Lezione su i Promessi Sposi di Alessandro Manzoni

 

Copertina libro.

La trama: Il Manzoni scrive un romanzo storico ispirato dal celebre romanzo storico  “Ivanhoe” di Walter Scott. Si chiama romanzo storico, perché racconta una vicenda ambientata in un determinato periodo storico con episodi realmente accaduti in cui prendono parte alcuni personaggi reali e altri fantastici. Il Manzoni ambienta il suo romanzo nel Seicento per parlare indirettamente dell’oppressione che sta vivendo lui stesso nell’Ottocento, ma non può ambientarlo nella sua contemporaneità, perché questo comporterebbe una serie di rischi e condanne. Nel Settecento si ha l’oppressione degli Spagnoli e nell’Ottocento quella dei Tedeschi. In merito a questo tema si può leggere la poesia “Sant’Ambrogio” di G. Giusti, in cui viene narrata una celebrazione della festività del santo patrono di Milano, in cui il popolo oppressore prende parte alla festa e in un clima di preghiera sembra quasi assumere un aspetto umano e sensibili. In questo testo l’autore dice di aver incontrato il figlio di Alessandro Manzoni, che cita solo come “quel tale autore de i Promessi Sposi”.

Manzoni per dare prova di aver scritto un romanzo storico finge di aver trovato un antico manoscritto e lo trascrive nel suo romanzo come introduzione.

Scrive e riscrive il romanzo varie volte, perché  ossessionato dal voler scrivere in una lingua perfetta.

La prima stesura si intitola “Fermo e Lucia”. L’ultima viene soprannominata “ventisettana”, perché terminata nel 1827. Per scrivere questa versione, si dirige a Firenze, dove vi era il primato di parlare la lingua italiana perfetta. Perfezione, così, il lessico del suo romanzo, infatti, si dice che è andato a Firenze per “lavare i panni in Arno”, una metafora divenuta modo di dire, in cui vengono rievocate le donne quando andavano a lavare i panni sporchi nel fiume. Manzoni ha ripulito le forme sgrammaticate, la sintassi e il lessico.

Le tematiche importanti del romanzo: Manzoni era calvinista ed aveva sposato Enrichetta Blondel, calvinista anche lei. Un giorno, passeggiando per le vie di Milano si sono persi nella folla di gente. Lui soffriva di claustrofobia e di agorafobia, così, accusa un attacco di panico. Cerca rifugio in una chiesa dove ritrova la moglie. Entrambi vedono in quest’esperienza una salvezza voluta da Dio e si convertono al cristianesimo. Tutto il romanzo i “Promessi sposi” ha una forte valenza cristiana. Vengono affrontati due concetti importanti: 1. La “provvidenza” che è l’aiuto di Dio che interviene nella storia dell’uomo aiutandolo; 2. La “provvida sventura”, invece, è tutto un susseguirsi di sventure e di avvenimenti negativi permessi da Dio come prova per verificare la fede degli uomini e se queste prove vengono superate con fede il Signore premia con un lieto fine, come succede a Lucia. Un altro tema importante del romanzo è la divisione dei personaggi in oppressi e oppressori, che ben rispecchia la società di tutti i tempi.

Tra i vari personaggi vanno ricordati in particolare: 1. La monaca di Monza, Gertrude. Questo personaggio realmente esistito viene descritto da Manzoni come se fosse un personaggio del cinema in bianco e nero. La scelta stilistica di Manzoni serve a sottolineare la forte ambiguità di questa donna costretta dalla famiglia ad entrare in convento. Un destino tracciato fin dalla nascita, infatti da piccola le venivano date bambole vestite da suora. Manzoni la descrive con il viso bianco fasciato da un velo nero. Un incarnato pallido, come di chi soffre di qualcosa. Essendo una suora non dovrebbe avere i capelli lunghi, lei invece ha una ciocca di capelli che fuoriesce dal velo. Questo è un segno tangibile della sua vanità femminile, della mancanza di vocazione e del disprezzo verso la regola. Ancora, indossa un abito stretto alla vita e non largo, come prevede la regola, in questo modo lascia vedere le forme femminili e anche questo simboleggia vanità e disprezzo verso la regola del convento. Di lei sappiamo, nel corso della storia, che ha un amante, un certo Egidio, con cui pecca. Oltre questo sappiamo che maltratta le altre suore a cui impone punizioni turpi. Durante l’incontro con Lucia viene intenerita, perché questa ragazza semplice e religiosa è un personaggio inventato da Manzoni, una sorta di donna angelo, che ha la missione di convertire e avvicinare i peccatori a Dio. La monaca non maltratta Lucia e addirittura le permette di mettersi in salvo lasciandola scappare dal convento. Lucia arriva in convento, perché catturata dai bravi su richiesta dell’innominato che vuole sposarla anche se è promessa a Renzo; 2. Don Abbondio è il prete di una parrocchia e ha il compito di celebrare il matrimonio tra Renzo e Lucia. Anche lui non è entrato in convento per vocazione, ma solo per rifugiarsi in una vita sicura, senza dover lavorare o faticare. Infatti, il Manzoni di lui dice che “era un vaso di terracotta in mezzo a tanti vasi di ferro”, una metafora che indica la fragilità di quest’uomo e l’incapacità di vivere insieme agli altri. Il Manzoni lo descrive, per la prima volta, mentre cammina in una strada di campagna, ci vengono fornite, anche le connotazioni cronologiche con data e ora e luogo di dove si trova il personaggio. La sua descrizione ci mostra subito un personaggio timoroso, pigro, ambiguo. Tiene tra le mani un breviario, ma lo legge svogliatamente saltando parole e frasi, cammina guardando per terra, come chi ha mille pensieri terreni, mondani e non pensieri di Chiesa. Un religioso dovrebbe, invece, guardare il cielo per cercare lo sguardo di Dio. Mentre cammina vede un dipinto con figure di santi che lo intimoriscono, come per volerlo avvisare di quello che sta per accadere. Infatti, poco dopo incontra i bravi mandati dall’Innominato che lo minacciano di non celebrare il matrimonio con la celebre frase “questo matrimonio non s’ha da fare”.

di Tiziana Mazzaglia

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