La quarta rivoluzione è qui: siamo pronti?

Auto a guida autonoma, esoscheletri, Cyberlegs, microchip sotto-retinici: la tecnologia robotica cambierà radicalmente le nostre vite

Angelo Brocato

Vent’anni. Basteranno solo vent’anni alla robotica per cambiare radicalmente le nostre vite. Già oggi i robot stanno uscendo dai laboratori per diventare protagonisti della nostra vita. È la quarta rivoluzione industriale. Silenziosa, sta cambiando il nostro modo di vivere. I robot saranno presenti in ogni momento della nostra giornata, così come saranno presenti in ogni settore della società. Vent’anni fa non era neppure ipotizzabile come la sharing economy, l’economia della condivisione, e le reti avrebbero potuto cambiare radicalmente le nostre abitudini.

Fra vent’anni, promettono gli scienziati robotici, la nostra vita non somiglierà nemmeno lontanamente a quella attuale. Un robot ci sveglierà la mattina, ci informerà di cosa sta accadendo nel mondo, un’auto robotica accompagnerà noi e i nostri figli al lavoro e a scuola, i robot piloteranno gli aerei che ci porteranno in vacanza, si prenderanno cura degli anziani e giocheranno con i bambini. I presupposti per crederci ci sono tutti. I robot sono già da tempo presenti nelle sale operatorie e nei centri nei quali la riabilitazione robotica sta offrendo nuove speranze a chi ha perso l’uso di un arto dopo un incidente o una malattia. In futuro, le disabilità più gravi potrebbero farci meno paura grazie a protesi robotiche che consentiranno di vivere una vita nuova. Equipe di ricercatori e ingegneri in tutto il mondo stanno sviluppando dispositivi intelligenti in grado di sostituire parti mancanti o non funzionanti del nostro corpo.

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Proprio l’Italia è una delle “culle” della neuro-robotica che studia il modo di far interagire nervi e muscoli con le protesi robotiche di nuova generazione. La Scuola Superiore Sant’Anna di Pisa, ad esempio, ha realizzato una mano robotica che restituisce il senso del tatto e non ha bisogno di un intervento chirurgico per essere impiantata. Sarà in commercio tra qualche anno, ad un prezzo – assicurano gli sviluppatori – inferiore a quello di uno smartphone di ultima generazione. Porta la firma del Sant’Anna di Pisa anche il progetto europeo Cyberlegs: si propone di sviluppare una gamba bionica idonea a garantire alle persone amputate o con disabilità motorie di tornare a camminare senza l’aiuto delle stampelle. Una sorta di piccolo esoscheletro pensato principalmente per gli amputati sopra al ginocchio e gli anziani con gravi problemi di deambulazione.

Proprio gli esoscheletri rappresentano uno degli strumenti più efficaci nella lotta contro le disabilità. Si tratta di robot indossabili ideati per chi ha perso l’uso delle gambe in seguito ad un incidente o ad una malattia. Questi dispositivi, alimentati da motori elettrici o idraulici, sostengono il corpo dall’esterno, sorreggono la colonna vertebrale e consentono di rimettersi in piedi e tornare a camminare. Il prezzo è ancora proibitivo, ma, in Italia, sono già decine gli ospedali e le cliniche specializzate che li adottano nelle terapie di riabilitazione motoria. Non solo arti bionici, comunque.

Anche la cecità può essere sconfitta con il contributo della robotica. Alcuni pazienti affetti da malattie degenerative dell’occhio hanno recuperato parzialmente la vista grazie ad un microchip sottoretinico che trasforma in immagini gli input catturati da una videocamera installata su un paio di occhiali. In questo campo, i risultati più interessanti li sta ottenendo un team di ricercatori dell’Istituto Italiano di Tecnologia di Genova. L’equipe ha sviluppato e sperimentato – per il momento solo sugli animali – una retina artificiale che potrebbe debellare definitivamente malattie come la retinite pigmentosa e la degenerazione maculare.

Non rappresenta, invece, una novità l’utilizzo dei robot in sala operatoria per eseguire interventi delicati e ad alta precisione. Si tratta di bracci robotici controllati a distanza da una consolle video, dalla quale il chirurgo gestisce e coordina le fasi dell’operazione. Sistemi robotici come il robot Da Vinci, ad esempio, sono da oltre quindici anni parte integrante dell’equipe chirurgica: in alcuni casi sono addirittura indispensabili per effettuare interventi mini-invasivi in zone del corpo altrimenti difficili da raggiungere. Per consentire al robot di operare, basta praticare un foro di pochi millimetri. Ad operazione conclusa, le cicatrici sono minime e la degenza più rapida. Al momento, urologia, ginecologia, chirurgia addominale e cardiochirurgia rappresentano i principali campi di applicazione dei robot chirurgici, ma è facile prevedere un loro utilizzo a breve anche in altre branche della chirurgia. La sfida è stata appena lanciata. E, insieme a questa, quella di rendere le nuove tecnologie patrimonio di tutti. Solo così la rivoluzione robotica non sarà una rivoluzione a metà.

Angelo Brocato, a cura del blog Robotiko.it

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