Muri europei

Ad ottobre scorso 12 Paesi dell’UE hanno chiesto a Bruxelles di essere finanziati per poter costruire delle barriere e bloccare così l’ingresso ai migranti. I firmatari erano i ministri dell’Interno di Paesi prevalentemente ad ideologia sovranista dell’est Europa. L’UE ha risposto che non finanzierà la costruzione dei muri richiesti ma continuerà a procedere tramite il sostegno ai Paesi limitrofi da utilizzare come cuscinetto. Questa procedura, più o meno discutibile, è stata applicata con la Turchia, che ha ricevuto miliardi di euro per contenere il flusso dalla Siria, Iran e Afganistan, con la Libia ed infine con la Bosnia, dove Bruxelles ha stanziato 100 milioni negli ultimi tre anni per costruire e accogliere i migranti in appositi centri.

Negli anni della guerra fredda l’Europa era divisa fra il blocco sovietico dell’est e quello dell’Ovest in forza alla Nato. Il simbolo di questa divisione era il muro di Berlino. In quel periodo in Europa si potevano contare solo altri 3 muri. Quello di Gorizia fra Italia e Jugoslavia, quello di Cipro che divideva l’isola con il confine turco e quello in Irlanda del Nord con il Regno Unito. Nel mondo invece i muri di divisione erano in tutto 6, oggi sono cresciuti a 63. Eccetto il muro fra Israele e Palestina tutti gli altri sono stati realizzati con l’intento di frenare le crisi migratorie iniziate nei primi anni 2000 e scoppiate nel 2015. Fra il 1990 al 2020 nell’Unione Europea sono stati costruiti più di mille km di barriere. In particolare è stata la rotta balcanica a spingere i governi nazionali e le politiche nazionaliste a realizzare una serie di muri anti migranti a cascata progressiva.

L’Ungheria ha chiuso i 300 km del confine con la Croazia e 151 km di confine con la Serbia con un filo spinato alto quattro metri. La stessa cosa ha fatto la Macedonia al confine con la Grecia. A sua volta la Grecia ha innalzato un muro di 40 km alla frontiera con la Turchia. Anche la Bulgaria ha innalzato quasi 176 km di recinzione di filo spinato lungo il confine con la Turchia. Dal canto suo la Turchia ha realizzato una barriera lungo tutti i 300 km del confine con l’Iran.

Per questo motivo i flussi migratori si sono spostati più a nord escludendo il percorso balcanico e passando per le ex repubbliche sovietiche. I paesi limitrofi alla Russia si sono quindi attrezzati nella stessa maniera bloccando i confini. La Norvegia ha eretto una barriera di 200 km, l’Estonia di 110 km e la Lituania ha costruito un muro di 2 metri lungo 50 km. Infine in questi giorni la Polonia ha avviato la costruzione di un muro lungo 186 km al confine con la Bielorussia. 

Anche l’Italia è stata coinvolta in questo sistema visto che il flusso balcanico non si è spento del tutto. L’Austria ha disposto 4 km di filo spinato lungo il confine con la Slovenia. La Slovenia a sua volta, ha chiuso 200 dei 670 km che li divide dalla Croazia. Ed è recente la scelta italiana, in particolare del Friuli Venezia Giulia, di posizionare 65 fototrappole con l’intento di intercettare gli arrivi dei clandestini. Nel 2021 attraverso la rotta balcanica gli arrivi in Italia hanno superato quota 8.600 contro i 6.466 del 2019 e i 5.596 del 2020.

Ma non solo. Si sta perfino pensando a muri galleggianti e robot per bloccare il flusso nel mediterraneo. La Grecia sta progettando un muro galleggiante del mar Egeo. l’Ue ha deciso di investire sul progetto Roborder, un sistema di sorveglianza autonoma di frontiera con robot autonomi che includano veicoli aerei, d’acqua, sottomarini e terrestri. Inoltre l’agenzia Frontex, fondata nel 2004 per assistere gli Stati membri nella protezione dei confini esterni, è in procinto di attivare un corpo permanente di 10 mila guardie di frontiera entro il 2027. 

Ma il solo rifiuto tramite barriere fisiche, oltre a spostare continuamente i flussi e le rotte di immigrazione clandestina, porta ad inaccettabili violazioni della salute e dei diritti umani dei migranti. L’unione Europa conta più di 13 mila chilometri di frontiere terrestri e quasi 66 mila chilometri di costa. Alla fine del 2020 il numero di persone in fuga da persecuzioni, conflitti, violenze, violazioni dei diritti umani è arrivato a 82,4 milioni. Non è pensabile far fronte a questi numeri solo tramite strumenti di contenimento.

Tratto da “La Ragione”.

Massimiliano Fanni Canelles

Viceprimario al reparto di Accettazione ed Emergenza dell'Ospedale ¨Franz Tappeiner¨di Merano nella Südtiroler Sanitätsbetrieb – Azienda sanitaria dell'Alto Adige – da giugno 2019. Attualmente in prima linea nella gestione clinica e nell'organizzazione per l'emergenza Coronavirus. In particolare responsabile del reparto di infettivi e semi – intensiva del Pronto Soccorso dell'ospedale di Merano. 

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