Libertà e tolleranza

Carlo Giovanardi

La libertà religiosa è un diritto fondamentale di ciascuna persona. Il Governo vuole essere in prima linea in quella giusta e doverosa battaglia da cui dipende la possibilità di immaginare un futuro di pace per l’umanità.

Nei Vangeli, l’esortazione di Gesù Cristo agli Apostoli è molto chiara: “Andate e diffondete la mia parola a tutte le genti”.
La parola di Dio non è più rivolta solo al popolo eletto, ma a tutto il mondo, come San Paolo spiega efficacemente nella sua infaticabile opera di diffusione del Cristianesimo. Se la Chiesa vuole essere fedele al messaggio del Fondatore, non può che rivolgere il suo spirito missionario ovunque, anche dove storicamente sono radicate altre religioni. Nel pieno rispetto della libertà di professare il proprio credo religioso e fare proselitismo, la Chiesa deve rivendicare con forza la sua libertà di proporre la salvezza ad ogni uomo e ad ogni donna promuovendo la loro conversione. Per questo non deve mancare la più convinta e piena solidarietà dei Cattolici di tutto il mondo dinanzi alle persecuzioni subite dai Cristiani nei Paesi islamici, nei quali la testimonianza della fede può costare anche il sacrificio della vita. C’è chi parla di conflitto tra religioni e civiltà, tra Cristianesimo e Islam, addirittura tra Islam e Occidente. Credo che, se di contrapposizione si debba parlare, o anche di scontro, ciò avvenga tra tolleranza e dialogo da un lato e intolleranza ed estremismo dall’altro. È normale che il confronto tra culture, religioni e civiltà diverse non sia sempre semplice, ma è innegabile che la lotta tra tolleranza ed estremismo stia incidendo particolarmente sui Cristiani. Credo non sia da sottovalutare l’aumento degli episodi di violenza contro le minoranze cristiane. Esiste un dato allarmante: ogni 100 morti causati dall’intolleranza religiosa nel mondo, 75 sono Cristiani. D’altronde, l’islamismo radicale, il quale propone che in ogni Stato islamico sia istaurata la shari’a, si sta diffondendo in molti Paesi islamici in cui convivono anche gruppi di Cristiani. È evidente che la sua instaurazione renda assai difficile la vita ai Cristiani e la loro stessa esistenza può essere in pericolo. Senza dimenticare che i Cristiani, minoranza nel mondo islamico, vengono bollati come “dhimmi”, cittadini di serie B. I “dhimmi” sono gli infedeli che pagano la “jizyah”, una tassa, e per questo sono tollerati. È uno status molto umiliante. Una condizione sprezzante, in cui la dignità delle persone che appartengono alla minoranza non viene rispettata. In molti contesti, le comunità cristiane si ritrovano in una condizione di isolamento ed estraneità, pur essendo state, nel corso della storia, proprio le Chiese orientali i centri propulsori e di irradiazione del Cristianesimo.

E ciò accade nonostante le comunità cristiane fossero presenti sul territorio molto prima dell’arrivo dell’Islam. Assistiamo, quindi, all’emigrazione massiccia dei Cristiani dai Paesi islamici a quelli occidentali. Siamo di fronte ad un quadro generale di grande sofferenza delle comunità cristiane nel mondo mediorientale: colpite duramente in Iraq, divise in Libano, soggette alle ripercussioni dell’islamizzazione in molti Paesi arabi, costrette a resistere agli abusi di regimi autoritari altrove. Non credo che il Wall Street Journal abbia esagerato, nella presentazione del rapporto sulla dimensione della sofferenza cristiana in terra islamica curato dall’organizzazione no profit americana Open doors, utilizzando l’eloquente definizione “cristiano-fobia islamica”. Purtroppo, la comunità internazionale sottovaluta spesso le lesioni al diritto fondamentale alla libertà religiosa, principio così solennemente proclamato in tutte le Carte internazionali dei diritti. È dalla difesa rigorosa ed inflessibile di questi diritti che bisogna partire, perché il fanatismo, non solo quello islamico, basti pensare all’India, trova copertura e complicità anche a livello istituzionale. Credo che, oltre alla dimensione religiosa, vada analizzata anche la situazione democratica, afferente ai diritti e, quindi, alla libertà religiosa. Solo trovando una sintesi tra queste due dimensioni potrà essere ricomposto il tessuto di rapporti tra Stati, all’interno di comunità e tra le comunità, in modo da superare divisioni di origine antica e recente. Credo che la strada da seguire sia quella di valorizzare la centralità della persona umana, unico antidoto per prevenire estremismo e intolleranza. Il Governo italiano vuole essere in prima linea nella promozione della libertà religiosa, trattandosi di un diritto fondamentale di ciascuna persona. Vuole essere in prima linea in quella giusta e doverosa battaglia da cui dipende la possibilità di immaginare un futuro di pace per l’umanità. In questa direzione, il Governo ha fatto molto: a livello europeo è stata promossa un’azione complessiva volta a sostenere la libertà religiosa, tutelando i diritti delle persone che appartengono alle minoranze religiose, mentre, presso le Nazioni Unite, è stata promossa una risoluzione sulla libertà religiosa e sul diritto di tutte le minoranze a praticare la loro religione.

Ricordo, infine, l’azione del Governo italiano contro la nota sentenza con cui la Corte di Strasburgo ha vietato l’esposizione del Crocifisso nei luoghi pubblici. Concludo queste mie considerazioni con l’auspicio che le comunità cristiane nel mondo ed i governi si impegnino per promuovere la convivenza, non dimenticando che, spesso, giovani e giovanissimi dimostrano di essere più evoluti degli stessi Stati di appartenenza: hanno già imparato autonomamente a convivere in pace. È necessario, insomma, che i conflitti politici non dividano ciò che nella vita quotidiana è, a volte, unito.

Carlo Giovanardi
Senatore, Sottosegretario alla Presidenza del Consiglio

Massimiliano Fanni Canelles

Massimiliano Fanni Canelles

Viceprimario al reparto di Accettazione ed Emergenza dell'Ospedale ¨Franz Tappeiner¨di Merano nella Südtiroler Sanitätsbetrieb – Azienda sanitaria dell'Alto Adige – da giugno 2019. Attualmente in prima linea nella gestione clinica e nell'organizzazione per l'emergenza Coronavirus. In particolare responsabile del reparto di infettivi e semi – intensiva del Pronto Soccorso dell'ospedale di Merano. 

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