Quattro romanzi, due università americane e il Premio Morante: la storia di un “noir” che parla alla gente

C’è un capitano dei Carabinieri, romano di nascita e partenopeo d’adozione, che vive nella città e nella caserma di San Gioacchino (“alter ego” di Torre Annunziata), ma anche nelle biblioteche americane di Harvard e Princeton, che viene letto dai ragazzi dell’Istituto Penale Minorile di Nisida, e che è amato dai lettori come se fosse una persona in carne e ossa. Si chiama Giulio Mariani, ed è la creatura letteraria di Giovanni Taranto, giornalista e scrittore vesuviano che con La chianca — quarto romanzo della saga, edito da Avagliano, in libreria dallo scorso febbraio e recente vincitore del Premio Morante nella sezione Nisida — ha aggiunto un nuovo capitolo a una delle serie “noir” più riconoscibili del panorama editoriale italiano.
A introdurre il quarto volume è stata, questa volta, Cecilia Scerbanenco, che ha descritto le voci dei protagonisti come “un coro da tragedia greca nelle strade di Napoli e del Vesuviano”. Una definizione che dice molto dello stile di Taranto: intenso, corale, radicato in un territorio che conosce da oltre quarant’anni in virtù di un mestiere giornalistico svolto sul campo.
Con La chianca, il Capitano Mariani torna affiancato dai suoi fedelissimi — il Maresciallo Di Filippo, il brigadiere Soriano, il Pubblico Ministero Di Fiore, per citarne solo alcuni — in un’indagine che porta ancora una volta al centro della scena il Vesuviano con le sue luci e le sue ombre. Taranto ama definirsi “amanuense che mette per iscritto le indagini del Capitano”, quasi a voler sottolineare che il confine tra cronaca e narrativa, nella sua scrittura, è sempre stato sottile.
La sua formazione, infatti, è quella del cronista abituato, suo malgrado, a confrontarsi con la criminalità organizzata, con storie difficili da gestire e una realtà che richiede spalle forti. “Da scrittore, cerco di rendere un servizio al lettore”, ha detto in svariate occasioni, “provando a spiegare in forma di romanzo alcuni meccanismi del crimine in un contesto particolare come quello vesuviano. Ma sono concetti universali, anche se in certi luoghi assumono connotazioni specifiche”.
I riscontri avuti nel tempo dai libri di Taranto hanno superato le aspettative. L’università americana di Princeton ha acquisito La chianca nel proprio catalogo, affiancandolo agli altri tre romanzi della saga già presenti nella sua biblioteca (nell’ordine, “La fiamma spezzata”, “Mala fede” e “Requiem sull’ottava nota”, tutti editi da Avagliano). Un riconoscimento che va ad aggiungersi al premio PordeNoir per la migliore serie noir italiana e a una stagione di incontri e presentazioni che ha già toccato, oltre alla Campania, il Piemonte e il Friuli-Venezia Giulia (con tappe a Udine, Trieste e Pordenone).

La presenza di Giovanni Taranto non è passata inosservata al recente Salone del Libro di Torino ‒ importante e ambita vetrina annuale dell’editoria nazionale ‒ dove ha partecipato all’evento, forte anche di un prestigioso e storico riconoscimento che quest’anno è giunto alla sua quarantesima edizione: il Premio Elsa Morante, assegnato a La chianca nella sezione Nisida dalla giuria presieduta da Dacia Maraini e composta da intellettuali e scrittori tra i più noti d’Italia. Un premio che non è solo un sigillo di qualità letteraria, ma che trova la sua ragione più profonda proprio tra le mura dell’Istituto Penale Minorile che dà il nome alla sezione: come era accaduto con Requiem sull’ottava nota, anche La chianca è stato scelto come lettura per i giovani detenuti dell’Istituto. Uno strumento che Taranto si augura possa essere concreto e utile, aiutando quei ragazzi a riflettere sulla realtà che li circonda, a cercare di capirla, e magari a intravedere la propria opportunità di riscatto.
La sua umanità, più ancora delle sue capacità investigative, ha fatto entrare il Capitano Mariani nel cuore dei lettori. Un legame che si costruisce pagina dopo pagina, romanzo dopo romanzo, con la pazienza e la costanza di chi, come Taranto, sostiene che “il premio più grande è che la gente capisca, o voglia capire di più”.
In un mercato editoriale sempre più affollato e più ostico di quanto si possa immaginare, la saga del Capitano Mariani ha saputo ritagliarsi uno spazio autentico, senza rincorrere mode né scorciatoie. Il Capitano, nel frattempo, continua a fare breccia. E a guadagnarsi nuovi scaffali.
