La guerra alle porte d’Europa

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La guerra civile in Siria tra il governo di Bashar al-Assad e le varie fazioni di ribelli con il coinvolgimento dello Stato Islamico e di al-Qaeda – rappresentata nella zona da al-Nusra – ha causato milioni di sfollati. Oltre 13.5 milioni di persone hanno bisogno di aiuti umanitari, secondo le Nazioni Unite circa sei milioni di bambini hanno bisogno di assistenza di base. In cinque anni di conflitto è morto l’11,5% del totale della popolazione siriana pre-guerra. Il 45% della popolazione non ha un posto dove vivere; la speranza di vita alla nascita è oggi 55,3 anni, prima era oltre i 70 anni.

Nei giorni scorsi la strage degli ospedali è l’ultima tappa della distruzione di Aleppo, la città storicamente più tollerante della Siria e cuore economico del Paese. Il presidio ospedaliero diMSF bombardato dalle milizie di Damasco – dove è morto il pediatra Muhammad Waseem Maaz– e quello di Al Dbait, colpito dai ribelli jihadisti che hanno ucciso 19 persone sono solo alcuni esempi recenti. Le strutture sanitarie del Paese, in cinque anni di guerra, sono state ampiamente distrutte, si contano a decine di migliaia i feriti.

Il Segretario generale dell’Onu, Ban Ki Moon, ha sottolineato infatti che chi colpisce un ospedale commette un crimine di guerra. Andrebbe quindi ricordato che ospedali e centri medici sono stati colpiti in tempi recenti in vari conflitti in corso nel mondo: dalla Siria all’Afghanistan, dall’Iraq alloYemen al Sud Sudan. Sembra sia una strategia comune quella di distruggere le possibilità di soccorso alla popolazione. Annullare la dignità di vita colpendo civili, donne vecchi e bambini è il metodo sempre più usato per controllare il territorio, ma non solo. Impedire i soccorsi, stuprare le donne, annullando ogni forma di educazione scolastica o formazione professionale rende i superstiti perfetti ad essere plagiati e strumentalizzati per diventare loro stessi armi di distruzione. Il controllo di masse senza più capacità critica – che hanno perso ogni forma di dignità – è lo scopo principale dei potenti di turno. Il modo per avere sempre pronti, in ogni parte del mondo, attentatori suicidi od organizzatori di attentati verso il “nemico” che sia l’Occidente o l’avversario religioso o politico locale.

@uxilia in Siria da anni si adopera per contrastare questo fenomeno e non solo concede opportunità sanitarie, ma scolastiche e di formazione professionale. Ne sono esempi il centro medico sanitario di Al Khawari, quello di Maaret Alshelf, le attività scolastiche al campo di Atma, il progetto “Aurora in Siria” realizzato con la regione Friuli Venezia Giulia e l’Università di Triesteche ha formato donne e ragazzi per sviluppo imprenditoriale e gli altri progetti nella regione diIdlib grazie alla nostra sede ad Alatarb.

Ad Aleppo comunque ora serve una tregua, anche se le svariate parti sono poco disposte alla trattativa. Russia e Stati Uniti sembra abbiano però concluso l’ennesimo accordo per la cessazione delle ostilità in Siria anche nella provincia di Aleppo. Lo ha detto il dipartimento di Stato americano: il portavoce, Mark Toner, ha spiegato che è cruciale che la Russia raddoppi gli sforzi presso il presidente siriano Bashar al-Assad perché rispetti l’intesa, così come Washington farà la propria parte presso l’opposizione siriana. La cessazione delle ostilità ad Aleppodovrebbe essere un’estensione dell’accordo riguardante anche il Ghuta orientale, oltre che la provincia nord-occidentale di Latakia. In questa situazione d’incertezza è certo che l’Isis riprende fiato e che il giacimento di gas naturale di Shaer nei pressi di Palmira è sotto attacco. Scontri sono ancora in corso anche in Iraq, a nord di Mosul, dove i miliziani curdi Peshmerga, appoggiati dai raid aerei della coalizione internazionale a guida Usa hanno respinto un’offensiva lanciata dallo Stato islamico riprendendo il controllo della cittadina di Teleskof.

Bisogna renderci conto che un Medio Oriente sprofondato in una guerra decennale sarebbe una tragedia non soltanto per i paesi dell’area, ma anche per l’Europa. La piccola grande Europa, ad un passo dalla Siria, non può infatti restare indifferente a quanto accade a Damasco. Un accordo è vitale per il Vecchio Continente che vede proseguire costante il flusso di migranti e richiedenti asilo che bussa alla sua porta. Purtroppo proprio nella crisi Siriana l’Unione Europea ha mostrato la parte peggiore di sé, oscillando tra politiche tardive e costruzione di muri. Al contrario, unita, dovrebbe esprimere un unica politica estera perché un accordo di pace della regione sia al più presto raggiunto, e mantenuto. Intanto Staffan De Mistura, inviato per la Siria dell’Onu, prospetta un’ennesima crisi migratoria. “Se non ci sarà una tregua ad Aleppo, in Siria, 400 mila rifugiati potrebbero dirigersi verso la Turchia”.

Massimiliano Fanni Canelles è Responsabile CAD dell’Azienda Ospedaliera Universitaria di Udine; Docente in Cooperazione internazionale Università di Bologna UNIBO; Presidente di@uxilia Foundation twitter: @fannicanelles

La foto di copertina è di Abdalrhman Ismail/Reuters

Articolo pubblicato su L’argine

Massimiliano Fanni Canelles

Viceprimario al reparto di Accettazione ed Emergenza dell'Ospedale ¨Franz Tappeiner¨di Merano nella Südtiroler Sanitätsbetrieb – Azienda sanitaria dell'Alto Adige – da giugno 2019. Attualmente in prima linea nella gestione clinica e nell'organizzazione per l'emergenza Coronavirus. In particolare responsabile del reparto di infettivi e semi – intensiva del Pronto Soccorso dell'ospedale di Merano. 

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