Il razzismo delle forze dell’ordine americane

Patrick Lyoya è stato l’ultimo fra i tanti. Michelle Cusseaux stava cambiando la serratura della sua porta d’ingresso. TanishaAnderson stava avendo un brutto episodio di salute mentale. Natasha McKenna stava avendo un momento schizofrenico. Tamir Rice stava giocando nel parco. Elijah McClain stava tornando a casa. Ezell Ford stava passeggiando nel suo quartiere. Walter Scott stava andando in un negozio di ricambi per auto. Eric Reason si stava fermando in un parcheggio. Rayshard Brooks stava dormendo nella sua macchina. Philando Castile stava tornando a casa da una cena con la sua fidanzata e sua figlia. Botham Jean stava mangiando un gelato nel suo soggiorno. Atatiana Jefferson stava facendo da babysitter a suo nipote. Bettie Jones stava rispondendo al citofono.

Tra i più conosciuti, Eric Garner aveva appena interrotto una rissa. Nel 2014, un poliziotto newyorkese l’ha ucciso con una stretta soffocante mentre cercava di arrestarlo, sdraiato sul marciapiede con altri agenti su di sé, seppur Garner abbia cercato di pronunciare “can’t breathe” (Non riesco a respirare). L’agente di polizia non è stato incriminato, ma solo licenziato cinque anni dopo, seppur di omicidio si trattò. Breonna Taylor stava dormendo nel suo letto, quando nel 2020 tre agenti le hanno sparato mentre perquisivano la sua casa per presunto traffico di droga. Anche in questo caso, gli agenti sono stati assolti e la famiglia della vittima ha ricevuto un indennizzo. Un punto fondamentale è che in questo caso si è verificata, non per la prima volta, un’irruzione nell’abitazione della donna senza preavviso, senza che i poliziotti bussassero e si identificassero. A seguito, si son messi in forte discussione i no-knock warrants, che sono stati resi illegali nella città di Louisville. E infine, pochi mesi dopo, la morte di George Floyd a Minneapolis. Era andato a fare la spesa, quando quattro agenti di polizia lo arrestarono. In particolare, Derek Chauvin blocco la respirazione di Floyd tenendo il suo ginocchio sul collo per nove minuti, fino a lasciarlo in fin di vita. 

Patrick Lyoya aveva solo ventisei anni e stava solo mostrando i suoi documenti su richiesta dell’agente. Il video del poliziotto che, una volta gettato a terra, gli spara un colpo in testa fatale ha fatto il giro del web e, ancora una volta, fa riaffiorare i brutti episodi di razzismo che in un melting-pot democratico come l’America ancora non vedono scomparsa. Il padre dichiara: “Mio figlio è stato ammazzato come un animale. Ero venuto qui (dalla Repubblica Democratica del Congo al Michigan) per salvare la mia famiglia, invece hanno assassinato mio figlio. Coloro che avrebbero dovuto proteggere la vita di Patrick me l’hanno ucciso”. 

Sono alcuni nomi dei tanti afroamericani uccisi brutalmente e ingiustamente da agenti di polizia statunitensi bianchi. Agenti che hanno fatto un uso eccessivo della forza intenzionalmente contro persone di colore. Eventi che ebbero molta risonanza mediatica e che suscitarono scalpore e indignazione. Molte furono e sono tutt’ora le manifestazioni di protesta e rivolta negli Stati Uniti. Kamala Harris – prima vicepresidente donna di colore degli Stati Uniti, nonché senatrice democratica dell’attuale presidenza Biden – è una paladina del Black Lives Matter, movimento attivista che lotta contro il razzismo nei confronti delle persone nere e contro la brutalità e gli omicidi incivili perpetrati nei loro confronti da parte della polizia statunitense. Alle dimostrazioni di protesta in seguito alla morte di Floyd hanno partecipato più di 20 milioni di persone.

Il razzismo, l’intolleranza e l’ignoranza sono i nemici numero uno di questo mondo, che vanno assolutamente sconfitti per un’inclusività ed unità più solida tra le popolazioni, perché qualsiasi vita conta – All Lives Matter –, indipendentemente dal colore della pelle e credere nell’inferiorità di un’altra razza, di un’altra etnia, di un’altra cultura oggi è inaccettabile.

Lucia Valentini

Lucia Valentini è studentessa dell’Università di Bologna, dove frequenta il corso di laurea magistrale in Comunicazione giornalistica, pubblica e d’impresa. Si è laureata in triennale in Scienze Internazionali e Diplomatiche a Forlì. Tra i due percorsi di studi, per non prendere un anno sabbatico ha conseguito un Master di I° livello in Giornalismo e Comunicazione all’Università telematica Pegaso. Interessata alle questioni geo-sociali e politiche dei PVS e del Medio Oriente, ha partecipato all’International Summer School “Social-Political Conflicts of Modern Society” presso la Saint Petersburg Mining University nell’agosto 2019. Incuriosita dalle religioni e dalle criticità dei paesi in guerra, ha frequentato il corso “Hinduism Through its Scriptures” tenuto dall’HarvardX nell’aprile 2020 e “Terrorism and Counterterrorism” della GeorgetownX a febbraio 2022. Con grande passione per la lingua inglese e qualche conoscenza della lingua russa e hindi. 

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