Crowdfunding: una possibile soluzione alla crisi?

Il crowdfunding è uno strumento finanziario alternativo o complementare al finanziamento pubblico di beni e servizi collettivi?
Il civic crowdfunding mostra come la sostenibilità economica di un progetto di utilità sociale dipenda dal circolo virtuoso generato da un finanziamento bidirezionale top-down e bottom-up; nonché dalle forme di co-finanziamento tra pubblico, privato e società civile: espressione del principio di sussidiarietà orizzontale.

di Ilaria Maria Di Battista

 

E’ piuttosto comune riscontrare nel tessuto sociale italiano alcune perplessità sul crowdfunding, moderno canale di finanziamento che si sta facendo strada tra quei nuovi modi di lavorare e fare impresa racchiusi nell’espressione anglofona sharing economy. Personalmente credo che ci siano, come sempre, ragioni storiche e antropologiche in cui si radichino tali dubbi ed incertezze sociali.
Per quanto infatti l’Italia sia parte di un mondo globalizzante e globalizzato, essa non rinuncia facilmente alle proprie specificità con cui – ogni qual volta si tenta l’esportazione di un modello statunitense (in questo caso di finanziamento) – bisogna pur sempre fare i conti. Peraltro, vorrei semplicemente sollecitare una riflessione su quanto ogni fenomeno di glocalization possa rappresentare un’espressione di neocolonialismo nel momento in cui la dimensione global prende il sopravvento in un’ottica di dominio piuttosto che convergenza rispetto a quella local.

Non a caso l’Italia è caratterizzata da un forte senso di proprietà privata – accompagnato dalla scarsa tutela e conservazione del bene comune (realtà tanto più vera nel meridione) – che la contraddistingue ad esempio dai paesi scandinavi, esemplari per il radicato senso civico nonché di conservazione, tutela e sviluppo di tutti quei beni non esclusivi. Allo stesso tempo, però, la nostra nazione si distingue per quel modello di assistenzialismo che ci ha consentito di avere fino ad oggi scuola e sanità pubbliche. Queste, infatti, sono realtà che il modello progressista statunitense oggi tenta difficilmente di reinserire come promessa nel programma dell’attuale campagna elettorale che vede il tête-à-tête tra Donald Trump e Hillary Clinton.
La questione su cui ci si interroga è dunque la seguente: il crowdfunding è da considerare un canale di finanziamento alternativo o complementare a quello pubblico e può davvero essere risolutivo della situazione globale attuale?

Frequentemente esso è visto come una possibile via di finanziamento in risposta all’attuale crisi economica, seppure sia alquanto da sprovveduti considerarlo una chiave magica e risolutiva dell’intera crisi mondiale. crowdfunding-featured5Dopotutto, però, non avrà nemmeno tutti i torti il cittadino italiano medio e non evasore che, pagando le tasse, risponde sfiduciato del proprio paese: “cos’altro dovrei finanziare con il crowdfunding? Ci pensino le tasse a finanziare i beni o servizi che soddisfino i bisogni collettivi!”.
Tuttavia, una tale visione appare piuttosto riduttiva rispetto al concetto di interesse generale che muove la politica amministrativa. Questa espressione richiede infatti una più complessa ed articolata definizione, nel senso etimologico del termine. Dopotutto, anche l’allocazione delle risorse pubbliche non è questione semplice in un’arena politica in cui tanti, forse troppi, problemi sociali competono tra loro per guadagnare attenzione e finanziamento, a fronte di una crisi che rende perfino i fondi pubblici sempre più esigui rispetto alle necessità territoriali da soddisfare. Il nodo cruciale risiede ancora una volta nella dimensione economicistica del bene pubblico – per definizione né esclusivo né tanto meno rivale – quanto piuttosto bene economico: utile e limitato. È proprio a fronte di tali considerazioni che oggi si osserva come l’attuale linea politica ed economica, di matrice ultraliberista, provochi la progressiva deriva di beni pubblici e comuni verso quelli privati. Non sarebbe male, quindi, tentare di riflettere sull’insieme delle dinamiche che hanno comportato finora la progressiva erosione del pubblico, ma non credo sia questa la sede in cui affrontare il problema.

Piuttosto, ritengo sia utile interrogarsi su quali garanzie di servizi possano essere offerte oggigiorno dallo Stato e come garantire in modo equo e socialmente giusto i servizi essenziali alla persona. Ecco che torniamo al focus della questione: il ruolo del crowdfunding nella politica amministrativa.
Personalmente credo che quest’ultimo vada letto a fronte del principio di sussidiarietà orizzontale, espresso al terzo comma dell’articolo 118 della Costituzione italiana. Qui viene messo in evidenza il sostegno della PA a favore dell’autonoma iniziativa dei cittadini (singoli o associati) per lo svolgimento di attività di interesse generale.
In quest’ottica, pubblico e privato non si considerano realtà antitetiche, quanto piuttosto sistemi sociali complementari e convergenti. Unicamente in questo loro reciproco e progressivo avvicinamento si potrà infatti auspicare, a nostra veduta, il raggiungimento di un welfare sussidiario o della responsabilità, tanto efficace ed efficiente, quanto capace di rispondere ai bisogni della collettività, compiendo quella svolta trasformista dell’economia capitalistica in economia civile.

In fin dei conti, il principio di sussidiarietà non fa altro che aggiungere un “terzo spazio” al classico duopolio stato-mercato; a cui si interpone con l’obiettivo di completarlo ed equilibrarlo. Allo stesso modo il civic crowdfunding si sta delineando quale terza via, vocata a completare ed integrare il finanziamento statale con la filiera del fundraising grassroots tra i molteplici stakeholders in gioco.
crowdfundingimgSarà dunque questa convergenza, frutto di un’apertura reciproca tra dimensione macro e micro, a riequilibrare gli assetti dell’attuale crisi del sistema capitalista?

Come già anticipato, non crediamo sia la panacea, sebbene lo potrebbe diventare se non la si osservasse unicamente secondo un’ottica limitante, e per certi versi cieca, come quella economica. In effetti attraverso una simile prospettiva, che definisce il crowdfunding una semplice tecnica di finanziamento, si corre il rischio di circoscrivere un immenso potenziale creativo – frutto della comunicazione, dell’apertura e della negoziazione – ad ambienti tanto esecutivi quanto sterili: quelli quantistico-numerici. A nostro parere, invece, le vere potenzialità del “finanziamento dalla folla” risiedono nella rete relazionale, radicata in un senso condiviso, identitario e di appartenenza ad una community che unicamente la comunicazione potrà rendere partecipativa, collaborativa e attiva. Per questa ragione trovo il civic crowdfunding, quantomeno in linea generale, di maggior impatto rispetto al modello based-equity su più larga scala.

Quanto appena affermato trova la sua legittimazione nel ritenere la struttura relazionale (e non meramente connettiva e funzionalistica) la sola in grado di fare dell’elemento umano il fattore moltiplicatore di quell’intelligenza connettiva-collettiva, propria del capitale sociale, finalizzata alla sua crescita e non alla sua autodistruzione. In quest’ottica, sono proprio l’elemento umano e l’interesse per la sua tutela e cura ad assumere auspicabilmente la funzione di tessuto connettivo a sostegno di un dialogo ed una negoziazione fra i molteplici attori sociali del mercato, di qualsiasi natura essi siano. Questa appare una possibile via risolutiva all’attuale crisi economico-finanziaria, di carattere certamente più comunicativo-relazionale che quantistico, peraltro iper-complessa, come d’altronde ogni fenomeno che ha luogo in un’arena sociale impone.

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