
Pubblichiamo, a completamento del colloquio con Nicola Russo apparso su queste pagine, la scheda che ne ricostruisce per intero il profilo: non per tributare l’ennesimo ritratto d’ufficio a un magistrato, ma perché in quel percorso — la formazione alla «Federico II», vent’anni di aule penali campane, la guida del Dipartimento per gli Affari di Giustizia, la docenza, l’impegno in Libera fin dalla fondazione — sta scritta la risposta alla domanda che attraversa la nostra inchiesta sulle mafie invisibili: se i clan del terzo millennio si combattono anche sul terreno della cultura, allora occorre sapere chi forma i formatori, chi addestra i giovani magistrati, chi tiene insieme il rigore del codice e il fiato della società civile.

