Immaginazione e web in Men, Women and Children

L’immaginazione è ciò che muove i nostri desideri, il web invece ci aiuta a renderli reali: sono queste le considerazioni dello psichiatra Renzo Munaccini dopo la visione di Men, Women and Children, ultimo film della rassegna in corso all’Antoniano di Bologna dal 22 febbraio. In questo ultimo caso, la regia di Reitman ci mette a confronto con storie di adulti e adolescenti alle prese con problemi diversi in cui il conforto sembra avvenire sempre attraverso internet e mai con una comunicazione verbale.

Di Maria Grazia Sanna

Credits photo: irishtimes.com

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Immaginazione e desiderio sono questi gli elementi centrali del film di Jason Reitnam, “Men, Women and Children”, secondo il commento dello psichiatra Renzo Muraccini. “Internet è solo un altro modo di rappresentare il nostro teatro interno” – afferma l’esperto. Si incentra così su queste due tematiche la discussione dell’ultimo incontro della rassegna “gli adolescenti nel cinema” tenutasi lo scorso lunedì 21 marzo presso il cinema Antoniano di Bologna.

Dando prova di grande immaginazione, il film si apre proprio  con il racconto del lancio della navetta Voyager avvenuto il 5 settembre 1977. Questa, con destinazione sconosciuta, conteneva a bordo una serie di registrazioni sufficienti per coprire un arco di tempo di un milione di anni, permettendo così di dare un’occhiata al genere umano, in particolare alle vicende in un quartiere del Texas. La voce narrante di Emma Thompson, che si riferisce al mondo dei personaggi come un piccolo granello nell’universo, ci dà l’idea della dimensione ultra spaziale di vicende che appaiono naturali.

Il primo caso rappresentato è quello di Kent, padre di Tim che, insoddisfatto della sua vita sessuale, cerca un conforto nei siti di pornografia.Vedere quei video spinge il suo cervello ad avere continuamente bisogno di quel mezzo per avviare la sua immaginazione. È come se la mente non fosse più in grado di fantasticare. Un semplice svago diventa una dipendenza al punto da spingerlo a fare quelle stesse ricerche nel computer del figlio. Qui scopre che quel rito di passaggio tanto atteso era stato già vissuto da suo figlio grazie e tramite la rete. La colpa non è però da attribuire al computer, ma probabilmente all’incapacità del padre di essere presente e comunicare.

Renzo Munaccini spiega infatti che l’unica differenza tra l’adolescenza di ieri e quella di oggi è che le fantasie sono più facilmente realizzabili. I desideri rimangono identici e nel film sembrano persino legare adulti e bambini, rispettivamente caratterizzati da identità da aggiustare e identità da sviluppare.

La storia di Hannah, compagna di scuola di Tim, invece, è un esempio del parallelismo tra adolescenza della figlia e della madre: quest’ultima sembra voler ricreare una “ragazza specchio” che realizzi il suo sogno di recitare. Spinta da questa idea la madre non si rende conto che postare le foto della figlia su internet non solo sta strumentalizzando quel corpo ma sta estinguendo la sua carriera prima ancora che inizi. Inoltre l’unico rimedio che riesce a trovare è chiudere il sito così come il padre di Tim Mooney disinstalla il videogioco nel pc del ragazzo per evitare che i suoi amici virtuali scrivano ancora frasi inappropriate su sua ex moglie.

In ogni storia dunque l’immaginazione si trasforma in realtà in pochi secondi, mentre manca un dialogo di anche soli pochi minuti tra adulti e adolescenti. Problemi come anoressia e depressione messi in scena nel film si manifestano agli occhi dei genitori solo quando portano delle conseguenze.

D’altra parte l’ipercontrollo della madre di Brandy genera l’effetto opposto: mantiene sua figlia distante da molti rischi ma allo stesso tempo mette in pericolo la vita delle persone che la circondano.

Nelle figure adulte manca una consapevolezza del ruolo del genitore. Solo la coppia Brandy-Tim sembra generare fiducia nello spettatore. Il loro amore appare sincero e privo dei meccanismi di una sessualizzazione precoce o di una strumentalizzazione del corpo. Il sentimento che li lega salva Tim e aiuta il padre di Tim e la madre di Brandy ad aprire gli occhi e riconoscere i loro errori.

Detto ciò il film, alla luce dei commenti di Renzo Munaccini e del pubblico in sala, sembra voler dimostrare come in un’epoca in cui siamo tutti costantemente connessi con il resto del mondo, siamo in realtà continuamente distanti  proprio dalle persone che  stanno al nostro fianco e il web è solo uno dei mezzi che ci consola nella continua mancanza di un dialogo.

Maria Grazia Sanna

Nata a Sassari il 14/08/1991, attualmente studio Comunicazione pubblica e d'impresa a Bologna e scrivo per Social News cercando di trovare connubio tra teoria e pratica. Appassionata di viaggi, cultura e politiche, ricerco sempre nuovi stimoli nelle esperienze quotidiane e in quelle all'estero. Ho vissuto in Francia come tirocinante, in Belgio come studentessa Erasmus e a Londra come ragazza alla pari ma questo è solo l'inizio. 

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