L’abbraccio che ti aiuta

Antonio Irlando

L’autismo è un disturbo generalizzato che colpisce il normale sviluppo delle abilità sociali, comunicative e cognitive degli individui di età infantile. Può includere una serie di segni, sintomi o campanelli d’allarme caratteristici. Non sempre si manifestano tutti, e non sempre contemporaneamente. Tendere ad isolarsi, evitare il contatto visivo durante un dialogo, interagire preferibilmente con le cose piuttosto che con le persone rappresentano già dei tratti significativi. La difficoltà a mantenere l’attenzione per un certo periodo e a seguire i tradizionali metodi di insegnamento, come anche dimostrare un’apparente insensibilità al dolore, esprimere indifferenza verso i pericoli, focalizzare l’attenzione sui dettagli più che su tutto l’insieme si aggiungono spesso agli altri segnali. La comparsa, infine, di difficoltà in certe capacità motorie, la ripetizione frequente di parole o frasi, il possibile rifiuto a dare o ricevere gesti di amicizia, l’indifferenza all’affetto dei genitori diventano evidenze inequivocabili.

Segnalare questi disturbi da parte di genitori e insegnanti deve essere un atto tempestivo, poiché il danno derivante dall’attesa o dalla convinzione errata che i disturbi siano passeggeri è incalcolabile. La funzione terapeutica degli abbracci e delle coccole è alla base delle convinzioni e degli studi della ricercatrice siciliana Nuni Burgio, architetto, esperta in comunicazione ed immagine, da anni in giro per l’Italia con workshop e seminari sull’argomento. Lei stessa ha riconosciuto su di sé alcuni tratti dello spettro autistico. Nei suoi incontri ribadisce l’importanza degli stimoli genitoriali sullo sviluppo di questi ragazzi. La serenità nei rapporti è possibile partendo da gesti semplici e naturali, come abbracci, massaggi, carezze e, soprattutto, la loro ripetizione nella quotidianità. Rivolgendosi ai genitori dei bambini autistici, afferma: ”L’autismo riporta alla natura, costringe a mettersi in gioco ripartendo dai gesti più semplici, dagli stimoli più naturali, fondamentali per lo sviluppo del bambino”.

Altra grande studiosa del tema, anche lei affetta da autismo in età infantile, attualmente docente in Scienze animali all’Università del Colorado, è Temple Grandin, autrice del saggio “Gli animali ci rendono umani”. Racconta la sua straordinaria esperienza di bambina autistica e la sua smisurata attrazione verso gli animali, specialmente le mucche, che la portava a condividere con loro gran parte del suo tempo. Proprio durante questo tempo aveva osservato che le mucche, quando venivano strette tra grate metalliche per essere sottoposte alle vaccinazioni, riducevano visibilmente la loro irrequietezza. Da qui l’intuizione che questo rudimentale abbraccio poteva calmare gli attacchi di panico di cui lei stessa frequentemente soffriva. Questo si rivelò corretto. All’età di 18 anni, con due tavole di legno controllate da un cilindro ad aria compressa, costruì la prima “macchina degli abbracci”. Questa invenzione funzionò a meraviglia, rafforzando l’idea che la sua ricerca della felicità passava obbligatoriamente dall’affinità per gli animali e dallo studio delle loro abitudini. Secondo lei, “Le persone autistiche maturano una sensibilità non basata sulle parole, ma sul linguaggio sensoriale di suoni, odori, tatto, immagini“.

Ancora di abbracci ci racconta Fulvio Ervas nel libro “Se ti abbraccio non avere paura”, recente best-seller editoriale. Lo scrittore prova a condividere, in prima persona, la storia di Franco Antonello e di suo figlio Andrea, affetto da disturbo autistico dall’età di 3 anni. I due protagonisti decidono di affrontare insieme uno straordinario viaggio nelle Americhe, senza bussola e senza meta, in parte in sella ad una moto. Proprio durante il viaggio, il ragazzo mostra al padre la sua metamorfosi, la capacità di insegnare anche ad un genitore il senso della vita, quella che, attraverso la sua semplicità e la sua ingenuità, ritrova su una spiaggia di notte, nell’incontro con un altro ragazzo autistico, nel riempire uno zaino di cose utili alla sopravvivenza o nell’usare gli abbracci per dare un senso al rapporto tra due persone che desiderano conoscersi.

E di abbracci si parla nella lettera inviata a Papa Francesco, in occasione dell’VIII Giornata mondiale della consapevolezza dell’autismo, dai ragazzi della fondazione “Oltre il Labirinto Onlus”. Fondata nel 2009 a Treviso, l’associazione si occupa di assistenza alle persone autistiche. Durante l’udienza dedicata all’evento, il 2 aprile dello scorso anno, è stata consegnata al Santo Padre, nell’esclusiva versione total white, la “bici degli abbracci” o hugbike. Si tratta di un tandem sul quale il passeggero pedala, ma siede davanti a chi guida, come fosse a lui abbracciato. Queste bici sono adatte ai ragazzi autistici, i quali, spesso, non hanno la percezione del pericolo e tendono a distrarsi. Questo mezzo permette loro di muoversi in bicicletta correndo meno rischi e migliorando l’autostima, poiché essi sentono di essere davvero loro a guidare. Anche stavolta èun abbraccio a renderli migliori.

Antonio Irlando, Dirigente medico ASS4 e collaboratore di SocialNews.

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