione (Aliberti editore, 2011)”.

Andrea Gallo
Presbitero, fondatore e animatore della comunità di San Benedetto al Porto di Genova.

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Massimiliano Fanni Canelles
Massimiliano Fanni Canelles Head of CAD Nephrology and Dialysis, Health Department with University of Udine Adj. Professor in Alma Mater University in Bologna of International Cooperation Editor of SocialNews Magazine President of Auxilia Foundation Twitter. @fannicanelles Instagram @fannicanelles

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