La prevenzione inizia in famiglia

Maria Rita Parsi di Londrone,Daniela di Veroli

Bisogna “gestire” la tendenza agli eccessi dei nostri figli. E senza demonizzarli o ridicolizzarli dovremmo star loro accanto per scegliere insieme “le sfide” da compiere aiutandoli a riconoscere quelle che sono troppo rischiose

I ragazzi, si sa, amano gli eccessi. Anche noi adulti, al tempo della nostra adolescenza, amavamo il rischio, l’intraprendenza, le sfide, il sentimento di essere onnipotenti, la sensazione di avere il mondo nelle nostre mani, il sentirsi invulnerabili, l’incauto procedere. Il primo motorino, la prima automobile equivalevano a traguardi importanti per iniziare il cammino verso l’indipendenza e contemporaneamente il percepirsi simili ai nostri coetanei. Oggi, da genitori, educatori e formatori facciamo fatica a trovare una modalità di insegnamento, di prevenzione dei rischi per i nostri figli. Il temere tali rischi può sortire l’effetto di irrigidirsi, impartendo divieti e vincoli, con effetti inversamente proporzionali a quelli che era nostra intenzione raggiungere. Allora, bisogna “gestire” la tendenza agli eccessi dei nostri figli. Del resto quale ragazzo/a non si sente un po’ un “eroe” quando ha la percezione di vivere la città come fosse un “deserto” da attraversare! Ecco, senza demonizzarlo o ridicolizzarlo, dovremmo stargli accanto per scegliere insieme “le sfide” da compiere e riconoscerne alcune troppo rischiose. Va detto, comunque, che la percezione del rischio nei giovani varia a secondo della sovrastima delle proprie capacità, del sentirsi inattaccabili dal destino perciò invulnerabili, della comprensione della propria abilità alla guida, al restringimento o allargamento della percezione di velocità, distanza, stabilità, prontezza di riflessi di fronte a stimoli improvvisi. In questo può tornare utile la possibilità che a scuola possa essere inserita l’educazione stradale come materia di studio. Del resto l’insegnamento alla comprensione, gestione, capacità di utilizzazione del codice stradale non è altro che l’educazione a percorrere la vita. A tale proposito alcune regole basi da proporre ai nostri ragazzi:
1) Guidare motorino e auto senza la fretta di arrivare alla meta
2) Essere responsabili di chi è con noi come accompagnatore
3) Bere alcolici a turno stabilendo nel gruppo chi non berrà quella sera per essere colui che trasporterà gli amici ovvero il “condottiero”
4) Essere noi stessi da esempio per i nostri figli nel rispetto delle regole stradali (mai predicare bene e razzolare male)
5) Il non confondere velocità o rischio con il divertimento
6) Gestire le possibili distrazioni come l’uso del cellulare, gli stimoli visivi e acustici esterni, l’ascolto di musica con cuffie o ad alto volume
7) Far contribuire i propri figli al pagamento di eventuali sanzioni relative a multe nelle quali possono incorrere
8) Avere la consapevolezza che, come pedoni, debbono essere rispettate le stesse regole della strada come quando si è conduttori di veicoli
9) Insegnare già da bambini, futuri adolescenti, il parallelismo fra segnaletica stradale e segnaletica di vita facendone comprendere appieno il significato nella sua similitudine
10) Trasmettere ai nostri ragazzi che il destino è nelle nostre proprie mani e che fatalismo non equivale a sfida della propria incolumità.

Maria Rita Parsi di Londrone
Psicologa, psicoterapeuta.
Direttore della SIPA ( Scuola Italiana di Psicoanimazione )
Presidente della Fondazione “Movimento Bambino”
Consulente della Commissione Parlamentare per l’Infanzia

Daniela di Veroli
Responsabile soci della Fondazione Movimento Bambino

Massimiliano Fanni Canelles

Massimiliano Fanni Canelles

Viceprimario al reparto di Accettazione ed Emergenza dell'Ospedale ¨Franz Tappeiner¨di Merano nella Südtiroler Sanitätsbetrieb – Azienda sanitaria dell'Alto Adige – da giugno 2019. Attualmente in prima linea nella gestione clinica e nell'organizzazione per l'emergenza Coronavirus. In particolare responsabile del reparto di infettivi e semi – intensiva del Pronto Soccorso dell'ospedale di Merano. 

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