L’istruzione può attendere. La sete no

Furio Camillo Rosati

Nelle aree rurali dei paesi in crisi idrica mandare i bambini a scuola vuol dire che la raccolta dell’acqua diventa un compito degli adulti, che non possono occuparsi quindi di altre attività produttive. I bambini svolgono quindi un ruolo fondamentale nella raccolta dell’acqua o nel contribuire a sopperire ai costi del suo acquisto, ma sono costretti a rinunciare allo studio

Dal confronto dei dati di El Salvador, Ghana, Guatemala, Marocco e Yemen (Child labour and access to basic services : evidence from five countries, UCW 2004) e da uno studio specifico sullo Yemen (Children’s work and water access in Yemen, UCW 2003), l’UCW project ha individuato un legame importante tra la disponibilità di servizi di base – acqua ed elettricità – e lavoro minorile. Nei Paesi considerati una parte significativa della popolazione non dispone dell’accesso ad acqua ed elettricità, soprattutto nelle aree rurali: in Guatemala, il Paese caratterizzato dalla maggiore disponibilità, il 68,8% della popolazione ha accesso all’acqua e nelle aree rurali la percentuale si riduce al 53,7%; in Ghana e Yemen, i Paesi con minore disponibilità, rispettivamente il 44.8% ed 38.1% della popolazione totale ed il 22.1% e 22.8% della popolazione rurale dispone di acqua. La mancanza o una ridotta disponibilità d’acqua ha conseguenze non solo sulla salute dei bambini, ma anche sulle possibilità di frequentare la scuola. Il tempo di adulti e bambini sono input nella produzione, sia in modo diretto (attraverso le attività di produzione domestica) che indirettamente (attraverso le attività di mercato). La distribuzione del tempo tra le diverse attività può quindi essere pensato come il risultato di una scelta razionale, che tiene conto del valore del tempo dei membri della famiglia nelle diverse attività. Il mancato accesso alla rete idrica pubblica influenza il valore attribuito al tempo dei bambini e di conseguenza le decisioni della famiglia circa la distribuzione del tempo tra scuola e lavoro. Nelle aree rurali soprattutto, il tempo necessario a trasportare l’acqua può essere ingente: mandare i bambini a scuola vuol dire che la raccolta dell’acqua diventa un compito degli adulti, e quindi che tempo ed energie vengono sottratte ad altre attività produttive. Da questo punto di vista, la mancanza di acqua aumenta il valore del tempo impiegato in attività non scolastiche, in quanto i bambini svolgono un ruolo fondamentale nella raccolta dell’acqua o nel contribuire a sopperire i costi dell’acquisto dell’acqua. In modo più diretto, dover ricorrere a fornitori privati si traduce in costi addizionali significativi, che si ripercuotono negativamente sulla possibilità di affrontare i costi diretti della scuola (libri, materiale scolastico, pasti, etc.), e che possono creare una maggiore dipendenza dal lavoro e/o dal reddito generato dal lavoro minorile. Si consideri, per esempio, che nelle 4 maggiori città yemenite (San’a,Taiz, Mukalla e Hodeidah ) le famiglie spendono mensilmente YR 1.150 per l’acquisto dell’acqua per uso generale e da bere, pari circa ad un quarto del PIL pro capite medio mensile (YR 4.722, IMF 1999).

In tutti i Paesi considerati, la percentuale di bambini occupati a tempo pieno (nella fascia d’età tra 7 e 14 anni) è molto più elevato tra le famiglie senz’acqua rispetto a quelle con disponibilità di acqua. In Guatemala, per esempio, il tasso di occupazione dei bambini è tre volte maggiore tra le famiglie senza acqua. Il tasso di frequenza scolastica risulta molto inferiore: per esempio, in El Salvador ed in Guatemala, il tasso di frequenza scolastica è rispettivamente dell’85% e del 79% tra le famiglie con accesso all’acqua; è invece del 72% e del 66% per le famiglie senz’acqua. Inoltre una maggiore proporzione di bambini la cui famiglia non ha accesso all’acqua risulta inattiva. In Yemen, circa il 38% dei bambini senza accesso all’acqua risulta inattiva, contro il 28% dei bambini la cui famiglia vi ha accesso. Ancora più evidente è l’effetto dell’accesso rispetto al sesso: in Yemen le bambine che non hanno disponibilità di acqua hanno tre volte le probabilità di lavorare e meno della metà di andare a scuola. Il tasso di inattività è quasi il doppio, suggerendo quindi che le bambine registrate come inattive sono invece occupate nella raccolta dell’acqua per la propria famiglia. Il legame tra la disponibilità di acqua e le attività svolte dai bambini ha implicazioni importanti: un aumento dell’accesso all’acqua si profila come uno strumento per ridurre il lavoro minorile ed aumentare la frequenza scolastica, e quindi come un ulteriore stimolo a raggiungere una copertura universale. Garantire l’accesso all’acqua incrementa la frequenza scolastica e riduce sia la partecipazione dei bambini all’attività economica che il numero dei bambini inattivi, sia nelle zone rurali che urbane. L’entità dell’effetto è diverso tra i Paesi presi in considerazione, ma la tendenza è comune: la connessione alla rete idrica aumenta le probabilità di frequentare la scuola da 2 (Ghana) a 10 (Yemen) punti percentuali (nelle zone urbane). Nel caso dello Yemen, connettere una famiglia alla rete idrica aumenta del 16% le possibilità che una bambina in una zona urbana frequenti la scuola (la percentuale si riduce all’11% nel caso di una bambina nella zona rurale); contemporaneamente si osserva una riduzione delle probabilità che la bambina risulti inattiva (13% nelle aree urbane e 8% nelle aree rurali) e che sia occupata a tempo pieno (di 2 e 3 punti percentuali rispettivamente nelle aree urbane e rurali).

Furio Camillo Rosati
Professore ordinario Scienza delle Finanze
Università degli studi di Roma “Tor Vergata”
Responsabile progetto UCW – Understanding Children’s Work
(ILO, UNICEF, Banca Mondiale)

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