I tessuti dell’ISIS

tessuti isis terrorismo daccaNon è più solo l’Europa e il Medio Oriente l’obiettivo del terrorismo islamico. L’Asia, un continente apparentemente lontano, è sotto attacco. Qui vivono la maggioranza dei musulmana nel mondo, 1,1 miliardi in particolare in Indonesia, Pakistan, India e Bangladesh. Ma qui vivono anche gli schiavi delle multinazionali, manodopera a bassissimo costo. Sono milioni e hanno zero diritti: spesso vengono uccisi o si suicidano secondo l’appello di Human rights watch. In tutte le classi sociali i sentimenti di rivalsa, invidia e vendetta verso il capitalismo occidentale sono molto estesi.
In Asia numerosi gruppi combattenti islamici si sono formati e si stanno addestrando alla guerra globale con attacchi kamikaze su obiettivi civili. Katibah Nusantara, un gruppo di sud-est asiatici che lottano per Stato islamico in Siria sta minacciando il governo di Kuala Lampur. Mohd Rafi Udin, il capo dei terroristi malaysiani in Siria, specifica che chi non può combattere in Medio Oriente deve combattere per Allah nelle Filippine, in Bangladesh nei paesi dell’Asia. Secondo il Soufa Group un’agenzia statunitense che fornisce servizi di intelligence e sicurezza,”i gruppi estremisti asiatici come Katibah Nusantara e Mujahideen, hanno già giurato fedeltà allo Stato islamico e al suo leader Abu Bakr al-Baghdadi”. Sidney Jones, esperta di terrorismo e direttore dell’Istituto per l’analisi politica del conflitto a Jakarta, avvisava un mese fa al Times: “per gli estremisti islamici indonesiani è possibile andare in Siria e ottenere l’addestramento militare, esperienza di combattimento, l’indottrinamento ideologico e i contatti internazionali.”
Si l’attuale escalation terroristica in di Bangladesh non stupisce gli analisti di politica internazionale: l’attentato di ieri a Dacca si inserisce in una scia di sangue iniziata già nei primi mesi del 2015 grazie al reclutamento da parte dello sceicco Abu Ibrahim al Hanifi, forse pseudonimo di Jamin Chowdhury. Grazie a lui un numero di adepti sempre maggiore operano nelle zone di Mirpur e Gazipur. In Bangladesh ad oggi sono stati quasi cinquanta gli omicidi rivendicati da formazioni integraliste islamiche ma il governo bengalese ha sempre negato la presenza nel Paese di gruppi legati al Califfato. Il risultato è stato che ieri un commando di 9 uomini Bengalesi ha barbaramente sgozzato nove italiani all’Holey Artisan Bakery di Dacca capitale del Bangladesh, quasi tutti imprenditori dell’industria tessile, insieme a sette giapponesi, tre bengalesi e un indiano.
Gli esperti di geopolitica internazionale stanno da tempo evidenziando che in India, Indonesia, Malesia, Pakistan, Filippine, Singapore e Bangladesh si sta sviluppando una sempre più violenta versione di estremismo islamico che ha il potenziale per cambiare il panorama strategico internazionale. La popolazione su cui fa presa questo estremismo religioso è quella più povera e sfruttata dagli imperi coloniali prima e dalle multinazionali negli anni recenti. Non dimentichiamoci proprio a Dacca gli 800 i morti provocati recentemente dal crollo dell’edificio che conteneva fabbriche tessili fatiscenti con operai costretti a lavorare senza tutele a meno di trenta euro al mese. Queste persone, grazie a internet, sono in grado di capire le differenze di sfruttamento e condizioni lavorative rispetto ai lavoratori occidentali. I sentimenti di rancore verso l’occidente per certi versi sono quindi ancor più forti delle persone che vivono in Medio Oriente. I fondamentalisti islamici hanno ben compreso che questo può essere un modo per coinvolgere vari ceti sociali alla rivalsa del terzo mondo sul primo. E il primo mondo, quello occidentale, e i meccanismi finanziari su cui è retto devono tenerne conto.
Claudio Torbinio

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