Sacro GRA: Rosi presenta a Napoli il film vincitore del Leone d’oro a Venezia

Fonte: www.everyeye.it

Avrebbe voluto raggiungere la sala cinematografica a piedi, ieri sera Gianfranco Rosi, per l’anteprima napoletana, nell’ambito della rassegna “Venezia a Napoli-il cinema esteso”, del suo Sacro Gra vincitore del Leone d’oro alla 70esima Mostra internazionale d’arte cinematografica di Venezia 2013.

Forse, sicuramente, il regista (arrivato poi in taxi pensando di guadagnare tempo, “Roma e Napoli se la contendono per il traffico” – ha detto ai giornalisti) si sarebbe “perso” tra le vie di Partenope come si è “perso” negli ultimi tre anni lungo i 70 chilometri del Grande Raccordo Anulare, stando e restando nelle storie di persone comuni, di uomini e donne periferici, storie che ha trasformato in cinema del reale.

Il suo, è il primo documentario ad aggiudicarsi il prestigioso riconoscimento in Laguna.

Il film, scritto, diretto e fotografato dallo stesso Gianfranco Rosi, prodotto da Marco Visalberghi per doclab (in coproduzione con Carol Solive per la femme endormie  e con rai cinema), distribuito da officine ubu, ha una “struttura narrativa che fa pensare al cinema”.

“È nato – ha spiegato Rosi – da un’idea del paesaggista Nicolò Basetti che ha percorso a piedi i contorni dell’autostrada urbana più grande d’Italia. Dopo i tentennamenti iniziali ho deciso di aderire al progetto. Alcuni personaggi mi sono stati suggeriti da Nicolò, altri li ho trovati nel tempo, grazie al caso e alla necessità”.

E di persone (diventati personaggi solo dopo un lungo lavoro di avvicinamento, ci tiene a specificare il filmaker) ce ne sono tante in Sacro GRA che si apre con la scena di Francesco, il palmologo, che studia i punteruoli, micidiali parassiti delle palme, ne cattura i rumori mettendo in evidenza il loro lento ed inesorabile attacco alla natura.

Oppure ci si imbatte nel simpatico nobile piemontese decaduto che dialoga con la figlia, o ancora nel barelliere che trascorre un pezzo di esistenza sull’ambulanza a salvare vite umane (con una passione – ha raccontato il regista – davvero stupefacente), piuttosto che nel pescatore di anguille (che ammonisce i giornalisti ”questi dovrebbero studiare prima di scrivere”) o nelle prostitute transessuali.

Un racconto corale che punta la macchina da presa su di un’umanità, quella circostante l’autostrada urbana, variegata e numericamente in crescita, che vive ai margini, in luoghi dove rimbombano i rumori degli aerei e dei clacson delle macchine. Esistenze semplici raccontate senza pietismi nelle quali Rosi si è totalmente immerso.

“Volevo innamorarmi di questo luogo – ha detto ieri – ed è molto difficile innamorarsi di un’autostrada. Io non riesco a girare se non creo un rapporto molto forte con ciò di cui voglio parlare”.

“Il materiale era tanto – ha continuato – ma la scelta è stata quella della sottrazione, di raccontare il meno possibile il GRA”.

Infatti  nel docu-film non sai mai con esattezza dove sei. La realtà è quella delle persone che, in molti tratti, sembrano recitare e trasformarsi in personaggi.

E proprio una di queste persone-personaggi, Francesco, il palmologo, chiude, così come ha aperto, il documentario commentando con una serie di battute amare la scena dei punteruoli che devastano, mangiano, un grande tronco di palma. L’associazione alla situazione della nostra povera Italia, è immediata. E fa male. Tanto.

di Ornella Esposito

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