Voci Migranti: incontrarsi oltre il muro

Giulia Reccardini

Le storie raccolte nel Cara risuonano contro i muri perimetrali entro i quali uomini, donne e bambini ospiti della struttura, pur godendo della possibilità di uscire nelle ore diurne, vivono i lunghi periodi di permanenza in un clima di noia e apatia generalizzata

“È la Guerra civile che mi ha costretto a scappare dal mio Paese, il Mali. Da qui è cominciato il mio lungo e faticoso viaggio. Sono arrivato in Niger, ad Agadez, e poi per raggiungere la Libia ho attraversato il deserto del Sahara. Per affrontare questo viaggio sono rimasto senza soldi, ho perso tutto quello che avevo. Gli uomini del deserto (ndr. trafficanti di uomini che organizzano le traversate nel deserto) mi hanno chiesto dei soldi prima di partire e poi di nuovo durante il viaggio. Ho dovuto pagarli due volte, sono stato costretto a farlo. Arrivati finalmente in Libia, io e i miei compagni di viaggio siamo stati presi dalla polizia e picchiati brutalmente. Poi ho incontrato un ragazzo del Mali che organizzava i viaggi verso l’Italia, mi ha aiutato lui ad imbarcarmi per andarmene dalla Libia. Sono così arrivato finalmente in Italia, e ringrazio Dio per avermi aiutato durante questo viaggio”.
Questa è una delle tante testimonianze raccolte durante la realizzazione del Progetto “Voci Migranti: incontrarsi oltre il muro”, promosso da @uxilia Onlus e finanziato dal Programma Europeo “Youth in Action 2013”.
In sei mesi di lavoro abbiamo ascoltato e rivissuto dolori e sventure di decine di rifugiati che hanno condiviso con noi frammenti del loro lungo viaggio e ricordi di una vita ormai passata. Le voci migranti sono le storie di vita degli ospiti del C.A.R.A. (Centro d’Accoglienza per Richiedenti Asilo) di Gradisca d’Isonzo (Gorizia), il muro è quello dell’ex caserma “U. Polonio”, che abbiamo varcato per fotografare una realtà che scorre lentamente, di sofferenza e silenzio, ma carica di aspettative e desideri di emancipazione.
La Regione Friuli Venezia Giulia ospita uno degli otto C.A.R.A. presenti sul territorio nazionale. Inaugurato nell’estate del 2008 negli spazi di un’ex caserma militare, la struttura di Gradisca di Isonzo può ospitare fino a 138 persone. Ad oggi le nazionalità prevalenti sono quelle afgana, irachena, pachistana e nigeriana. Gli uomini, le donne e i bambini ospiti della struttura, pur godendo della possibilità di uscire nelle ore diurne, vivono i lunghi periodi di permanenza nel centro in un “clima di noia e apatia” generalizzata, come denunciato da un rapporto di Medici Senza Frontiere (MSF) del Gennaio 2010.
Con “Voci Migranti” abbiamo deciso di dare visibilità alle esistenze di queste persone, ai loro diritti e bisogni, alle angosce che accompagnano il loro cammino quotidiano nell’incertezza e nell’attesa che venga loro riconosciuto lo status di rifugiato.
Le testimonianze di migrazione dei rifugiati sono state raccolte in forma anonima e trasmesse agli studenti del Collegio del Mondo Unito di Duino, i quali hanno trascritto, tradotto e assemblato le interviste e realizzato la veste grafica di cinque numeri mensili della e-letter “Voci Migranti”. Le storie hanno così raggiunto un bacino molto ampio di persone potendo contare sulla rete di diffusione del magazine SocialNews e delle pagine dei nostri social network.
La situazione di isolamento dei rifugiati ospiti della struttura di Gradisca d’Isonzo è ulteriormente aggravata dal fatto che il C.A.R.A. si trova ad alcuni chilometri dal centro abitato e mancano i trasporti pubblici per raggiungere il paese. Questo rende particolarmente difficile l’esercizio della libertà di movimento riconosciuta nelle ore diurne ed ostacola ogni possibile interazione tra i richiedenti asilo e la popolazione residente, alimentando la presenza di muri visibili ed invisibili tra “Noi” e “Loro”.
Il Progetto ha risposto quindi all’esigenza di creare uno spazio che favorisca l’incontro tra giovani coetanei appartenenti a culture differenti, educando al rispetto delle diversità e alla promozione di una cultura della tolleranza e dello scambio costruttivo.
La presenza del C.A.R.A. ci ha dato la possibilità di organizzare dei momenti di incontro tra gli ospiti del Centro e gli studenti delle scuole superiori delle province di Gorizia e Trieste, permettendo a questi ultimi di comprendere la complessità del fenomeno migratorio, nell’ottica di arricchire la loro formazione interculturale. Gli incontri si sono tenuti presso le Scuole Superiori “S. Pertini” di Monfalcone, “L. Einaudi” di Staranzano e presso il Collegio del Mondo Unito “World College of the Adriatic” di Duino. I giovani studenti coinvolti hanno avuto l’opportunità di mettersi alla prova come protagonisti di ascolto e mediazione, riuscendo così a comprendere da vicino le drammatiche dinamiche delle migrazioni forzate. Per i rifugiati del C.A.R.A. l’incontro nella scuola ha rappresentato invece una preziosa possibilità di relazionarsi con i propri coetanei, esternare ed elaborare i propri vissuti emotivi e contrastare frustrazioni e tensioni dettate dalla difficile condizione di emarginazione e solitudine in cui vivono all’interno del Centro.
La scuola rappresenta da sempre il luogo ideale per conoscersi e discutere democraticamente e deve fornire ai giovani gli strumenti necessari per poter affrontare le sfide di una società multiculturale e davvero inclusiva. Gli incontri organizzati hanno così favorito processi di empowerment, di sviluppo personale e collettivo finalizzato alla presa di coscienza di realtà diverse dalla propria e all’arricchimento delle competenze degli studenti.
In questo contesto, esperienze come quella di “Voci Migranti” diventano determinanti per arginare episodi di discriminazione e derive xenofobe, contribuendo a aprire una dimensione di confronto strutturato attraverso la quale interagire e superare pregiudizi e stereotipi dettati dalla mancata conoscenza dell’“Altro”.
A conclusione del Progetto, quattordici testimonianze di migrazione ed il reportage fotografico effettuato all’interno del Centro sono stati inseriti in un audio-libro. Il racconto della realtà del C.A.R.A. di Gradisca d’Isonzo si snoda così attraverso testimonianze, fotografie e voci: la parte audio del volume contiene difatti una selezione di alcune storie interpretate dalla compagnia teatrale ConsorzioScenico.
Ricordi, nostalgie e desideri di rivalsa rivivono in nuove espressioni visive e vocali che offrono una trama diversa delle migrazioni forzate e accendono i riflettori sulle ombre di un sistema d’accoglienza riflesso negli occhi di chi arriva.

Giulia Reccardini
Project Manager di @uxilia Onlus

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