L’India e la guerra dell’acqua

Renzo Tondo

Nel mondo la lotta al degrado ambientale passa anche e soprattutto attraverso la tutela delle acque, un problema che in molte nazioni sta avendo drammatiche conseguenze umane, sociali e politiche

Al World Economic Forum di Davos si è recentemente parlato di ambiente e dei provvedimenti necessari ad incoraggiarne la tutela. Occorre ridurre le emissioni delle auto o incrementare l’uso di biocarburanti, aumentare le tasse sulle attività dannose all’ambiente e dare sussidi a quelle che invece sullo stesso hanno ricadute positive, sostenere lo sviluppo di tecnologie pulite. Ma soprattutto, è stato evidenziato, la lotta al degrado passa attraverso una buona gestione delle acque. Nel mondo sono circa un miliardo le persone legate a contesti rurali che vivono in assoluta povertà, e la maggior parte di esse vive in regioni estremamente degradate. La mancanza di accesso all’acqua potabile è una tragica realtà per oltre 1 miliardo e 200 milioni di individui che, concentrati principalmente nei paesi in via di sviluppo, rappresentano circa il 20% della popolazione mondiale.

Oggi, garantire l’accesso all’acqua potabile a queste persone (e non solo!) appare una delle più grandi sfide della comunità internazionale. In tutto il mondo la guerra dell’acqua è cominciata da tempo. In India, per parlare di un Paese dove con l’associazione International Adoption abbiamo lavorato per aiutare la popolazione ed i bambini, le controversie e le lotte per il controllo dell’acqua sono all’ordine del giorno. Già nel 1947 sono stati tagliati alcuni canali che portavano acqua in Pakistan. E negli anni ’80 è stato predisposto il grande progetto di dighe della valle di Narmada, che ha costretto 200.000 persone a migrare dalle proprie terre, con manifestazioni di protesta spesso terminate nel sangue.

Negli ultimi anni a causa di questo problema sono nate e nascono continuamente dispute territoriali con violenze e scontri tra la popolazione e le forze dell’ordine. Ed è stata purtroppo esemplare in questo senso quella tra Karnataka e Tamil Nadu sull’uso irriguo delle acque del fiume Cauvery. Recentemente è emerso il problema delle multinazionali delle bibite analcoliche (Coca Cola e Pepsi in particolare) accusate di sprecare acqua indispensabile per la popolazione. Ognuno dei 90 stabilimenti presenti nel territorio indiano estrae da 1 a 2 milioni di litri d’acqua al giorno e sembra che questo abbia depresso la falda in molte località, portandola da 45 a 150 metri sotto il livello del suolo.

Non dimentichiamoci poi dell’inquinamento, che ha reso molti fiumi inservibili e senza vita. Persino ripulirsi dai peccati in India è a rischio. Nelle acque ormai putride del Gange, migliaia di fedeli induisti hanno deciso di boicottare la tradizionale cerimonia religiosa della Ardh Kumbh Mela, pretendendo dal governo di Nuova Delhi interventi drastici per risanare il fiume sacro. Nel corso degli ultimi due decenni le persone in India hanno cominciato a prendere consapevolezza della crisi ecologica e una gestione corretta dell’acqua è diventata il punto di partenza per la tutela dell’ambiente. Le soluzioni di risparmio idrico attuabili sono molteplici ma in questa terra proprio grazie alle stagioni monsoniche la raccolta dell’acqua consentirebbe di mobilitare le risorse della popolazione al fine di migliorare l’economia locale.

In passato la popolazione utilizzava di frequente questa pratica, ma nell’ultimo secolo sembra che le tradizioni millenarie si siano perse e, come accade nel resto dei Paesi sottosviluppati, l’India, a dispetto di precipitazioni annuali più che sufficienti, soffre e lotta per la scarsità d’acqua. In India, grazie ai venti monsonici provenienti dall’Oceano Indiano, la maggior parte delle precipitazioni annuali cade in sole 100 ore all’anno. In tale periodo sarebbe pertanto molto importante organizzare dei sistemi di raccolta e scorta dell’acqua. Persino in una regione quasi desertica, dove cadono solo 100 mm di pioggia l’anno, si può ricavare un milione di litri d’acqua all’anno per ettaro ed i sistemi di raccolta dell’ acqua piovana possono avere enormi potenzialità, sia in condizioni normali che di emergenza.

Si tratta di una strategia importante per invertire la tendenza che vede la rapida riduzione delle superfici freatiche in tutto il mondo. Non stupisce infatti che la raccolta d’acqua stia attirando l’attenzione persino dei Paesi industrializzati e stia diventando di particolare rilevanza per le comunità povere dell’Asia, dell’Africa e del Sud America.

Renzo Tondo
Parlamentare, Camera dei deputati
già presidente regione Friuli Venezia Giulia
autore di “Chapati”,
Diario di viaggio sulle adozioni in India

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