Spose bambine: traumi psicologici e sanitari

Ogni anno 15 milioni di ragazze sono costrette a sposarsi prima di compiere 18 anni. Ciò accade per ragioni economiche e culturali, mai danni subiti dalle bambine sono notevoli. Per questo motivo, Amnesty International è molto attiva nella sensibilizzazione dell’opinione pubblica al tema

Riccardo Noury

Amnesty International_ Mai più spose bambineNel mondo, ogni anno, 15 milioni di ragazze sono costrette a sposarsi, prima del compimento del diciottesimo anno di età, con uomini molto più vecchi. Ogni giorno viene negata l’infanzia a 37.000 bambine. Per proteggere queste ragazzine dai matrimoni precoci e forzati, nell’autunno scorso Amnesty International Italia ha lanciato la campagna ‘Mai più spose bambine’. “Da giocare con le bambole a diventare una bambola il passo è troppo breve” – ha commentato il portavoce di Amnesty International Italia, Riccardo Noury – “La campagna internazionale di sensibilizzazione e raccolta fondi doveva durare solo due settimane. Abbiamo deciso di continuarla perché il fenomeno continua ad essere molto diffuso e

perché abbiamo constatato che i risultati potevano essere davvero notevoli”.

Noury si riferisce a ricerche sul campo, colloqui con le autorità locali per sensibilizzare su leggi e prassi, incontri con le Ong presenti sul territorio, raccolta di testimonianze delle ragazze coinvolte, formazione con le comunità.
Amnesty International Italia intende sensibilizzare l’opinione pubblica su questo fenomeno, radicato nelle povertà, nella  discriminazione e nell’arretratezza culturale, aumentare l’attenzione dei Governi affinché la pratica venga bandita, favorire l’avvio di indagini imparziali, tempestive ed esaurienti su ogni denuncia di violazione dei diritti umani e contribuire, soprattutto, a far sì che le bambine non subiscano decisioni riguardanti il loro corpo.
“Non pretendiamo di arrivare all’aeroporto con la ricetta preconfezionata in mano per imporla alle persone, ma desideriamo coinvolgerle nelle scelte” ha precisato Noury.

Complessivamente, nel mondo ci sono 700 milioni di giovanissime ragazze vittime di matrimoni precoci e forzati. “Le macro-cause sono essenzialmente di due nature” – ha aggiunto – “una economica, perché rappresenta un modo per assicurarsi l’uscita da uno stato di povertà, l’altra culturale, per l’acquisizione di prestigio all’interno della comunità da parte del maschio adulto che sposa la bambina e per la famiglia della bambina che la concede in sposa ad un uomo importante. Più la sposa è giovane, più l’uomo acquisisce prestigio all’interno della comunità. La dote a carico della famiglia della sposa è inferiore, quindi il valore contrattuale del matrimonio risulta più redditizio. Così come si vende un rene, così si vende una figlia. Noi, però, vorremmo convincere le comunità, le famiglie e i Governi che l’uscita dalla povertà e il rispetto per le tradizioni culturali non possono comunque giustificare il fatto di trasformare una bambina in un prodotto”.

Il matrimonio precoce colpisce ogni aspetto della vita delle ragazze. “Dal punto di vista psicologico, si rilevano tre perdite: l’istruzione, perché, diventando moglie, la bambina viene relegata in condizione di subordinazione a svolgere i lavori domestici; i legami originari, perché le ragazzine vengono completamente isolate, tagliate fuori da famiglie e amicizie e si ritrovano senza alcuna forma di sostegno; l’infanzia, l’innocenza e la non conoscenza del proprio corpo. La perdita avviene nel corso della prima notte di matrimonio con un uomo anziano e con violenza anche fisica, in quanto il corpo non è pronto”.

Amnesty International_Mai più spose bambine_ flashmob

Molte rimangono incinte poco dopo il matrimonio, quando sono ancora delle bambine da tutti i punti di vista. Il corpo non è pronto per la gravidanza e il parto e le ragazzine corrono un rischio maggiore di subire pericolose complicanze, potenzialmente anche letali. Le ragazze di età compresa tra i 10 ed i 14 anni hanno probabilità cinque volte maggiori, rispetto a quelle di età compresa tra i 20 ed i 24 anni, di morire durante la gravidanza e il parto. Anche i bambini nati da ‘spose bambine’ hanno maggiori probabilità di nascere morti o di morire nel primo mese di vita. “Altro rischio frequente è quello di contrarre l’Hiv: nella cultura di questi Paesi, l’idea di usare i contraccettivi lede l’onore dell’uomo in quanto limita la sua fecondità”.

In Burkina Faso, il matrimonio precoce e forzato è un fenomeno estremamente diffuso, soprattutto nelle zone rurali, pur essendo stato dichiarato illegale. Oltre il 52% delle donne viene ancora dato in sposa prima dei 18 anni, il 10% prima del compimento del 15° anno di età e alcune ragazze sono costrette a sposarsi addirittura a 11 anni con uomini che arrivano ad avere anche dai 30 ai 50 anni in più rispetto a loro.

“In questo Paese i dati sono allarmanti. Siamo felici di ospitare in Italia Hortence Lougué, un’attivista per i diritti delle donne del Burkina Faso. Con la sua organizzazione, Association d’appui et d’eveil Pugsada, porta avanti progetti per sostenere l’istruzione delle ragazze che affrontano il matrimonio forzato e precoce”.
Anche in Maghreb un quadro legislativo piuttosto lacunoso non tutela adeguatamente le donne dalla violenza.
“In caso di stupro, se la vittima è di età inferiore ai 18 anni, si consente al responsabile di non essere penalmente perseguibile sposandola. La stessa legge vige anche in Algeria, mentre il Marocco, pur avendo da poco abolito la norma, manca ancora di un sistema organico che permetta di proteggere le donne da questa grave violazione dei diritti umani”.

Alcune bambine, nel vano tentativo di proteggersi da sole, provano a rifiutarsi. “In alcuni casi si recano dalla polizia locale, che, però, le riporta semplicemente alla famiglia di origine o al marito. Spesso vi sono casi di induzione al suicidio o di omicidi in circostanze strane da parte dei fratelli maggiori della bambina”. Negli ultimi anni, con l’aumentare del fenomeno delle migrazioni in Europa “abbiamo assistito ad un escamotage molto particolare: i matrimoni precoci vengono organizzati con un ritorno forzato nel Paese di origine e, in particolare in Inghilterra, molte ragazze hanno preso consapevolezza e trovato il coraggio di disobbedire ai genitori, cosa comunque difficile a 10 o 12 anni. Prima di recarsi all’aeroporto, le ragazze si avvolgono attorno alla vita un cucchiaino per far suonare il metal detector. A quel punto, allontanate dalla polizia, possono denunciare il sopruso e porsi in salvo”.

Riccardo Noury, portavoce di Amnesty International Italia intervistato da Marta Silvestre, collaboratrice di SocialNews

 

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