Tango Bond e titoli Birs: vittoria da oltre 1 milione

Avevano raccolto una fortuna vendendo tovaglie in spiaggia, poi, malconsigliati, hanno perso tutto: ora riavranno oltre 1 milione di euro

Parma, 10 ottobre 2013 – Avevano raccolto una fortuna vendendo tovaglie in spiaggia per una vita, poi hanno affidato i risparmi alla Banca e li hanno visti svanire nel nulla. Oggi, dopo la vittoria in appello, riavranno oltre un milione di euro. Ancora una vittoria di Confconsumatori per una coppia di associati toscani che nel 1999 aveva acquistato obbligazioni argentine per 827.375,34 €, ed effettuato un’operazione d’investimento in titoli Birs da 167.606,44 €. La Corte d’appello di Firenze ha condannare l’Istituto di credito alla restituzione e al risarcimento dei danni, pari alle somme investite, oltre interessi e spese di lite, per la complessiva somma di 1.366.771,62 €, con la deduzione delle cedole incassate e dell’odierno valore dei bond argentini.

La coppia toscana, nel corso degli anni, aveva raccolto un ingente patrimonio, vendendo lenzuola, tovaglie e capi di abbigliamento sulle spiagge. Ingente patrimonio che avrebbe dovuto essere utilizzato per i figli ormai grandi. Ma, malamente consigliati da una filiale di un importante Istituto di credito, i coniugi avevano perso praticamente tutto e a nulla era servito rivolgersi ad un avvocato, perché la causa di primo grado davanti al Tribunale di Pistoia era finita con la loro soccombenza. A questo punto, perse praticamente le speranze, i due hanno contattato la sede di Confconsumatori. Da lì è iniziato il percorso che ha portato all’appello della prima pronuncia.

È così accaduto che la Corte d’appello di Firenze, a differenza del Tribunale che aveva respinto la domanda e condannato gli investitori alla rifusione delle spese, ha ritenuto, relativamente all’acquisto dei titoli argentini, la nullità degli ordini per difetto di forma a causa della mancanza del contratto generale d’investimento. Circa l’altra operazione, titoli Birs il giudice d’appello ha condannato l’Istituto al risarcimento del danno, corrispondente alla differenza tra capitale investito e l’importo riscosso, per essere mancate le necessarie informazioni su titoli pericolosissimi, in quanto incorporanti derivati.

«Un’altra sentenza decisivacommenta l’avv. Giovanni Franchi, legale Confconsumatori, che ha difeso in giudizio la coppia di investitori insieme all’avv. Piero Catelani – perché dimostra che le Corti d’appello sono pronte a correggere i molteplici errori commessi dai Tribunali in questa materia. Purtroppo spesso i risparmiatori non proseguono nel giudizio a causa delle ingentissime spese connesse ad una causa di questo tipo». Per quanto riguarda la decisione «É soprattutto importante – aggiunge l’avv. Franchi – che si sia tenuto conto, benché la circostanza non fosse stata dedotto in primo grado, della mancanza del contratto generale d’investimento, mancanza che, a dispetto dell’art. 23 TUF, può essere rilevata anche d’ufficio e in secondo grado, se prima non dedotta, quando il suo accertamento produca, come nella specie, effetti favorevoli al consumatore»

 

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