Quando la puntura di una zanzara fa la differenza…

Una sera iniziai a sentire tanto freddo, tanto da sobbalzare sul divano per i brividi. Ad ogni scatto la mia bocca si apriva istintivamente, come quando si ha il singhiozzo. La febbre saliva, il termometro raggiunse i 40°. Cominciai a delirare

Elisangela Annunziato

elisangela1“Se pensi di essere troppo piccolo per fare la differenza, chiuditi in una stanza con una zanzara” (proverbio africano). Un modo di dire buffo, a cui segue, di solito, un sorriso. Quando l’ho sentito per la prima volta, non ne ho compreso esattamente il significato. Anche in Occidente ci sono le zanzare, e sono fastidiose soprattutto di notte, quando interrompono il sonno con il loro ronzio. Posso, però, affermare di aver colto il vero significato di quelle parole solo diversi mesi dopo il mio ritorno dall’Africa.

Una sera iniziai a sentire tanto freddo, tanto da sobbalzare sul divano per i brividi. Ad ogni scatto la mia bocca si apriva istintivamente, come quando si ha il singhiozzo. La febbre saliva, il termometro raggiunse i 40°. Cominciai a delirare, ma pensavo: “È solo febbre!”.
Presi una semplice tachipirina. Il giorno dopo misurai nuovamente la temperatura: 36°. Conclusi che la medicina aveva sortito l’effetto sperato. Mi sentivo bene, anche se un po’ stanca. Il delirio del giorno prima era diventato solo un ricordo. Così, almeno, credevo… Il giorno seguente, eccoli di nuovo! Intendo i brividi. Ricominciai ad avvertire una stretta allo stomaco. Mi tornò la febbre, molto alta. Mi portarono in ospedale. Ripresi a sobbalzare, prima sul sedile posteriore dell’auto, poi sul lettino in ospedale. Avevo freddo e la temperatura non calava. Diverse furono le diagnosi, quel giorno. La mattina seguente mi sentii meglio. Niente brividi, né febbre alta. Si trattava di una febbre a giorni alterni. Questo sintomo, ed i successivi esami del sangue, condussero i medici alla diagnosi: malaria!
Nonostante, quindi, la profilassi e la protezione notturna assicurata dalla tendina sul letto, la zanzara (anofele) era riuscita nel suo intento: mi aveva infettato!

Essendo un’Occidentale, un’Italiana, avevo sentito parlare di malaria solo in documentari e prima della partenza. Ero preoccupata, e con me le persone che mi volevano bene. Queste iniziarono a cercare informazioni sulla malattia.

La malaria rientra nella categoria delle malattie infettive ed è causata da un parassita, il plasmodio, che si moltiplica nel fegato. Dopo l’incubazione, infetta i globuli rossi. L’incubazione varia da individuo a individuo.
Nel mio caso era durata un anno. Questo il tempo trascorso dal mio rientro. I parassiti si erano annidati nel mio fegato per poi “esplodere” all’improvviso. Secondo il Rapporto “World Malaria Report 2015” dell’Organizzazione Mondiale della Sanità, nel 2015 si sono constatati 438.000 decessi causati dalla malaria. Si è registrato il maggior numero di vittime nella regione africana (90%), seguita da Sud- Est asiatico (7%) e Mediterraneo Orientale (2%).
I bambini di età inferiore ai cinque anni rappresentano i soggetti maggiormente colpiti dal parassita: 306.000 in totale, 292.000 dei quali in Africa. Dal Rapporto si evince anche che, dei 106 Paesi nei quali è presente la malattia, dal 2000 al 2015 57 hanno visto ridursi i casi di infezione del 75%. Questa diminuzione è stata resa possibile grazie, anche, a due forme di controllo vettoriali (efficaci in una larga gamma di circostanze) associate ai trattamenti insetticidi (ITN e IRS) operati sulle tendine. Molte Ong sviluppano progetti per sconfiggere o diminuire le infezioni da malaria nel mondo. Anche l’Organizzazione Mondiale della Sanità ha sviluppato una strategia tecnica globale, adottata dall’Assemblea Mondiale della Sanità nel maggio del 2015, per la malaria nel periodo 2016-2030. La strategia si pone l’obiettivo di fornire un quadro tecnico sul controllo e l’eliminazione della malattia a tutti i Paesi endemici.

Elisangela Annunziato, blogger e collaboratrice di SocialNews

 

Elisangela Annunziato

Elisangela Annunziato nasce a Salvador de Bahia in Brasile, ma da piccola viene adottata da una famiglia italiana. Ha effettuato diversi corsi tra cui un corso di formazione in “Organizzazione Eventi Culturali” a Firenze. Dopo la laurea conseguita presso l’università Federico II di Napoli, a ventidue anni, lascia tutto e va per motivi di lavoro negli Emirati Arabi Uniti. Tornata in Italia collabora con diverse associazioni nell’organizzazione di eventi culturali, editoriali e musicali. Da sempre impegnata nel sociale – è stata anche volontaria in Africa- idea e crea “Ti preparo un caffé”, blog che vuole raccontare l’incontro con “il diverso” (da te). E’ la sua scommessa. Oggi é una giornalista pubblicista, autrice del libro Il sogno di Francesca che tratta il tema dell’adozione. 

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