Il Sud Puzza

Giuseppe Aprile

Quello che accade nella Terra dei Fuochi è interessante; i cittadini intervengono su questioni che toccano i diritti primari comuni quali salute, sicurezza e lavoro, a dispetto di istituzioni colluse o assenti. Formano una rete attiva, informata, conscia dei diritti di cui pretendere il rispetto, attenta ai doveri di cui dar conto

giuseppe aprileLa fisica spiega che il mondo cambia lungo i margini: è una legge del nostro universo. E nelle periferie si costruisce il domani. Proprio nelle più devastate, perché lì ce n’è maggiore bisogno. La Terra dei Fuochi, per dire: periferia scelta dal potere economico, politico, con massoneria e crimine organizzato, quale discarica dei suoi veleni. Abbandonata da istituzioni inerti o complici. Gli abitanti della piana situata fra Vesuvio, Massico e area Domizio-Flegrea hanno riscoperto la politica, quella vera, che sorge dal basso e dai bisogni e che consiste nel mettersi insieme per risolvere problemi comuni. Sono stati accusati di essere camorristi, quei cittadini coraggiosi, perché protestavano contro le discariche abusive e proprio da intellettuali o istituzioni che tacevano sugli affari della camorra e, talvolta, li favorivano; sono stati accusati di protestare e basta, invece di denunciare, e proprio da chi si asteneva dal farlo, pretendendolo dagli altri, e tralasciava di dire che quei cittadini hanno presentato, per anni e a proprio rischio, migliaia di denunce, da cui sono scaturite decine di indagini della magistratura.
Quei cittadini hanno preso randellate, don Peppe Diana è stato ucciso, ma hanno costituito comitati
e associazioni che hanno generato altre e sempre più vaste forme di aggregazione sino ad imporre al potere di ascoltarli (dal Parlamento europeo a quello, per ultimo e recalcitrante, italiano; lo stesso che, con la Commissione contro le ecomafie e l’allora Ministro dell’Interno Giorgio Napolitano, mise il segreto sulle dichiarazioni del boss pentito che sciorinò, nel 1997, tutto quello che si finge di scoprire adesso).
Quello che accade nella Terra dei Fuochi è interessante, e molto, perché rappresenta il disegno di una nuova Italia che germoglia a Sud. Nel mio libro più recente, “Il Sud puzza. Storia di vergogna e d’orgoglio”, ho analizzato, con l’aiuto della geometria delle reti, giovane matematica che la sociologia applica anche alle organizzazioni umane e permette di “misurarle”, il proliferare di comitati e associazioni di cittadini tesi ad intervenire, anche a dispetto di istituzioni colluse o assenti, su questioni che toccano diritti primari comuni quali salute, sicurezza e lavoro. In meno di due anni si è stesa in quasi tutto il Sud una mappa di aggregazioni sul punto di comporre una “componente gigante”, una rete interamente connessa, a cui la sociologia assegna il nome di “comunità”. Nuova, attiva, informata, conscia dei diritti di cui pretendere il rispetto, attenta ai doveri di cui dar conto.
Non trovavo un nome soddisfacente per questi ricostruttori di sana comunità. A causa di un errore di trascrizione mi è capitato di coniarne uno, una parola inesistente: “Cancioli”. Ora indica i risanatori che muovono dalla periferia, dall’immondezzaio della Terra dei Fuochi.
Dal letame, diceva il maestro, nascono i fior.

Giuseppe Aprile
Giornalista e scrittore italiano. Autore del libro ‘Il Sud puzza’, Piemme Editore, 2013

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