Prima di tutto, il diritto alla salute

Marco Esposito

Tutelare la pelle dei cittadini che vivono nella Terra dei Fuochi, “respirandola” giorno dopo giorno, è un’emergenza inderogabile

A pensarla più malvagia, non ci si riuscirebbe: tagliare fondi alla Sanità nella Terra dei Fuochi con la motivazione che qui si muore prima. Proprio mentre servirebbe un maggiore impegno per la prevenzione, lo screening di massa e le cure, entra in vigore una riforma sanitaria scritta dal più perverso produttore di riforme degli ultimi anni. Nel 2014 va, infatti, a regime la riforma sanitaria escogitata dall’ex Ministro leghista Roberto Calderoli. Essa contiene almeno altrettanto veleno della legge elettorale definita dal suo stesso autore “una porcata”, poi ribattezzata, con un minimo di pudore, “Porcellum”.
La Sanità prevista da Calderoli è diabolica. Occulta la propria malvagità sin dal nome con il quale è denominata la riforma: “costi standard”. Perché una siringa – si è detto quando è stata presentata la legge – deve costare più in Sicilia che in Toscana? Già, perché? Nessuno, in Sicilia, come in Toscana, come in Campania difende gli sprechi. Tutti, quindi, hanno accolto con favore la novità dei costi standard. Solo che, una volta approvata la legge, si è scoperto che non si andava a controllare nessun costo, né della siringa, né della Tac, né del posto letto. Lo “standard” altro non era se non un medione del piè di lista di tre Regioni: Veneto, Emilia Romagna e Umbria. Da quel medione esce il valore unitario per l’assistito medio: 1.800 euro all’anno.
In un mondo normale, conoscendo il numero di abitanti di una Regione, si desumerebbe la dotazione sanitaria. Nel mondo perverso di Calderoli, invece, la popolazione va pesata in base ad un criterio satanico. Gli anziani di età superiore ai 75 anni pesano 2,844, mentre bambini, ragazzi e adulti di età inferiore ai 65 anni valgono meno di 1, con un minimo di 0,234 per la fascia di età compresa tra i 5 e i 14 anni. Dov’è il trucco? In termini relativi, gli anziani sono più numerosi al Nord ed i giovani più numerosi al Sud. Ecco che, con la popolazione pesata in base alla formula di Calderoli (la trovate al comma 7 dell’articolo 27 del decreto legislativo 68 del 2011) il Nord si ritrova più soldi non per premiare l’efficienza, ma per una semplice constatazione demografica. Approfonditi i calcoli, è come se per l’anagrafe sanitaria sparissero 481.000 Campani e spuntassero dal nulla 317.000 Piemontesi. E ogni persona, in più o in meno, porta in dote, o fa sparire, la quota standard dei 1.800 euro all’anno.
Queste regole saranno applicate per la prima volta nel 2014.
Perché sono una porcata? Perché è vero che gli anziani necessitano di maggiori bisogni sanitari, ma non diversamente da quanto accade a persone affette da gravi patologie, versanti in condizione di deprivazione sociale o residenti in aree gravate da particolari fattori di rischio, come Taranto e la Terra dei Fuochi. Pesare la popolazione su un solo parametro non è solo tecnicamente scorretto: rappresenta una vigliaccata ai danni dei più deboli. Purtroppo, proprio ciò che accade nella
Terra dei Fuochi lo dimostra. Se il parametro è l’anzianità, si arriva al paradosso che, in un territorio nel quale, a causa di determinate patologie, solo in pochi sopravvivono fino ai 75 anni, quel posto perde risorse sanitarie proprio perché ci sono un maggior numero di malati e di malattie mortali ed un numero minore di persone che raggiungono la vecchiaia.
La speranza di vita, in passato non troppo dissimile da quella nazionale, nelle province di Napoli e di Caserta è di due anni inferiore alla media: basterebbe tener conto di questo fattore per riequilibrare il parametro secco della pesatura per età.
Togliere soldi al sistema sanitario campano perché gli abitanti si ammalano e muoiono prima è il contrario di quanto farebbe un Paese civile, attento alle persone e non succube di egoismi territoriali.
Si dirà: al Sud, sovente, i soldi per la Sanità sono spesi male.
Vero. Ma, ragioniamo: se l’obiettivo è eliminare gli sprechi, il metodo da seguire è proprio quello dei costi standard, cioè verificare voce per voce la qualità della spesa e, quindi, la bontà del servizio erogato ai cittadini. In un modello che tende all’ideale, prima o poi lo spreco lo intercetti, lo elimini e muovi verso un sistema efficiente.
Un modello efficiente avrebbe migliorato la qualità del sistema sanitario al Sud, ma non avrebbe portato risparmi.
L’obiettivo del partito di Calderoli, invece, non è quello di eliminare gli sprechi in Sicilia, Calabria o Campania (anche perché quelle inefficienze determinano migrazioni di malati, i quali si curano al Nord a spese delle Regioni di residenza).
Il fine ultimo è quello di drenare risorse per i propri sistemi sanitari. Ed ecco che si mettono in un angolo i costi standard per introdurre una formuletta che non ha nulla a che fare con il miglioramento della sanità pubblica, ma intende esclusivamente spostare centinaia di milioni da una Regione all’altra con un clic.
Fermare il Porcellum sanitario di Calderoli è una battaglia di civiltà che va di pari passo con quella per tutelare la salute di chi vive e respira la Terra dei Fuochi. Calderoli ci ha già abbindolato con la legge elettorale. Non consentiamogli il bis sulla pelle dei nostri cittadini.

Marco Esposito
Già Assessore allo Sviluppo del Comune di Napoli

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