C’è ancora tempo per pensare alla salute del nostro respiro? Il prof. Richeldi: «L’aria che respiriamo è una questione sociale»

Il mondo cattolico e non solo quello è stato scosso dall’annuncio fatto da Papa Leone XIV durante L’Angelus della scorsa domenica 11 Ottobre. Comunicava il suo prossimo ricovero al Policlinico Gemelli per essere sottoposto ad un intervento chirurgico di rimozione di un “ nodulo circoscritto al polmone”, emerso da controlli medici di routine. Il Pontefice è stato poi ricoverato il 13 Ottobre, operato nello stesso giorno dall’equipe di chirurgia toracica guidata dal Prof. Stefano Margaritora, sottoposto all’asportazione del lobo inferiore del polmone dx. Come sappiamo, l’intervento è perfettamente riuscito, senza complicanze, e dopo un breve periodo di ricovero post-operatorio il paziente “eccellente” è stato dimesso in idonee condizioni cliniche il 17 Ottobre.

Questa è l’attualità, di tutti noi e del mondo in cui viviamo, ma tutto ciò si presta ad una riflessione in ambito sanitario: il nostro habitat e le sue modifiche collegabili all’ inquinamento atmosferico ed alle insane politiche ambientali possono interagire col benessere dei singoli?

Per ottenere risposte chiare ed approfondite ne abbiamo parlato col prof. Luca Richeldi a cui abbiamo posto alcune domande in proposito.

Il prof. Luca Richeldi è Ordinario di Malattie dell’Apparato Respiratorio presso l’Università Cattolica del Sacro Cuore e Direttore dell’Unità Operativa Complessa di Pneumologia del Policlinico Universitario A.Gemelli di Roma.

Prof. Richeldi, la salute respiratoria di un soggetto può essere considerata un indicatore del suo stato di salute generale?

Certamente. La salute respiratoria rappresenta uno degli indicatori più importanti dello stato di salute complessivo di una persona. I polmoni non si limitano a garantire l’ossigenazione del sangue, ma sono strettamente collegati al funzionamento di tutti gli organi, in particolare cuore, cervello e muscoli. Una buona funzione respiratoria contribuisce quindi a mantenere un’adeguata capacità di esercizio, autonomia e qualità di vita.

Numerosi studi hanno dimostrato che la funzione polmonare, misurata attraverso parametri semplici come il volume espiratorio forzato nel primo secondo (FEV1), è associata non soltanto al rischio di sviluppare malattie respiratorie, ma anche alla mortalità cardiovascolare e generale. È inoltre importante ricordare che la salute dei polmoni si costruisce fin dall’infanzia: raggiungere una funzione respiratoria ottimale nella giovane età adulta rappresenta una sorta di riserva funzionale che può proteggerci durante l’invecchiamento.

Prendersi cura dei polmoni significa dunque investire nella salute dell’intero organismo, non soltanto prevenire le malattie respiratorie.

Prof. Richeldi, le politiche ambientali di un Paese e le condizioni sociali della sua popolazione possono avere un impatto sulla salute respiratoria dei singoli individui?

Assolutamente sì. La salute respiratoria dipende non soltanto dalle scelte individuali, ma anche dall’ambiente e dalle condizioni sociali nelle quali viviamo. Le politiche relative alla qualità dell’aria, alla mobilità urbana, alle emissioni industriali, al controllo del tabacco e alla sicurezza degli ambienti di lavoro possono influenzare profondamente il rischio di sviluppare malattie respiratorie.

Anche le disuguaglianze socioeconomiche hanno un ruolo importante. Le persone che vivono in condizioni di maggiore vulnerabilità sociale sono spesso più esposte all’inquinamento, abitano in edifici meno salubri, possono svolgere lavori con esposizioni professionali dannose e incontrano maggiori difficoltà nell’accesso alla prevenzione e alle cure.

Per questo motivo la prevenzione respiratoria deve essere considerata anche una responsabilità collettiva. Non basta raccomandare ai cittadini di non fumare o di adottare stili di vita salutari: occorre creare le condizioni ambientali, sociali e sanitarie che permettano realmente a tutti di proteggere la propria salute.

 Prof. Richeldi, la qualità dell’aria e le sue differenze tra ambienti urbani ed extraurbani possono essere fattori responsabili nella comparsa di malattie respiratorie?

La qualità dell’aria è uno dei principali determinanti ambientali della salute respiratoria. L’esposizione prolungata a sostanze inquinanti, in particolare particolato fine, biossido di azoto e ozono, può favorire l’infiammazione delle vie respiratorie, compromettere la funzione polmonare e contribuire allo sviluppo o al peggioramento di patologie come asma, broncopneumopatia cronica ostruttiva e tumore del polmone.

Le aree urbane presentano generalmente concentrazioni più elevate di alcuni inquinanti legati al traffico e alle attività produttive, ma non bisogna considerare automaticamente salubri gli ambienti extraurbani. Anche nelle zone rurali possono essere presenti esposizioni importanti, legate ad attività agricole, combustione di biomasse, pesticidi e polveri.

Un aspetto particolarmente rilevante riguarda i bambini, nei quali l’inquinamento può interferire con il normale sviluppo della funzione respiratoria, producendo conseguenze che possono manifestarsi molti anni dopo.

Ridurre l’inquinamento atmosferico significa quindi non soltanto migliorare la qualità della vita attuale, ma prevenire una parte delle malattie respiratorie delle generazioni future.

 Prof. Richeldi, i progressi delle attuali terapie mediche possono cambiare il futuro della salute respiratoria nei pazienti affetti da patologie polmonari croniche?

Senza dubbio. Stiamo vivendo una fase di straordinaria evoluzione della medicina respiratoria, nella quale malattie che fino a pochi anni fa disponevano di possibilità terapeutiche limitate possono oggi essere trattate con farmaci sempre più efficaci e mirati.

Nell’asma grave, ad esempio, i farmaci biologici hanno profondamente modificato il trattamento di numerosi pazienti, consentendo di ridurre le riacutizzazioni e, in molti casi, il ricorso ai corticosteroidi sistemici. Anche nella broncopatia cronica stanno emergendo nuove strategie terapeutiche personalizzate, basate sulle caratteristiche cliniche e biologiche della malattia.

Particolarmente significativi sono i progressi nelle fibrosi polmonari, patologie caratterizzate dalla progressiva formazione di tessuto cicatriziale nel polmone. L’introduzione delle terapie anti-fibrotiche ha dimostrato per la prima volta che è possibile rallentare la progressione della malattia. Oggi nuove molecole, nuovi bersagli biologici e approcci terapeutici innovativi stanno ulteriormente ampliando le prospettive di trattamento.

La sfida futura sarà quella della medicina di precisione: riconoscere precocemente la malattia, comprenderne i meccanismi biologici nel singolo paziente e scegliere la terapia più appropriata, possibilmente prima che si sviluppi un danno irreversibile.

È tuttavia fondamentale ricordare che nessun progresso farmacologico può sostituire completamente la prevenzione. Il futuro della salute respiratoria dipenderà dalla nostra capacità di integrare diagnosi precoce, terapie innovative, protezione ambientale e corretti stili di vita, con l’obiettivo non soltanto di prolungare la sopravvivenza, ma soprattutto di preservare autonomia e qualità di vita.

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