Nuovo record negativo di nascite in Italia

Fanalino di coda anche nel 2025, il triste primato di un paese che desidera, ma non può

La natalità mondiale è in calo quasi ovunque, con grandi differenze regionali, come alcune zone africane e parte del Medio Oriente dove il trend è meno drammatico. In Italia il nuovo report dell’Istat relativo alla natalità riporta un dato allarmante con un tasso ai minimi storici, pari a 1,18 figli per donna, anche al di sotto della media europea, che si attesta comunque lontano da quel tasso necessario di sostituzione del 2,1. Nessun grande paese europeo si avvicina a tale dato, poco sotto sono solo la Bulgaria e la Francia.

L’Istat fa emergere un dato ancora più preoccupante, segnalando che tra i 9,8 milioni di persone tra i 18 e i 49 anni che esprimono l’intenzione di non avere figli in futuro, solo una piccola parte affermi che i bambini non rientrano nel proprio progetto di vita (il 5,5%), nonostante una campagna mediatica che da un lato descrive giovani privi di voglia di responsabilità e dall’altro la mancanza reale di metter su famiglia.

In Italia solo una piccola parte ha già i figli che desiderano, mentre la quota più ampia ha rinunciato ad avere i figli desiderati (62,2%) per problematiche di varia natura, a partire dalla sfera economico-lavorativa.

Sono ancora queste infatti le ragioni principali, come il costo della vita e precarietà lavorativa.

Affitti alti, stipendi fermi che non tengono conto del costo della vita, contratti instabili e difficoltà a comprare casa rendono molte coppie prudenti. Molti rinviano il primo figlio “finché non ci sarà stabilità”, che spesso arriva tardi o non arriva.

Resta inoltre il nodo centrale dei servizi per l’infanzia ritenuti insufficienti.

A questi dati si aggiunge poi il cambiamento culturale in cui figli e matrimonio non sono più considerati passaggi “obbligati”.

È un dato in perenne calo dal 2008, anno in cui si registrò il picco delle nascite, poi diminuito progressivamente senza interruzioni significative. Ma è nel 2024 il dato che preoccupa maggiormente essendo il più basso dall’Unità d’Italia. Nel nostro Paese lo scenario non è omogeneo con un numero maggiore di figli rispetto alla media nazionale in Trentino Alto Adige, Sicilia e Campania. Nel primo caso vi sono maggiori servizi dedicati alla famiglia, e ciò fa in modo che la donna non sia messa in condizioni di lasciare il proprio posto di lavoro per occuparsi dei figli. Nelle due regioni del Sud invece, la famiglia di origine sostituisce il welfare che non c’è supportando così i nuovi nuclei formati da giovani coppie con bambini in cui è spesso la donna a lasciare il proprio lavoro, certificata da una maggiore disoccupazione femminile.

Esiste dunque un divario tra fecondità desiderata e fecondità realizzata, a cui le politiche di governo non possono più girare le spalle.

Titti D'Amelio

Titti D’Amelio, mamma di due adolescenti, insegnante e giornalista pubblicista. Fa parte di numerose associazioni che si occupano principalmente di diffondere i valori di legalità e giustizia sociale, soprattutto attraverso una maggiore consapevolezza dei propri diritti e che riconoscono il ruolo dell'istruzione come elemento fondamentale da cui partire. Fa parte della redazione de "La Voce della Provincia dal 1968" da più di 20 anni e ha collaborato con numerose testate digitali del vesuviano, come ilSud24, lo Strillone ed Erreemmenews di cui è stata caporedattrice dal 2020 al 2022. Si occupa principalmente di cultura, attualità e politica. 

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